Il riconoscimento dei diritti delle donne incontra ancora diversi ostacoli sotto molteplici aspetti e la violenza di genere rappresenta una piaga tanto dilagante quanto preoccupante. È per questo motivo che le associazioni che lavorano quotidianamente in difesa delle donne sono numerose. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, che ricorre l’8 marzo di ogni anno, scendono in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica. Non una semplice festa, bensì un’occasione per riflettere. In prima linea, in Sicilia, c’è la Thamaia ONLUS, che opera a Catania dal 2001 e che dal 2003 gestisce un Centro Antiviolenza per coloro che subiscono maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e stalking. A parlare a BE Sicily Mag delle iniziative portate avanti dall’associazione è stata la presidente Anna Agosta.
La Giornata Internazionale della Donna: un’occasione per riflettere
La Giornata Internazionale della Donna è stata istituita nel 1977 e, ogni anno, desta grande clamore, ma il rischio di fraintendere il significato di questa ricorrenza è sempre elevato. La retorica della “festa”, che spesso ricorre nel linguaggio comune, finisce infatti per minimizzarlo. “Il valore della giornata è politico, perché in questa data si rivendicano i diritti che formalmente sono stati acquisiti, ma che in realtà non lo sono ancora pienamente”, ha spiegato Anna Agosta. I dati a supporto, in tal senso, parlano chiaro: le donne sono penalizzate in ambito lavorativo, sociale e sanitario. Nonostante si portino avanti numerose battaglie sul tema, la situazione stenta a migliorare. A dimostrarlo sono anche i più recenti rapporti dell’Inps. “È una situazione di svantaggio strutturale. Le donne faticano a farsi spazio nel mercato del lavoro e si fanno carico quasi esclusivamente delle mansioni di cura, malgrado abbiano in media dei livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini. Nello specifico, le donne occupate in Italia sono il 52,5% contro il 70,4% degli uomini. Le assunzioni nel 2024 si sono attestate solo al 42%”.
Il fenomeno più manifesto di questo quadro di disuguaglianze è tuttavia rappresentato dalle varie forme di violenza che le donne subiscono. Le modalità si sono evolute nel corso del tempo, ma “Gli episodi di questo genere sono la conseguenza di leggi che non vengono applicate, di servizi dedicati alle donne totalmente insufficienti e di un sistema culturale che relega ancora in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. Le statistiche nazionali diffuse dall’Associazione “D.i.Re. – Donne In Rete contro la violenza” in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne dello scorso 25 novembre rivelano che nel Paese si è registrato, lo scorso anno, un aumento delle richieste d’aiuto del 14%. Circa 22 mila donne si sono rivolte ai centri della rete, di cui fa parte anche quello della Thamaia ONLUS.
Dietro ai femminicidi che balzano alla cronaca nera, si nasconde molto di più. “La violenza – prosegue Anna Agosta – non è solo quella fisica, ce ne sono molte altre. Le donne da sempre sono state considerate meno capaci, come dimostra il fatto che abbiano ottenuto il diritto di voto solo nel ’46. Addirittura, vengono reputate per natura volubili e/o isteriche”. Eppure, le donne di successo, che si sono distinte per le loro capacità, sono numerose in diversi ambiti: dalla scienza allo sport. Donne che in molti casi non hanno avuto la strada spianata, ma che anzi hanno dovuto dimostrare sul campo di essere all’altezza. Il fenomeno non abbraccia esclusivamente il mondo del lavoro, ma condiziona anche la vita personale delle dirette interessate, ad esempio nel campo sanitario. “La legge sull’aborto è fortemente compromessa dal fatto che in Italia il 60% dei medici è obiettore di coscienza. Un dato che in Sicilia sale all’80%. La donna, nel pensiero comune, deve occuparsi della famiglia, per cui viene giudicata male se si discosta da questa normalità”.
Le iniziative di Thamaia ONLUS
Thamaia ONLUS lavora quotidianamente affinché la violenza di genere, in ogni sua forma, possa essere contrastata. L’associazione catanese è al fianco delle donne che sentono il bisogno di dire “basta”, ma per mettere un freno alle violenze è necessario un cambiamento soprattutto da parte della società intera, anche dal punto di vista mediatico. “Accogliamo tra le 250 e le 300 donne all’anno. Un dato che aumenta nel momento in cui viene incrementato il servizio di consulenza telefonica. Le donne, per chiedere aiuto, hanno bisogno di qualcuno che le ascolti”.
A Catania, l’associazione rappresenta il Centro Antiviolenza accreditato, l’unico in città, dove le donne in cerca di aiuto possono sentirsi a casa. In alcuni casi sono loro stesse a rivolgersi personalmente all’associazione, in altri l’accoglienza avviene a seguito di una segnalazione. “In media, in un anno, ci arrivano 150 richieste da operatori della rete, dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali. Talvolta invece sono i parenti o gli amici della diretta interessata a chiamare”, ha spiegato Anna Agosta. Ognuno di noi, insomma, può fare la differenza. L’arrivo nella struttura, però, rappresenta soltanto l’inizio. “Il 75% delle donne con noi intraprende un percorso, che può avere durata diversa in base al caso specifico”.
L’obiettivo di Thamaia ONLUS è continuare a crescere. L’associazione vuole arrivare anche alle donne della provincia etnea ed è per questo che sta cercando di potenziare l’accoglienza attraverso altri sportelli. I Comuni di Paternò e Adrano saranno tra quelli coinvolti. Ma non solo. “Abbiamo anche iniziato ad occuparci delle donne con disabilità. Lo scorso anno abbiamo aperto uno sportello presso l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Inoltre, collaboriamo con il centro Astalli per le richiedenti asilo”. Infine, puntare sui giovani è fondamentale per un futuro migliore: “Portiamo avanti attività di prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado e formiamo costantemente gli operatori della rete, lavorando anche sulla comunicazione”, ha concluso.


















