Palermo 50 anni prima è il titolo della personale fotografica di Ivano Cavani, allestita dall’architetto Federica Tagliaferri, con i contributi della scrittrice Evelina Santangelo, del giornalista Mario Azzolini e della storica dell’arte Rosaria Raffaele Addamo. La mostra, inaugurata lo scorso venerdì 7 marzo (dopo il rinvio del 2020 dettato dalla pandemia di Covid) negli spazi di Magnisi Studio, in via Emerico Amari 148, rimarrà fruibile, con ingresso libero, fino alla fine del mese. È composta da ventiquattro scatti in bianco e nero che raccontano il capoluogo siciliano di un tempo.
“Palermo 50 anni prima”: la mostra di Ivano Cavani
Le immagini di Ivano Cavani trascinano l’osservatore nella Palermo degli anni Settanta, in luoghi cittadini iconici e affascinanti, ma anche soffocati dal degrado e dalla marginalità sociale. Lo sguardo del fotografo è fermo e lucido ma non privo di affetto nei confronti dei soggetti fotografati: bambini e adulti sono colti nella spontaneità di gesti e azioni, immersi nelle loro vite quotidiane. Il lavoro dell’artista si fonda su un’attenta cura delle inquadrature e su una visione intima della città e dei suoi abitanti. Protagonisti le vie e i vicoli, i mercati all’aperto, le periferie e gli antichi mestieri.

In Palermo 50 anni prima trovano spazio anche la musica jazz e gli internazionali di tennis, i fermenti e le partecipate manifestazioni di piazza che animarono gli anni Settanta. La mostra racconta un decennio cruciale per tutta l’Italia, alle prese con trasformazioni epocali legate ai problemi dell’economia dopo la floridezza degli anni precedenti, ma anche alla scarsa tenuta del tessuto sociale.
Movimenti giovanili, proteste di piazza e cortei sono immortalati insieme alle immagini di un’altra Palermo più rassicurante, quella della classe media e dei quartieri residenziali, delle Cinquecento e dello shopping per le vie. E poi, ci sono la città costiera, con il venditore di ricci a Mondello, il poliparo e il pescatore che ripara le reti, nonché quella del centro storico, con i ragazzini impegnati a sbarcare il lunario, i palermitani veraci, dalle facce indurite, con i loro antichi mestieri oggi quasi del tutto scomparsi, e i mendicanti con le immaginette sacre.
Fabrizio Micari, ex rettore dell’Università degli Studi di Palermo, presente all’inaugurazione, si è soffermato su uno degli aspetti più significativi delle immagini di Ivano Cavani: il racconto della genuinità dell’impegno politico di una generazione convinta di poter costruire un mondo diverso e di sconfiggere le ingiustizie sociali, oggi sostituita dagli haters sui social. Una passione che si traduce in emozione pura, restituita al pubblico con l’autenticità del talento fotografico dell’autore.

Chi è Ivano Cavani
Trasferitosi da bambino a Palermo dalla Garfagnana insieme alla famiglia, Ivano Cavani ha iniziato ben presto a fotografare da autodidatta con le attrezzature di cui disponeva, utilizzando un piccolo spazio di casa per lo sviluppo e la stampa. Gli anni Settanta hanno rappresentato per lui la stagione più prolifica della sua attività fotografica, prima di lavorare come cineoperatore e di approdare, successivamente, a un altro lavoro. Negli scatti dell’autore emergono vocazione artistica, emozione e originalità, in una personalissima visione del mondo in cui il passato diventa la chiave di lettura per comprendere le dinamiche del presente. Una sorta di The way we where, con la consapevolezza amara che solo una macchina fotografica può cristallizzare chi siamo stati e non saremo più.




















