Bernardina Rago ha presentato venerdì 25 ottobre a Palazzo Lanza Tomasi di Palermo il libro “Il Gattopardo a guardia del Muro”, edito da Feltrinelli. La scelta della location non è casuale: nel cuore della Kalsa e del centro storico, nell’ultima dimora di Giuseppe, duca di Palma e principe di Lampedusa. In dialogo con lo storico Salvatore Savoia, l’autrice ha accompagnato il pubblico attraverso un viaggio lungo i decenni, con tanto di immagini d’epoca, ricostruendo la pubblicazione de “Il Gattopardo” nella Repubblica Democratica Tedesca. Di certo, un episodio tanto interessante e significativo quanto poco conosciuto nella storia della letteratura del secolo scorso.
“Il Gattopardo a guardia del Muro” di Bernardina Rago: il contesto
“Il Gattopardo a guardia del Muro” è, in primis, la ricostruzione entusiasmante di un preciso periodo storico. È il 1960, le due Germanie da tempo sono divise e il regime socialista della DDR ormai in procinto di costruire il Muro di Berlino, triste icona della Guerra Fredda che avrebbe diviso il mondo in due blocchi ideologici fino al 1989, anno della caduta. Da un lato, la parte liberale guidata dagli Stati Uniti e, dall’altro, quella comunista sotto l’egemonia dell’Unione Sovietica.
In un simile scenario, la vita culturale della Germania orientale era sottoposta a restrizioni fortissime. La costruzione del Muro, eretto nel 1961 per frenare le fughe a Ovest dei cittadini di Berlino Est, rappresentò una limitazione senza precedenti per le poche organizzazioni che si opponevano alla politica del governo, tanto che le azioni di resistenza furono nella stragrande maggioranza dei casi affidate ai singoli.
Era difficile immaginare, in un contesto di dure repressioni da parte delle autorità, che un libro potesse infrangere una così dura condizione di privazione della libertà e diritti soffocati, in cui persino la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica era messa in discussione: basti pensare alla chiusura di una radio illegale a Berlino, avvenuta nel 1968.
Il libro, però, non era un’opera qualsiasi, ma uno dei maggiori capolavori della letteratura italiana del Novecento: “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, magistrale racconto del declino borbonico attraverso le vicende di una famiglia della più alta aristocrazia siciliana, sul viale del tramonto nel periodo storico del trapasso di regime, durante il Risorgimento italiano. Opera destinata a diventare anche una delle pellicole di maggior successo nella storia della settima arte, con l’omonimo film diretto nel 1963 da Luchino Visconti.
Il valore de “Il Gattopardo”
Malgrado i ferrei controlli a cui la Germania orientale era sottoposta anche nell’ambito culturale, la forza de “Il Gattopardo” – capace di traslare tutti i contesti storici, politici, sociali e psicologici, diventando la potente metafora di un’umanità alla deriva, tra isolamento, distacco e resistenza al cambiamento – riuscì non solo a penetrare nella DDR, ma anche a superare le chiusure ideologiche e gli “esami” che tutti i libri subivano.
Si trattava o no di testi conformi all’ortodossia dell’ideologia socialista? Era questa la domanda dominante e, nella stragrande maggioranza dei casi, la risposta era no. Senza dimenticare, nel caso specifico, che “Il Gattopardo”, pubblicato postumo nel 1958, aveva già causato polemiche e dibattiti accesi: secondo alcuni, infatti, l’opera sarebbe stata reazionaria e nostalgica. La sinistra la stroncò senza mezzi termini, ma neppure da parte di intellettuali e scrittori il giudizio critico fu benevolo, a partire da Leonardo Sciascia – che però negli anni successivi fu meno severo – e Alberto Moravia che, apertis verbis, la definì “libro di destra”.
Oltre e contro tutte le aspettative, il romanzo venne tradotto e pubblicato nella Repubblica Democratica Tedesca e divenne, quasi inspiegabilmente, un emblema del nuovo corso socialista. Più precisamente, di come la letteratura potesse rappresentare una sorta di valore aggiunto dell’ideologia dominante. L’artefice di tutto ciò fu Alfred Kurella, che all’epoca guidava la Commissione Cultura ed era uno stretto collaboratore di Walter Ulbricht, leader della DDR: precisamente, segretario generale del Partito comunista e Primo Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca.
