Gino Morabito
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Communication manager, scrittore, giornalista, content editor. Quattro libri pubblicati, di cui un romanzo. Professionista della comunicazione e ufficio stampa di talent ed eventi di caratura nazionale, collabora con La Sicilia e col Quotidiano di Sicilia firmando le pagine di cultura e spettacolo

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PFM, il suono del prog arriva in Sicilia in un omaggio a Fabrizio De Andrè: “Insieme abbiamo fatto un capolavoro”

Tre date del tour degli PFM in Sicilia: il 29 novembre al Teatro Golden di Palermo, il 30 novembre al Teatro Metropolitan di Catania e il 22 dicembre al Teatro Impero di Marsala

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Suonare molto, suonare bene. Live, senza macchine, registratori né computer. Uno stile unico e inconfondibile, è quello di PFM, Premiata Forneria Marconi. il loro repertorio è frutto di scelte ardite, molta tenacia e felicità di sperimentare. Da sempre contemporaneo a ciò che voleva fare, la band italiana ambasciatrice del prog nel mondo non ha mai imitato nessuno, continuando a evolvere per rimanere se stessa. Dopo aver registrato sold out in ogni tappa del tour estivo, a grande richiesta torna adesso nei teatri con PFM canta De André, la serie di spettacoli che celebra lo storico sodalizio con il grande cantautore genovese.

I PFM saranno sul palco con Franz Di Cioccio, voce e batteria, Patrick Djivas, basso, Giacomo Castellano che prende il posto di Marco Sfogli alla chitarra elettrica, Alessandro Scaglione, tastiere, Eugenio Mori, batteria, Lucio Fabbri, violino. In scena anche tre ospiti d’eccezione: Flavio Premoli il fondatore dei PFM, con l’inconfondibile magia delle sue tastiere, Michele Ascolese, chitarrista storico di Faber, e Luca Zabbini, tastiera e voce, leader dei Barock Project.

PFM in Sicilia

Tre sono le date del tour degli PFM in Sicilia: il 29 novembre al Teatro Golden di Palermo, il 30 novembre al Teatro Metropolitan di Catania e il 22 dicembre al Teatro Impero di Marsala. “Quello con questa splendida terra è un rapporto cinquantennale. Ci veniamo spesso in tour, il pubblico siciliano è particolarmente vivo e presente e, ogni volta, proviamo la grande gioia di incontrare tanti amici” racconta a BE Sicily Mag la band.

PFM, il suono del prog arriva in Sicilia in un omaggio a Fabrizio De Andrè: “Insieme abbiamo fatto un capolavoro” - Be Sicily Mag - Pfm Franz Di Cioccio e Patrick Djivas ph Orazio Truglio 1
Franz Di Cioccio e Patrick Djivas di PFM (Foto di Orazio Truglio)

Il rapporto con Fabrizio De Andrè

Una tournée per raccontare l’umanità poetica di quello che sarebbe diventato l’artista più ascoltato in Italia, Fabrizio De Andrè. A distanza di quarantacinque anni, da due dischi in concerto che hanno fatto la storia. “Ci siamo resi conto, per l’ennesima volta, che sono straordinari. Quando passa così tanto tempo, talvolta non fai neanche più caso che sei stato tu a realizzarli. Li ascolti come fossi quasi un semplice fruitore. La prima emozione è quella di dire: Che soddisfazione, insieme a Fabrizio abbiamo fatto un capolavoro!”.

Quello del 1979 fu il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire ed eseguire le canzoni. I PFM raccontano come andò: “C’eravamo trovati in un concerto in Sardegna e l’indomani Fabrizio ci invitò a pranzo a casa sua. Venne fuori l’idea di provare a fare qualcosa insieme. Cominciammo a parlarne con le rispettive case discografiche e con alcuni giornalisti a noi più vicini, e non ci fu nessuno che ci incoraggiò: Siete pazzi! ci sentivamo ripetere. A lui dicevano: Fabrizio, non si capirà una sola parola, ti seppelliranno sotto un milione di watt!. E a noi di rimando: Se vi comprometterete con un cantautore, il vostro pubblico vi si rivolterà contro!”.

Tuttavia il progetto partì ugualmente. “Da autentico anarchico qual era, Fabrizio volle fare il tour. Sul palco aveva solo due spie e due monitor da cui sentiva la sua voce e la chitarra ad altissimo volume. Nient’altro. Cosicché, quando a fine tournée, andammo in sala registrazione e mettemmo su il 24 piste, realizzò per la prima volta ciò che realmente accadeva dal vivo. Casualmente ascoltammo La canzone di Marinella e allora sbiancò: Questo è quello che suonavamo?, chiese. Inaspettatamente, fece una cosa che, per chi ha lavorato con lui e sa quanto perfezionista fosse come produttore, ha davvero dell’incredibile: Chiamatemi quando tutti i missaggi saranno stati ultimati. Voglio godermi la sorpresa. E uscì dalla sala”.

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Non è stata una collaborazione nata per caso. “Lo abbiamo cercato. Era un altro artista al quale stava stretto qualsiasi tipo di vestito, da quello di cantautore a solo poeta o musicista. Quando ci fu la possibilità di andare a vedere cosa ci fosse oltre l’orizzonte, lui accettò. Questo ha creato un momento, nella storia della musica italiana, irripetibile. Nei nostri concerti non mancano mai dei brani di Fabrizio, perché sono anche nostri, e quel modo particolare di eseguirli è solo di Pfm, come lui stesso riconosceva: la capacità di dare un nuovo abito musicale a delle canzoni straordinariamente poetiche”.

Si ha come la sensazione che il principe libero sia sempre qui, sigaretta accesa e innamorato di tutto. “Per ognuno di noi – ammettono i membri di PFMFabrizio De Andrè è sempre presente. Appartiene alle nostre vite, al nostro quotidiano, alla società italiana, come una specie di presenza in carne e ossa. Non è un semplice mito da idolatrare o una leggenda da tramandare, la sua grandezza risiede nella sua profonda umanità. Più di ogni cosa, ci manca la certezza che si aveva, quando affrontavi con lui qualsiasi tematica, di stare parlando con qualcuno che ti avrebbe in qualche modo illuminato. Quel suo modo di vedere le cose diverso da tutti gli altri. Ci raccontava come erano nati ‘Amico fragile’ o ‘Giugno ‘73’ e ti rendevi conto che non c’era una sola parola che avresti potuto cambiare”.

PFM, il suono del prog arriva in Sicilia in un omaggio a Fabrizio De Andrè: “Insieme abbiamo fatto un capolavoro” - Be Sicily Mag - Pfm Franz Di Cioccio e Patrick Djivas ph Orazio Truglio 2
Franz Di Cioccio e Patrick Djivas di PFM (Foto di Orazio Truglio)

Premiata Forneria Marconi continua a portare in giro la sua buona novella con concerti sold out in ogni parte del globo, date che raddoppiano e triplicano. Perché anche le giovani generazioni si appassionano al suono del prog. “Apparteniamo a un’epoca nella quale, se volevi suonare, dovevi ascoltare i 45 giri, cercando di rubare il più possibile: ora si trattava di rock, ora di jazz, di classica, di blues. Negli anni abbiamo sviluppato un gusto e un interesse per ogni genere musicale, divenendo così molto duttili nelle performance. Un ragazzo, che oggi viene a vedere Pfm dal vivo, assiste a un concerto senza macchine, registratori né computer. La nostra è una proposta artistica alternativa: suoniamo la libertà”, conclude la band.

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