MARCO PETROLITO
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Telepylos, un’antica città sommersa al largo di Portopalo di Capo Passero? Lo scenario tra suggestione e dubbi

Fin quando non verranno condotte delle indagini archeologiche subacquee, l'ipotesi di trovare Telepylos, la leggendaria città dei Lestrigoni menzionata nell’Odissea di Omero, al largo di Portopalo di Capo Passero, va trattata secondo gli esperti con cautela

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Affascina e al tempo stesso divide gli esperti, e più in generale tutti gli studiosi, la possibile scoperta di un’antica città sommersa al largo di Portopalo di Capo Passero, nella zona sudorientale della Sicilia. Se da un lato, infatti, lo studio legato alla presunta scoperta sta suscitando grande interesse e curiosità, al tempo stesso, desta qualche perplessità legata ai dati geografici e geologici, ma anche al periodo a cui viene riferita la scoperta. L’ingegnere civile André Chaisson, specializzato nella realizzazione di mappe e carte topografiche, ha difatti individuato, attraverso l’analisi di una serie di mappe batimetriche, quella che sembrerebbe essere una struttura urbana risalente a 12 mila anni fa sommersa a circa 40 chilometri a sud-est della costa siracusana, ad una profondità di 135 metri. Un dato, quest’ultimo, che non convince del tutto altri esperti, in virtù dell’incompatibilità rilevata proprio tra la profondità ed il periodo in cui la costruzione della città viene riferita.

La “scoperta” dell’antica città sommersa al largo di Portopalo di Capo Passero

André Chaisson ipotizza che al largo di Portopalo di Capo Passero, sommersa, possa esserci Telepylos, la leggendaria città dei Lestrigoni menzionata nell’Odissea di Omero. Secondo le sue osservazioni, la città risalente al 10.000 a.C avrebbe una lunghezza di circa 18 chilometri e una larghezza di 4,5 chilometri, con caratteristiche che suggeriscono la presenza di un porto, di una grande struttura rettangolare e di un canale artificiale lungo oltre 50 chilometri e largo 500 metri. Anche in relazione alla grandezza stimata appare abbastanza difficile ipotizzare realmente l’esistenza di una città così moderna e sviluppata.

È importante sottolineare, comunque, che tutte le conclusioni tratte fin qui si basano esclusivamente sull’interpretazione di dati cartografici e non su prove dirette ottenute tramite dei rilevamenti subacquei. Anche per questo motivo la comunità scientifica mantiene ancora un atteggiamento piuttosto cauto sull’argomento. Gli elementi che lasciano degli interrogativi, in tal senso, sono numerosi.

Uno riguarda il periodo in cui questa città sarebbe esistita, che non consente una valutazione reale della profondità. Ciò non può non essere infatti correlato al fatto che l’ultima glaciazione sia iniziata 110 mila anni fa e abbia visto il suo “picco” 20 mila anni fa. L’unica pubblicazione che documenta un sollevamento dell’area di Cavagrande e degli Iblei, del resto, parla di 0,4 millimetri all’anno negli ultimi 400 mila anni. Senza considerare che difficilmente una civiltà, tantissimo tempo fa, avrebbe potuto dar vita a una città così estesa e sviluppata.

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La ricostruzione della città secondo lo studio di André Chaisson

Il parere di Fabio Portella

Fabio Portella, ricercatore siracusano nonché ispettore onorario della Soprintendenza del Mare, ha annunciato ad ogni modo l’intenzione di organizzare delle ispezioni nell’ambito di una spedizione subacquea, durante l’estate prossima, al fine di verificare l’effettiva presenza di strutture artificiali in quell’area. Tuttavia viene evidenziato, e non soltanto da lui, come la zona sia caratterizzata da formazioni naturali, come gradoni e scarpate, che potrebbero dare l’illusione di strutture artificiali. Dubbi che, dunque, anche un’immersione non fugherebbero completamente.

“È una bellissima suggestione che potrebbe trovare delle conferme grazie ad attrezzature subacquee dotate di sonar e telecamere, ma attualmente non ho molte aspettative. Siamo nei pressi della risalita della scarpata ibleo-maltese, un abisso profondo diversi chilometri nel quale in passato ho individuato dei relitti. Non resta che verificare”, così l’esperto ha commentato sui social la presunta scoperta di André Chaisson.

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In conclusione, la possibilità che il Mediterraneo custodisca resti di antiche civiltà sommerse era e resta comunque affascinante, oltre a trovare riscontro in altre scoperte, come quelle di Göbekli Tepe in Turchia o nelle rovine sommerse nel Golfo di Cambay in India. Tuttavia, come sostengono i più, fin quando non verranno condotte delle indagini archeologiche subacquee (che potrebbero essere anche lunghe), è prudente considerare queste ipotesi con una certa cautela.

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