No, non è la nota Carnaby Street di Londra (oggi, comunque, snaturata dalla colonizzazione di fast food e franchising internazionali). E neppure Meatpacking District (anche se qualcuno dei vicoli acciottolati ricorda l’enorme quartiere di Manhattan). Qui parliamo di soli 180 metri, ma densi di vita e cambiamenti come fossero ettari. La candelina spenta è solo una, ma pensare che questa storia sia cominciata solo un anno fa significa non aver mai sentito parlare di Via Santa Filomena, a Catania, non nella semplice accezione toponomastica ma nella trasformazione subìta da una stradina che, 25 anni fa – buia, sporca, poco sicura – i più facevano a meno di imboccare.
Il primo compleanno di Santa Filomena District
Benvenuti dunque al primo compleanno di Santa Filomena District, che per strada ha perso la “via” ma che ha guadagnato in glamour, identità, valore commerciale.
Qui, dove tutto cominciò ben 22 anni fa con l’accensione dell’insegna del “Sale Art Cafè” di un allora giovanissimo Andrea Graziano – il Ray Kroc catanese che oggi con Fud fa 800 coperti giornalieri – venerdì 15 novembre, tra open buffet, spumante siciliano e via vai fittissimo di invitati e semplici passanti, non c’è stato taglio del nastro ma nodo al fazzoletto. Ma non – come si dice – perché qualcuno voleva legarsi al dito chissà quale affronto ma per rinnovare la promessa che vede crescere il già ricco menù di iniziative e appuntamenti della strada, adesso che è stata ufficialmente istituita l’area pedonale “Sciuti” che estende i confini delle pedestrian streets alle vie Gemmellaro, Pacini, Filippo Corridoni fino a Piazza Sciuti.
“A Nodo Nostro”, conferma e suggella l’impegno degli esercenti del Distretto (sedici in tutto tra ristoratori, titolari di strutture ricettive e commerciali) nei confronti dei cittadini che, nel tempo, hanno visto cambiare il volto della via, divenuta laboratorio produttivo di idee, interventi ed eventi.

Da anonimo vicolo di collegamento tra la via Umberto e la zona di piazza Carlo Alberto – dove in ogni giornata feriale va in scena A Fera o Luni, il mercato di generi alimentari e abiti, massima espressione della catanesità folcloristico/commerciale – questo spazio è così diventato luogo di un work in progress decennale, esperimento socio-urbano che Enrico Trantino sogna di veder replicato perché “i cambiamenti di una città – dice il sindaco – non potranno mai dipendere da un’amministrazione”.
Luminarie colorate, wi-fi libero, impianto di videosorveglianza, arredo urbano, design che sconfina dagli interni dei locali commerciali fino a siculissimi menu-lavagna: Santa Filomena District, che da tempo non è più esclusivamente via del food ma luogo di creatività ad alto contenuto instagrammabile, non potrà certo mai ambire alla notorietà di Le Marais a Parigi o Leidseplein ad Amsterdam. Ma, come contenitore di promozione urbana che nella ragione sociale si propone di unire uomini prima che attività produttive, ha già vinto la sua missione impossibile.




















