Sono trascorsi 33 anni dal giorno in cui Libero Grassi è stato barbaramente ucciso dalla mafia. È per questo motivo che in queste ore la Sicilia e l’Italia intera stanno commemorando la figura dell’imprenditore, che ha lottato contro il pizzo, lasciando un segno nella storia della sua terra. “Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità di imprenditore”, disse.
Libero Grassi, il ricordo a Palermo a 33 anni dall’assassinio

Libero Grassi, l’imprenditore simbolo della Sicilia ostile alla mafia, è stato ricordato stamani a Palermo dove, come ogni anno, i figli Davide e Alice Grassi, insieme al nipote Alfredo, hanno verniciato di rosso il luogo, in via Alfieri, dove venne trovato il suo cadavere. È stato inoltre affisso un manifesto, nel quale si legge: “Il 29 agosto 1991 qui è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato”.
“Le persone che sono qua questa mattina ricordano mio nonno Libero Grassi, il resto della città difficile dirlo. Penso che sia responsabilità di chi conserva questa memoria avvicinarsi al resto della società. Per questo io quando posso vado nelle scuole a raccontare chi era mio nonno e qual è stato il suo impegno”, ha affermato il nipote Alfredo Chiodi come riportato da Ansa. “Ogni anno conto i buoni di questa città e che vengono e continuano a venire, vedo tanti amici e mi fa piacere. Io ogni giorno ricordo il dolore di questa vicenda”, ha aggiunto la figlia Alice Grassi.

Il Ministro Matteo Piantedosi ricorda Libero Grassi
“Colpirono l’uomo, nel vano tentativo di sconfiggere quel movimento di resistenza morale e culturale che tra i suoi protagonisti aveva proprio l’imprenditore siciliano e il suo fermo rifiuto di sottomettersi alle logiche della criminalità organizzata”, così il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in una nota, ha voluto ricordare uno dei più celebri esponenti siciliani della lotta a Cosa Nostra. “Non riuscirono a scalfire la forza del suo straordinario esempio che, ancor oggi, continua a ispirare il coraggio e le azioni di chi combatte a viso aperto ogni forma di violenza e prevaricazione. Onorare la memoria di Libero Grassi e l’eredità che ci ha lasciato – ha continuato – significa non solo ricordare la sua battaglia contro la mafia, ma farla nostra, trasmetterla alle nuove generazioni e combatterla ogni giorno, insieme cittadini e Istituzioni, per riaffermare i valori di legalità e giustizia”.
Chi era Libero Grassi e l’omicidio
Nato a Catania, da una famiglia dichiaratamente antifascista e avversa al regime di Benito Mussolini, Libero Grassi si trasferì a Palermo all’età di 8 anni, città nella quale coltivò fin da giovane il suo interesse per la politica. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, entrò però in seminario. Non per una vocazione religiosa ma per il rifiuto di combattere al fianco di fascisti e nazisti. Ne uscì dopo la liberazione, tornando a studiare e laureandosi in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo.
Nonostante il suo desiderio di intraprendere la carriera da diplomatico Libero Grassi decise di diventare commerciante e di dedicarsi in particolare all’attività paterna. È proprio su quest’ultima che presto puntò gli occhi Cosa Nostra, che con le minacce cercò di estorcere denaro all’imprenditore, senza mai riuscirci. L’imprenditore, infatti, si oppose strenuamente al pizzo, denunciando pubblicamente le violenze subite e collaborando con la polizia per individuare i suoi estorsori, ma rifiutando l’offerta di ottenere una scorta personale. Il coraggio dell’imprenditore portò all’arresto dei fratelli Antonino e Gaetano Avitabile, esponenti del clan Madonia di Resuttana, catturati il 19 marzo 1991 insieme a un complice.
Non bastò tuttavia a salvare la vita di Libero Grassi, che venne ucciso alle 7.30 del mattino del 29 agosto 1991, mentre, come ogni mattina, si recava al lavoro nell’azienda tessile Sigma di Palermo. L’omicidio fu compiuto con quattro colpi di pistola. Ai funerali partecipò una grande folla. Tra i presenti anche il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Il figlio Davide Grassi sorprese tutti, alzando le dita in segno di vittoria mentre portava la bara del padre. Fu un presagio, perché qualche mese dopo venne varato il decreto che avrebbe portato all’entrata in vigore legge anti-racket 172, che istituì anche un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Anche la vedova Pina Maisano Grassi, nonostante continue minacce e intimidazioni, ha portato avanti fino alla morte la lotta per la legalità in nome del marito, all’interno delle istituzioni e al fianco della società civile insieme alle tante associazioni nate per la medesima causa in tutta Italia.





















