MARCO PETROLITO
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Fabio Bertolotti di Sciara Holding presenta il progetto dell’Aeroporto del Mediterraneo: “Un’occasione imperdibile per la Sicilia”

L'imprenditore Fabio Bertolotti, CEO di Sciara Holding, la società con sede a Londra che è pronta a realizzare l'Aeroporto del Mediterraneo in provincia di Messina, svela a Be Sicily Mag i dettagli del progetto che ha acceso i riflettori dell'opinione pubblica

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Dallo smisurato entusiasmo di chi vorrebbe avere un’alternativa concreta rispetto a Catania e Palermo, a chi, invece, appare ancora un po’ scettico sulle ipotesi messe in campo nelle ultime settimane da parte dei promotori della grande opera. Affascina molto ma al tempo stesso fa discutere la possibilità di realizzare l’Aeroporto del Mediterraneo in provincia di Messina. Non lontano da Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto potrebbe sorgere nei prossimi anni una infrastruttura intercontinentale che incrementerebbe l’offerta di voli in Sicilia. Le promesse riguardo al potenziale impatto nell’area sono significative, con stime che parlano di incrementi esponenziali del turismo ma soprattutto dell’economia, delle attività produttive, dei trasporti e di una conseguente riduzione di tempi e dei costi per la comunità. A illustrare l’ambizioso progetto e a spiegare perché questo rappresenta per la Sicilia e i siciliani “un’occasione irripetibile e assolutamente da sfruttare” a Be Sicily Mag è stato Fabio Bertolotti, il Ceo di Sciara Holding, la società con sede a Londra che è pronta a realizzarlo.

Il progetto per l’Aeroporto del Mediterraneo: il focus

Alla base del progetto per la costruzione dell’Aeroporto del Mediterraneo c’è un ingente investimento, interamente privato, quantificabile tra gli 800 milioni ed il miliardo di euro, volto a dar vita ad uno scalo ultramoderno e ben collegato agli altri presenti nell’Isola. L’idea, infatti, include anche una sorta di “metropolitana del cielo”, con dei dirigibili elettrici. Se da un lato questo è l’aspetto che ha attratto maggiore curiosità, dall’altro lato dietro c’è molto altro. La Sciara Holding, nella sua idea di realizzazione, punta infatti innanzitutto allo sviluppo economico e alla facilità di scambio delle merci.

“Partiamo dal fatto che solo una piccolissima percentuale delle merci arriva in Sicilia via aria, quindi una possibilità concreta di ridurre i costi produrrebbe un guadagno del quantitativo industriale ed economico grazie anche ad un nuovo punto di stoccaggio centralizzato che si occupa direttamente delle consegne. Nulla, in tal senso, sarebbe lasciato al caso, a partire dall’ubicazione in cui si andrebbe a realizzare lo scalo, in relazione a cui sono stati fatti tantissimi rilevamenti al fine di espropriare poche case e far tutto col minore impatto possibile. È stata anche individuata un’area edificabile per dare un’abitazione a chi la perderà e a chi lavorerà in aeroporto. La previsione è di creare 100 mila posti di lavoro”, ha spiegato Fabio Bartolotti.

È fondamentale, secondo il CEO dell’azienda, puntare su questo aspetto per far crescere il territorio. “Lo scalo, è bene ricordarlo, vivrà prevalentemente grazie alle merci ed in virtù di ciò è stato già sottoscritto un preliminare per acquistare diversi terreni da 400 mila metri quadrati per il quale si farà richiesta di porto franco che, naturalmente, è subordinata all’intercontinentalità dell’aeroporto stesso. Ma ciò che è più importante, in quest’ottica, è la quadrimodalità di trasporto delle merci, una risorsa che sarebbe immensa per la Sicilia intera e non solo per Messina e provincia”.

