Oggi, 3 ottobre, Rosario Livatino avrebbe compiuto 72 anni. Il magistrato palermitano Rosario Livatino tuttavia è stato assassinato dalla Stidda, organizzazione di stampo mafioso, nel settembre del 1990. È da allora che è divenuto un simbolo della lotta alla criminalità, ma non solo. Il 9 maggio 2021, infatti, è stato proclamato beato nella cattedrale di Agrigento, in virtù della profonda fede che lo contraddiceva. Il suo martirio, come sottolineato da Papa Francesco, rappresenta un esempio luminoso di coerenza tra fede cristiana e vita professionale. La sua memoria viene onorata il 29 ottobre, anniversario della sua Cresima.
La carriera e l’impegno contro la mafia di Rosario Livatino
Rosario Livatino è cresciuto in una famiglia devota, con il padre Vincenzo impiegato nell’esattoria comunale e la madre Rosalia Corbo. Dopo aver frequentato il liceo classico Ugo Foscolo di Canicattì, si è laureato con lode in giurisprudenza all’Università di Palermo nel 1975, avviando così una carriera che lo porterà ad affrontare le sfide più delicate della giustizia italiana.
Dal 1979 al 1989, lavora come sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, distinguendosi nelle indagini contro la mafia e la criminalità organizzata, nonché nei primi casi di “Tangentopoli siciliana“. La sua attività si intensifica ulteriormente dal 1989 al 1990, quando diventa giudice nella sezione penale dello stesso tribunale, dedicandosi con particolare attenzione alle misure preventive, comprese quelle patrimoniali.
Il suo impegno nel campo della giustizia viene tragicamente interrotto il 21 settembre 1990, quando viene assassinato dalla mafia mentre si reca al lavoro lungo la strada statale 640.

La fede
Profondamente credente, Rosario Livatino vedeva nella sua attività di magistrato una forma di servizio a Dio. In una conferenza del 1986, dichiarò che il diritto e la fede erano strettamente legati e che la giustizia doveva essere applicata con spirito di carità e umanità. Nella sua agenda, alla data del 18 luglio 1978, scriveva: “Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento…”. Questo motto, “Sub tutela Dei” (S.T.D.), sottolineava la sua costante richiesta di protezione divina nel suo operato quotidiano.

Rosario Livatino è dunque tuttora un esempio di integrità e fede. Il suo sacrificio rappresenta un richiamo all’impegno civile e morale. Non solo un modello per i magistrati, ma per chiunque operi quotidianamente nel campo della giustizia.





















