Dopo il Taormina Film Festival, in cui ha presentato il suo film dal titolo “Il giudice e il boss”, Pasquale Scimeca, noto regista siciliano con quasi 40 anni di carriera alle spalle, ha ricevuto il riconoscimento “Pietro Germi” durante la prima serata del Castelbuono Film Festival, kermesse dedicata al cinema siciliano e giunta alla seconda edizione.
Pasquale Scimeca al Castelbuono Film Festival: l’intervento
Molto toccante l’intervento di Pasquale Scimeca al Castelbuono Film Festival, ascoltato e applaudito dalla platea. Il regista, al folto pubblico presente al chiostro di San Francesco, ha spiegato quanto sia importante, ma soprattutto fondamentale, raccontare le storie di chi ha perso la vita negli anni in cui Cosa Nostra metteva in atto le stragi. Un periodo terribile per la Sicilia, in cui vennero spezzate le vite di tanti uomini valorosi dello stato, ma anche semplici cittadini. Il cinema, ha sottolineato, in questo ha un ruolo cardine. Narrare e ricordare queste persone, affinché il ricordo non svanisca, e resti sempre viva la loro memoria.
“Boris Giuliano, Lenin Mancuno, Cesare Terranova – spiega il regista Pasquale Scimeca a BE Sicily Mag – rappresentano la via di mezzo. Quello di cui non si parla quasi mai rispetto alla lotta alla mafia. Ci sono quelli che hanno iniziato il processo a Cosa Nostra, che hanno insegnato, anche a chi sarebbe venuto dopo, come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e i poliziotti uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. Poi Ninni Cassarà, Calogero Zucchetto. Coloro che hanno insegnato il mestiere, la metodologia. Loro erano servitori dello Stato e sono morti per questo. Ma sono morti prima di tutto per noi. Perché combattere la mafia in quegli anni significava rischiare di morire, come è accaduto”.
Da qui la volontà di raccontare queste storie su pellicola. “È questo il motivo per cui ho fatto questo film sul giudice Terranova, su Mancuso e mi piacerebbe farlo su quelli che sono venuti dopo, perché noi abbiamo il dovere di ricordarci di queste persone. Dobbiamo trasferire la loro vita alle nuove generazioni per fargli capire che il senso della giustizia è importante per fare capire che non sono i mafiosi gli eroi da seguire. Sono questi ragazzi, questi poliziotti, questi magistrati che sono i nostri eroi perché non è vero che la mafia è stata sconfitta. Non spara più ma è più viva che mai”, ha sottolineato.
“Il cinema in questo aiuta perché è un modo per raccontare per costruire le epopee ed è attraverso le epopee che si costruiscono i miti, i punti di riferimento. Le mafie sono presenti nel nostro mondo e quindi dobbiamo combatterle. I poliziotti e i magistrati attraverso i loro strumenti. Noi che siamo intellettuali – ha concluso – abbiamo il potere, diciamo così, di costruire storie, di farle vedere agli altri. Attraverso il nostro cinema con l’attivismo e le inchieste”.




















