La domanda ce la passiamo di anno in anno: la moda deve farci riflettere o farci sognare? È qualcosa su cui tutti ragioniamo, sia vittime del fashion che carnefici. Per noi del settore, e soprattutto per me che devo comprare in anticipo cercando di intercettare tendenze e desideri, è una domanda fondamentale e di solito, per orientarmi, più che alle passerelle guardo alla strada, a quello che succede intorno ai grandi appuntamenti del calendario della moda.
La strada molto spesso anticipa le passerelle, o riporta al confronto con la realtà quello che le collezioni dimenticano. Altre volte – e non poche – si esprime con maggiore creatività, libera dai vincoli commerciali che spesso ispirano o costringono gli stilisti.
Il ritorno alla normalità sulle passerelle
Ma quello che è successo in questo giro di fashion week dedicate alla donna mi ha colpito, perché mai come quest’anno, durante le sfilate di Milano e Parigi per il prossimo autunno-inverno, strada e passerelle hanno mandato lo stesso messaggio: abbiamo bisogno di normalità. Senza entrare nella spinosa questione di cosa voglia dire normalità, il desiderio esplicitato è quello di riportare gli abiti a una dimensione umana, a donne reali che vivono vite complicate, che non badano troppo all’acconciatura, che devono essere libere di correre da un posto all’altro, che sono molteplici nella loro espressione.
Da Chanel a Prada: quando la moda parla chiaro
Matthieu Blazy, il designer che ha disegnato una straordinaria collezione per Chanel, forse la più sorprendente, ha parlato di donne che escono la mattina, lavorano tutto il giorno e la sera vanno a un party senza passare da casa per cambiarsi e gli abiti devono accompagnarle nella fluidità di queste giornate nelle quali si passa da una situazione a un’altra senza ostacolare, comprimere o rallentare.
Miuccia Prada, guru della moda come strumento politico e di pensiero, dopo la sfilata di Miu Miu che ha visto in passerella modelle di ogni età e forma fisica, ha detto una cosa bellissima: “Abbiamo bisogno di ricordarci quanto siamo piccoli rispetto all’universo”. E lei stessa con Raf Simons alla sfilata di Prada ha fatto sfilare le modelle non sempre giovanissime e con i capelli pettinati e acconciati come quelli di una donna che esce da casa la mattina nella la vita di ogni giorno.
Il nuovo lusso quotidiano
In giro a Parigi e Milano in attesa delle sfilate, l’eccentrismo di qualche anno fa, quell’esasperato bisogno di essere eclatanti per essere visti, si è attenuato. È cambiato anche l’intrattenimento, meno feste e più presentazioni, quando si entra in uno showroom non è più il tempo dello champagne, ma dell’acqua aromatizzata con la menta e il limone, del succo, della macedonia, di tutto quello che fa pensare a un bell’essere legato al benessere.
Non è un caso che le star del momento non siano solo attrici e attori, ma i campioni dello sport, del tennis su tutti. E che i brand che fino a ieri si esprimevano soltanto con tute e sneakers oggi propongano collezioni in cui l’attitudine alla comodità e alla performance fisica si coniuga con una proposta di collezioni da indossare tutto il giorno senza rinunciare all’eleganza.
Il sogno resta, cambia la forma
È moda, ha a che fare con il sogno, deve proiettarci in una dimensione di miglioramento. In fondo ci vestiamo per assomigliare a chi vogliamo essere. Ogni giorno non si tratta solo di coprirci, ma di scegliere come vogliamo relazionarci agli altri. Ed è per questo che nella proposta degli stilisti questa ambizione deve essere spinta all’ennesima potenza.
Ma è moda anche e soprattutto quando il sogno scaturisce dalle esperienze della realtà che tutti e tutte viviamo, allora la moda acquisisce un potere quasi psicoanalitico.
E in questo momento in cui il mondo è in fiamme e le nostre certezze sono saltate per aria insieme agli equilibri internazionali, è stupefacente vedere come l’allineamento sia perfetto: sogniamo la normalità.
E la moda lo urla forte.



















