Palermo, fino al 1492, ha ospitato una vasta comunità ebraica: tra vicoli e antichi edifici trasformati, ancora oggi si leggono le storie di un popolo, il cui ricordo è sopravvissuto nei secoli. Abbiamo visitato la Palermo ebraica grazie alla cooperativa turistica Terradamare, in una passeggiata alla scoperta dei luoghi simbolo dell’antico ghetto ebraico.
Il quartiere ebraico di Palermo
Anche detto la Giudecca, il quartiere ebraico sorgeva nell’area del Giardinacciu, termine dalla forte e intuitiva valenza dispregiativa. Vi si accedeva dalla porta di ferro o porta Judaica, collocata dove oggi si trova via dell’Università.
Il quartiere ebraico comprendeva due contrade: la Guzzetta, dove fiorivano le attività commerciali, e la Meschita, dove si trovavano i luoghi di culto, la scuola e l’ospedale per poveri. In questa zona si trovava anche il miqweh, bagno di purificazione rituale, che a Palermo prendeva spazio nell’attuale Palazzo Marchesi. Il forno e il macello ebraico si trovavano invece dove oggi sorge il Teatro Santa Cecilia.
L’Archivio Storico Comunale di Palermo, un’ex sinagoga
Terradamare ci ha anche guidati dentro l’Archivio Storico Comunale che, progettato da Damiani Almejda, rappresenta probabilmente il primo esempio di archeologia industriale. Era proprio in questo edificio che, ai tempi della comunità ebraica a Palermo, sorgeva la sinagoga (chiamata dai palermitani Meschita): Almejda sembra aver voluto ricalcarne l’originale struttura, come descritta nei dettagli da un rabbino emiliano in visita a Palermo in quegli anni, dal cui racconto emerge l’unicità di questo luogo.

Ancora oggi, all’interno dell’Archivio Storico Comunale, è possibile visionare testimonianze significative di quel periodo: è infatti qui che viene conservato con cura l’editto originale con cui, nel 1492, venne proclamata la cacciata degli ebrei da tutti i territori sotto la dominazione spagnola e, quindi, anche da Palermo. La città, però, riuscì a ottenere dei rinvii fino a quasi un anno dopo.

Il Giardino dei Giusti
La passeggiata ebraica si è conclusa al Giardino dei Giusti: anche se di recente realizzazione, si lega al ricordo degli ebrei che hanno perso la vita durante l’olocausto. Il giardino, in via Alloro, celebra infatti i giusti siciliani che si sono distinti per aver aiutato la popolazione ebraica in quegli anni. Tra questi, viene onorata anche Giulia Florio, figlia di Ignazio e Franca Florio, che ospitò nella sua casa, a Roma, diverse famiglie ebree, salvandole. Al suo fianco, in questa coraggiosa impresa, il marito e gerarca fascista Achille Afan de Rivera: grazie al suo ruolo, quando gli ufficiali bussarono alla porta, riuscì a mandarli via senza alcuna perquisizione della casa.





















