Salvo Stuto
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Per lavoro parlo e scrivo "assai". Su BE SicilyMag racconto la sicilianitudine in tutte le sue sfaccettature. Redattore del Quotidiano di Sicilia, prima Servizio Pubblico di Michele Santoro. Ho collaborato con Pagella Politica. Classe 1998, laureato in Giornalismo.

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Sant’Agrippina, grande festa a Mineo: la storia della patrona e la tradizione

Da secoli, a Mineo, per rinnovare la propria fede, le ultime due domeniche di agosto, la popolazione celebra la patrona, Sant'Agrippina

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Agrippina, dal latino Agrippa: “dapprima con i piedi”. Scalzi, come quelli dei devoti per il pellegrinaggio dei nudi oppure come quelli della Santa raffigurati nel simulacro mentre schiacciano la testa di Satana. A Mineo, paese in provincia di Catania di cui è protettrice e patrona, il culto di Sant’Agrippina ha origine antichissime e si è rinnovato vigorosamente anche quest’anno.

La storia di Sant’Agrippina

La vergine nacque a Roma in una famiglia cristiana nel 243 d.C. e, all’età di soli 15 anni, subì il martirio, sotto l’imperatore Valeriano. Le storie attorno alla sua vita e alla traslazione del corpo di Santa Agrippina a Mineo sono numerose. Secondo alcune fonti, fu arrestata e sottoposta a processo e tortura a causa della sua fede incrollabile, fino alla condanna a morte del 23 giugno del 258 d. C. È proprio in questa data che la ricorda il Calendario liturgico delle Chiese di Sicilia, così come il Martirologio Romano del 1584.

Dopo il martirio la Santa fu dapprima sepolta in un cimitero di Roma: secondo alcuni nella necropoli ostiense presso la basilica di San Paolo fuori le mura, mentre secondo altri nelle catacombe di Priscilla. Successivamente, secondo fonti agiografiche, il corpo della venne portato a Mineo, in Sicilia, da tre donne: Bassa, sorella di Agrippina, Paola e Agatonica, per poi essere accolto nella casa di una donna di nome Eupressia. Qui la tradizione cristiana racconta di una miracolosa guarigione della figlia di quest’ultima, che così fece costruire una piccola chiesa nei pressi della sua dimora.

Si racconta anche che le spoglie di Agrippina sarebbero dovute essere traslate in Nord Africa, ma che dopo una sosta nella costa di Agrigento furono venerate dal vescovo Gregorio per poi giungere nella città di Mineo. Nel Sinassario dei Santi della Magna Grecia si legge che: “Bassa, Paola e Agatonica poi presero di nascosto il corpo della Martire e, dopo un lungo viaggio, per mari e per monti, arrivarono in Sicilia dove lo deposero. Subito l’Isola fu liberata dall’inganno dell’idolatria e dai demoni. E, quando gli Agareni cercarono di assalire il castello, dove si trovavano le sue reliquie, furono subito messi in fuga. Da allora sino ad oggi, i lebbrosi che si avvicinano alle sue reliquie vengono guariti così come anche tutti coloro che sono ammalati ritrovano la salute per la sua intercessione”.

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La statua di Sant’Agrippina

La festa di Sant’Agrippina, patrona di Mineo

Così, da secoli, a Mineo, per rinnovare la propria fede, le ultime due domeniche di agosto, la popolazione riempie le strade, onorando la patrona. Una settimana di festa in cui la devozione si esprime attraverso modi diversi. Dal pellegrinaggio più conosciuto dei “nudi” fino all’omaggio del grano alla patrona con il corteo di cavalli e carretti siciliani, per poi concludere i festeggiamenti solenni con l’Ottava della festa. La tradizione, infatti, prevede il giro del simulacro di Santa Agrippina per le vie del paese, portato a spalla dai devoti e accompagnato in processione dalle autorità religiose, civili e militari. A spiccare sono due colori: il rosso e il giallo. Quelli della statua in legno policromo della santa del 1518, realizzata da Vincenzo Archifel.

Il rito è sempre lo stesso e rileggendo Giuseppe Bonaviri, sembra di vedere una fotografia il cui tempo ne ha fatto sbiadire solo i colori ma non le azioni né l’amore dei fedeli nei confronti di Sant’Arpina: “La chiesa è aperta, brulica di gente e puzza di cera liquida e di sudore acre. (…) La chiesa s’apre ai nostri occhi, cupa, con un triangolo di candele accese sull’altare e i pilastri che si oscurano d’un vapore verdognolo che esala dalla carne e dai ceri. Trainato dai fedeli, il simulacro percorre con un leggero oscillio e con una lentezza maestosa tutta la chiesa, fermandosi sotto gli archi del portone. La Santa ha il petto ripieno d’anelli, d’orologi e di bracciali che si sono accumulati negli anni e che scintillano alla luce di due lampade concave ad acetilene. In una mano ha un castello in miniatura e sotto i piedi scuri la testa sghignazzante di Satana. (…) I villani, dopo un momento di incertezza e di stupore, scoppiano in un urlo che scuote l’aria: Viva la nostra patrona Sant’Agrippina! Viva!“.

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