giovedì | 20 Giugno | 2024
Elisabetta Musso
Elisabetta Musso
Nasce a Palermo nel 1983. L’anno di Flashdance e Scarface, dei primi orologi Swatch e dei virus informatici. Ma sopratutto l’anno della hit “L’italiano” di Toto Cutugno. Avvocato di mestiere e gastronauta per vocazione, dopo la laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella del gusto. Ama follemente i libri, il vino, i cocktail, la musica e Miles Davis. Nel tempo libero adora bere, leggere, scrivere e ascoltare musica, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Crede nelle isole perché inventano il mare. Il suo motto: “Per certi versi, per altri bevi”. Gesù Cristo è il suo idolo e modello di riferimento per matrimoni, battesimi, lauree e barmitzwah.

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Mercato della Vucciria a Palermo: storia, cosa vedere e dove mangiare

La storia e le curiosità sullo storico Mercato della Vucciria di Palermo che oggi ha modificato la sua veste dopo essere stato uno dei più importanti e suggestivi della città

Elisabetta Musso
Elisabetta Musso
Nasce a Palermo nel 1983. L’anno di Flashdance e Scarface, dei primi orologi Swatch e dei virus informatici. Ma sopratutto l’anno della hit “L’italiano” di Toto Cutugno. Avvocato di mestiere e gastronauta per vocazione, dopo la laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella del gusto. Ama follemente i libri, il vino, i cocktail, la musica e Miles Davis. Nel tempo libero adora bere, leggere, scrivere e ascoltare musica, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Crede nelle isole perché inventano il mare. Il suo motto: “Per certi versi, per altri bevi”. Gesù Cristo è il suo idolo e modello di riferimento per matrimoni, battesimi, lauree e barmitzwah.

Il Mercato della Vucciria a Palermo, che si snoda tra via Roma e via Argenteria sino a piazza Garraffello, all’interno del mandamento Castellammare, è uno dei luoghi della città maggiormente ricchi di storia e cultura. Pesce, carne, frutta e verdura erano gli alimenti più venduti nelle sue bancarelle, una volta, quando il mercato era florido oltre ad essere uno dei punti di riferimento della vita economica cittadina. A partire dagli anni 2000, la Vucciria ha perso tanto della sua storica vivacità di mercato, ed è diventata meta della movida dei giovani, che si snoda tra piazza Garraffello e piazza Caracciolo, passando per via dei Chiavettieri. Ma nel suo passato c’è molto di più.

Il Mercato della Vucciria a Palermo: la storia

L’origine del nome del Mercato della Vucciria proviene dal lemma francese bucherie, ovvero macelleria. Durante l’epoca angioina infatti nel luogo si trovava un macello con le attività di vendita. A tal proposito, in quel periodo il mare lambiva la zona ed era quindi comodo buttare gli scarti della macellazione in acqua. Oggi comunque il collegamento immediato con la sua radice etimologica si è perso ed è quindi più frequente che la vuccirìa sia associata al rumore al frastuono con cui i commercianti cercano di vendere i propri prodotti sovrastando le voci dei commercianti vicini.

L’atmosfera del mercato è stata splendidamente rappresentata nel grande quadro “Vucciria” del maestro Renato Guttuso, opera attualmente esposta a palazzo Steri.

Vucciria di Guttuso - Be Sicily Mag
La “Vucciria” di Renato Guttuso

Mercato della Vucciria a Palermo, dove mangiare: i migliori locali street food

Anche al Mercato della Vucciria è ovviamente possibile gustare i classici dello street food locale.

  • A partire da Rocky Basile, il maestro del pane con la meusa: superlativo, succulento, gustoso, bagnato al punto giusto. La bancarella mobile fa la spola tra piazza Caracciolo e il Corso Vittorio Emanuele. La famiglia Basile prepara panini con la milza da tre generazioni e il buon Rocky racconta volentieri storie e aneddoti legati alla trazione e alla sua famiglia. 
  • Minà Gastronomia, conduzione familiare e gastronomia tipica palermitana: panelle, crocchè, caponata, sarde a beccafico e deliziosi primi. 
  • Da Jolly sosta obbligatoria per gustare stigghiola, involtini, mangia e bevi e involtini direttamente dalla griglia. 
  • Tappa obbligata in discesa Maccheronai 9 è la Taverna Azzurra di proprietà della famiglia Sutera, dove si vendono esclusivamente bevande alcoliche e analcoliche. 
  • Dadalia, imperdibile ristorantino che oltre a servire ottimi piatti anima con musica e un avvicendarsi di dj con la console sul banco ortofrutta che scatena una baraonda di turisti e di locals danzanti e festanti.
Mercato Vucciria panoramio 1 - Be Sicily Mag

Cosa vedere alla Vucciria di Palermo

Tanti anche i luoghi di cultura da visitare nei pressi del Mercato della Vucciria di Palermo.

  • Chiesa di San Domenico. Fu edificata a partire dal 1640 in uno stile barocco più sobrio e in linea con lo stile di vita degli appartenenti all’Ordine Domenicano. Numerose tele raffiguranti scorci di vita dei santi, Madonne con bambino, bassorilievi e pregiate acquasantiere arricchiscono le tre navate della Basilica. La maestosa facciata si erge sull’omonima piazza, arricchita da diverse nicchie e statue dei santi sui quali svetta la statua in stucco di San Domenico, opera probabilmente del grande Giacomo Serpotta. Dalla metà del diciannovesimo secolo, la Basilica accoglie il Pantheon degli Illustri di Sicilia. Numerosi personaggi di rilievo sono qui sepolti: l’abate Giovanni Meli, Francesco Crispi, Ruggero Settimo principe di Fitalia e Giovanni Falcone. 
  • Chiesa di Sant’Antonio Abate (o dell’Ecce Homo). Chiesa antichissima già esistente nel 1220, sorgeva al limite dell’antica città di Palermo. Nel tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti e modifiche preservando comunque il ricco patrimonio artistico, tra cui spicca l’altare del SS Sacramento di Antonio Gagini: un vero gioiello di arte marmorea che merita di essere osservato in ogni piccolo dettaglio. 
  • Genio del Garraffo. A metà della via Argenteria, si trova piazzetta del Garraffo, che custodisce la scultura marmorea raffigurante il Genio di Palermo, nume tutelare della città. L’opera realizzata in marmo di Carrara da Pietro de Bonitate fino al 2010 versava in stato di pesante degrado fino a quando, dietro diverse segnalazioni, nel corso della campagna “luoghi del cuore”, il FAI in collaborazione con il comune e supportato da Intesa Sanpaolo ha dato via al restauro, riconsegnando l’opera nel 2013. 
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