La questione dei dirigibili

È proprio nell’ambito di questi piani che si inserisce l’uso dei dirigibili. Un’iniziativa, questa, che se da un lato appare molto accattivante e originale (oltre che funzionale grazie alla riduzione drastica dei tempi) dall’altro ha creato qualche perplessità legata alla sua attuabilità. Anche a questo proposito, però, Fabio Bertolotti sbaraglia il campo da ogni dubbio spiegando come proprio grazie a questi strumenti (che la società ha già a disposizione) la concezione dei trasporti sarebbe completamente rivoluzionata. “Non è un’idea nuova ma il dirigibile può arrivare a fare una scansione del suolo per trovare i superstiti in caso di calamità, ripristinando, ad esempio, la connessione telefonica ed internet o fornendo aiuti in totale sicurezza. O scaricare e caricare merci direttamente in mare e trasportare negli ospedali più vicini le persone colte da malori. Si tratta di vettori che hanno 5 mila ore di autonomia libera e che sono molto ma molto sicuri, tanto che l’autonomia è di un’ora e mezza nel caso in cui scoppino. Faremo presto dei passaggi e fra due o tre anni – promette – saremo in grado di collegare le città aeroportuali senza consumare nulla”.

Le obiezioni all’Aeroporto del Mediterraneo

Le “obiezioni” al progetto, almeno in questa fase, sembrano davvero essere poche anche se, vista l’immensità del piano, permane qualche perplessità. Fermo restando il “sì” incondizionato da parte della gente del luogo, “i dubbi riguardano soprattutto coloro i quali pensano che i progetti messi sul tavolo siano più o meno quelli di 20 anni fa”, spiega Fabio Bertolotti. “Ma non è assolutamente così, dato che abbiamo previsto ogni singola spesa legata al progetto e alle opere necessarie alla sua realizzazione, che non ha niente a che vedere col vecchio aeroporto della Valle del Mela eccezion fatta per il luogo, che potrebbe essere quasi lo stesso”. Moderatamente possibilista sulla realizzazione di uno scalo intercontinentale di questa portata appare, del resto, anche il sindaco di Messina, Federico Basile, che, restando comunque sul vago, ha parlato di tecnici che studieranno il progetto e di “tempi necessari a capire se lo stesso può camminare o meno col ragionamento che si sta portando avanti”.

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La redazione dei vari elaborati legati al piano è stata intanto affidata alla società d’ingegneria Sistemi srl, che, attraverso i suoi rappresentanti, ha già presentato il progetto in tutte le sue sfaccettature alla città metropolitana di Messina insieme a Roberto Di Pietro, il coordinatore del project finance dell’aeroporto, e a Piero Benvenuto, esperto in presentazione di istanze e certificazioni aeroportuali. Lo scalo andrebbe a rappresentare, così come si evince dal suo nome, una nuova “porta” per il Mediterraneo, migliorando sensibilmente il sistema delle infrastrutture della Sicilia, in relazione a cui si parlava già di un investimento da 22 miliardi di euro tra collegamenti ferroviarie, autostrade, strade e opere di varia natura con importanti ripercussioni sull’area sia dal punto di vista economico che turistico.

Tutto questo non può non essere legato, anche se secondo la Sciara Holding non lo è necessariamente, al ponte sullo Stretto di Messina. Rappresenta di sicuro, comunque, un’opportunità per valorizzare il territorio e ridurre l’isolamento economico della Sicilia. Ed in tale direzione i prossimi passi dell’azienda, dopo le comunicazioni a tutti gli enti e la risposta dell’Enac, che ha specificato come “laddove le scelte convergessero in tale direzione lo scalo verrà inserito nelle previsioni normative del trasporto regionale e nazionale”, verranno mossi in seguito all’atteso parere della città metropolitana di Messina. Poi sarà l’Enav a dare un responso definitivo con la Commissione servizi che aprirà il bando pubblico dove chiunque può partecipare. Quindi l’azienda aggiudicataria può entrare nella fase esecutiva che avrebbe una durata di circa 3 anni. “Ricordo – ha concluso Fabio Bertolotti – che quest’opera non è compensativa al ponte, forse potrebbe dirsi il contrario, ovvero che garantirebbe un boom economico. Sarebbe di certo funzionale al ponte per quanto riguarda la movimentazione delle merci che potranno così essere smistate per via aerea, navale, terrestre e ferroviaria”.

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