A Bernardina Rago il grande merito di avere raccontato la pervicacia di un uomo, fine intellettuale e profondo conoscitore delle letterature europee, che riconobbe subito i caratteri di universalità de “Il Gattopardo”: intuì immediatamente, infatti, che l’opera non era un semplice ritratto del passato in chiave nostalgica, ma la fotografia di uno stato di transizione e trasformazione sociale. Un romanzo, dunque, carico di implicazioni simboliche che ammaliò così tanto Alfred Kurella da sostenerlo malgrado il complesso iter politico e burocratico da affrontare. L’autrice ne ha fatto un racconto affascinante e ricco di testimonianze dirette e documenti mai tradotti.

Chi è Bernardina Rago
Bernardina Rago, studiosa esperta di letteratura italiana e della sua ricezione nella Germania orientale, laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Lettere Moderne a Bari, germanista, è stata docente di Tedesco in Italia e lettrice ministeriale alle Università di Bonn e Düsseldorf. Ha conseguito il dottorato presso l’Istituto di Romanistica dell’Università di Potsdam e ha prodotto vari studi sull’accoglienza della letteratura italiana nella Repubblica Democratica Tedesca.
“Il Gattopardo a guardia del muro”, si configura come un’indagine poliziesca che svela al lettore le scelte bizzarre compiute sul terreno culturale dalla DDR. L’autrice barese ha anche pubblicato “Il Gattopardo nella DDR” con la casa editrice berlinese Frank & Timme nel 2023. In merito al saggio edito da Feltrinelli, è lei stessa a spiegare al lettore le perplessità che ne hanno preceduto la stesura, legate al numero troppo elevato di autori che, seppure da angoli visuali diversi, si erano già occupati dell’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
In una gelida mattina berlinese del 2013, però, durante la visita a un mercatino di quartiere, da un cartone “mezzo ammaccato pieno di libri”, fece capolino un volume rilegato a colori accesi: “Il Gattopardo” edizione Est. “Incredibile l’anno di uscita, il 1961 – ha raccontato Bernardina Rago – proprio mentre le frontiere si chiudevano, l’opera compiva il percorso inverso”. E che dire della copertina rossa e blu di Heinz Unzner, dai significati simbolici eppure nitida. “Ma la cosa più sorprendente – prosegue – era la postfazione, che recava la firma del potente capo della Commissione Cultura della Sed, il partito socialista unificato tedesco che in quegli anni coordinava la vita artistica e culturale della nazione”.
Un Gattopardo davvero inusuale, che agli occhi dell’autrice apparve come un autentico rompicapo: chi erano i mandanti e i moventi di quell’operazione culturale che aveva favorito l’ingresso di un libro di destra, per dirla con Alberto Moravia, in una Repubblica che propugnava ideali socialisti e progressisti? Tanti interrogativi che si tradussero, per Bernardina Rago, nella volontà di intraprendere un’avventura conoscitiva “di studio e passione”, dipanatasi tra archivi privati e federali. Ma anche attraverso incontri con i protagonisti del periodo storico in esame ancora in vita, con i loro eredi e i lettori.
Dieci anni e tanti viaggi tra Berlino Est e Palermo, alla ricerca di storie e particolari appartenenti a vite altrui, per svelare un mistero: quello di un principe siciliano fatto socialista. Nella descrizione di Alfred Kurella, la scrittura dell’autrice tocca vette altissime. Eppure, non era certo facile restituire al lettore un personaggio non tanto e non solo poco noto in Italia, ma anche la fascinazione che egli stesso subisce dal libro. Un colpo di fulmine che lo induce a diventare sostenitore della pubblicazione e diffusione in Germania, in bilico tra le procedure e gli imprevisti burocratici, i sospetti di eresia ideologica e le critiche mosse nel contesto internazionale. Di certo, un cammino irrituale e anomalo per un’opera “aliena” e apparentemente avulsa da qualsiasi punto di contatto con la realtà teutonica dell’est di quel periodo storico.
Il testo di Bernardina Rago è arricchito da alcune toccanti riflessioni di Stefan Kurella, figlio di Alfred, della figlia del grafico Heinz Unzner, Christa e di Erhard Scherner, che dell’audace paladino de “Il Gattopardo” fu segretario per cinque anni quando coordinava la Commissione Cultura nel Comitato centrale della Sed.



















