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Un piano per salvare la Parnassius apollo siciliae, farfalla simbolo delle Madonie

A Petralia Sottana un tavolo tecnico dell’Ente Parco delle Madonie ha avviato nuove azioni per la tutela della farfalla endemica

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Un incontro tecnico nella sede dell’Ente Parco delle Madonie, a Palazzo Pucci Martinez di Petralia Sottana, ha riunito studiosi ed esperti con l’obiettivo di salvare la Parnassius apollo siciliae, sottospecie endemica di farfalla presente soltanto nelle aree sommitali del massiccio madonita. La riunione è servita a verificare le condizioni attuali della popolazione e a impostare misure condivise contro il suo progressivo arretramento. La specie viene infatti considerata uno dei più rilevanti relitti glaciali della fauna siciliana ed è a rischio.

Le caratteristiche della Parnassius apollo siciliae

Per caratteristiche ecologiche e per la sua presenza molto limitata, la farfalla Parnassius apollo siciliae ha un rilievo scientifico particolare ed è indicata come segnale della qualità degli ecosistemi montani mediterranei. Il presidente dell’Ente Parco delle Madonie, Giuseppe Ferrarello, ha richiamato la necessità di un lavoro comune tra competenze diverse. “La Parnassius apollo siciliae è uno dei simboli della biodiversità delle Madonie e la sua tutela richiede un approccio scientifico condiviso, capace di intervenire sia sulla specie sia sul suo habitat. Per questo abbiamo voluto riunire attorno allo stesso tavolo le migliori competenze disponibili”.

Al tavolo, coordinato dallo stesso Ferrarello, hanno partecipato Antonio Spinnato, zoologo dell’Ente Parco delle Madonie, lo zoologo Bruno Massa, i lepidotterologi Marcello Romano e Amedeo Falci, il fotografo e divulgatore Matteo Orlando e il botanico Rosario Schicchi, collegato da remoto. Il confronto tra profili differenti ha permesso di esaminare sia gli aspetti biologici della sottospecie sia le criticità che riguardano l’ambiente in cui vive. Ferrarello ha anche accostato il valore di questa farfalla, per la fauna, a quello dell’Abies nebrodensis per la flora.

Il monitoraggio e i segnali di contrazione della specie

Dal monitoraggio sono emersi elementi che richiedono attenzione. “I dati raccolti – spiega Antonio Spinnato – evidenziano una situazione che richiede particolare attenzione. In alcune aree storicamente occupate dalla specie non sono stati osservati individui durante lo sfarfallamento, mentre piccoli nuclei sopravvivono ancora in zone circoscritte. È quindi fondamentale proseguire il monitoraggio e approfondire le cause di questa contrazione”. Il quadro descritto indica quindi una presenza ormai ridotta in porzioni limitate dell’area d’alta quota.

Tra le cause principali del calo della popolazione viene indicata la diminuzione delle specie vegetali necessarie al ciclo biologico della Parnassius apollo siciliae. Nella fase larvale la sottospecie dipende infatti da alcune piante del genere Sedum, mentre gli adulti si alimentano con il nettare di diverse essenze tipiche della flora montana d’alta quota. La riduzione di queste risorse è collegata soprattutto alla forte pressione del pascolo esercitata dagli ungulati selvatici, con un riferimento specifico al daino.

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Il piano

Nel corso della riunione è stata ribadita la linea di un’azione integrata, nella quale la protezione della farfalla proceda insieme al recupero e alla tutela del suo habitat. Nelle prossime settimane sono previsti nuovi sopralluoghi nelle zone sommitali del Parco per programmare altre attività di monitoraggio e individuare gli interventi ritenuti più efficaci. Tra le misure in esame figurano aree sperimentali protette con recinzioni temporanee e un rafforzamento della gestione della popolazione di daini secondo criteri compatibili con gli equilibri ecologici dell’area protetta.

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