Un doppio registro, letterario e pittorico, per affrontare tematiche complesse che afferiscono alla gestione condivisa dei beni comuni urbani, all’accoglienza, alla solidarietà e alla coesione sociale, nel pieno riconoscimento del diritto della cittadinanza a prendersi cura di Palermo, in un contesto globale dai risvolti complessi. Uno scenario in cui l’arte e i libri possono assumere un ruolo focale per analizzare e affrontare l’attuale momento di transizione e agire in maniera concreta nell’ottica del bene comune.
Di questo e molto altro si è parlato a Palazzo Branciforte, in occasione del primo incontro del programma pubblico “ROSALIA400”, un ambizioso e articolato progetto di valorizzazione del patrimonio culturale della Fondazione Sicilia realizzato nell’ambito del PNRR “CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society”. L’iniziativa, dal titolo “La cura della città”, è stata organizzata in collaborazione con la Curia Arcivescovile, la Fondazione Buttitta, la Società Dante Alighieri e l’Università di Palermo.
“La cura della città”, l’evento della Fondazione Sicilia tra arte e letteratura
L’evento “La cura della città” della Fondazione Sicilia a Palazzo Branciforte ha visto il contributo di un autorevole parterre di studiosi e dell’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice: il punto di partenza delle riflessioni sviluppatesi attorno al dibattito è stato il libro “Vite di Rosalia” pubblicato da Silvana Editoriale, scritto dal giornalista Davide Camarrone con le illustrazioni di Francesco De Grandi e la supervisione e l’intervento grafico di Federico Lupo.
Tra ironia e sentimento religioso, l’opera racconta una comunità ferita e sconvolta dalla peste, il culto e la devozione nei confronti di Rosalia Sinibaldi, “santa due volte, invocata, dimenticata e nuovamente elevata agli onori degli altari”. Una novella corale che mescola fede e tradizione popolare, intrecciandosi con la narrazione di figure avvolte nel mistero, tra personaggi storici realmente esistiti e inventati. La necessità della cura contro la peste diviene metafora di altre attenzioni di cui la città ha bisogno.
Arte e linguaggio si configurano, in una simile ottica, come elementi prodromici dei fatti religiosi e Davide Camarrone, con il suo cattolicesimo inquieto e non protocollare, trasmette al lettore la correlazione profonda tra la peste di ieri e il disagio di oggi, con un linguaggio poetico e a tratti onirico. Le immagini di Francesco De Grandi illustrano i personaggi più iconici e i momenti maggiormente significativi della vicenda, conducendo il lettore dentro la vita di Rosalia, giovinetta vissuta alla fine del XII secolo.

La figura di Santa Rosalia al centro della narrazione
L’esistenza della Santuzza, Patrona di Palermo, nel libro e nelle immagini, incrocia inevitabilmente i destini e i percorsi della città. È un racconto che non affronta soltanto il tema della diversità tra culture e comunità, ma anche la dimensione identitaria determinatasi attorno al ritrovamento delle spoglie, passando per la canonizzazione, il culto popolare, l’oblio e la rivitalizzazione del fervore religioso a seguito della grande peste. Rosalia mito fondativo della città, dunque, ma anche donna dal tratto contemporaneo, capace di ribellarsi a un disegno preconfezionato dalla famiglia per abbracciare totalmente la vita religiosa.
“Di Rosalia – ha affermato l’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice – va esaltata soprattutto la pietà perché prega per le anime di tutti: empi, guerrafondai, ladri, stupratori, mafiosi, corrotti, menzogneri, distruttori della bellezza e dell’arte e io sono onorato di tenere tra le mani il libro che parla di lei, in un momento delicato che ci vede tutti in attesa del nuovo Papa. Abbiamo bisogno di Rosalia, che era consapevolmente cristiana e messianica ed è un dono che ci aiuta a non perdere la speranza, in una Palermo che, purtroppo, conosce ancora periferie esistenziali urbane, in un’epoca dominata dal narcisismo”.
“Rosalia – ha sottolineato Davide Camarrone – non è un’eventualità, è colei che ci fa risalire dal precipizio: siamo immersi in una violenza cieca e inaccettabile, che innerva dal profondo l’anima della città”. Il riferimento è agli ultimi fatti di Monreale, ma non solo. “Sono stato di recente al CEP e a Misilmeri – ha concluso l’Arcivescovo – dove ho celebrato il mito cristiano del riscatto della morte: Dio è dalla parte dei trafitti, ma se il cuore si raffredda nascono strutture di peccato”.
Riflessioni importanti, condivise dai relatori presenti all’evento: Domenica Perrone e Ignazio Emanuele Buttitta, professori ordinario dell’Università degli Studi di Palermo e Laura Barreca, professoressa dell’Accademia di Belle Arti di Catania.

Il progetto “ROSALIA400”
Il progetto “ROSALIA400” prosegue dunque con l’approfondimento di alcuni temi e questioni centrali nel confronto contemporaneo, quali la condivisione, la cura, l’inclusione e la solidarietà, focalizzando l’attenzione sulle attività culturali della Fondazione Sicilia attorno al valore storico, antropologico e sociale su cui si fonda la progettualità triennale del PNRR. Il programma include un ulteriore incontro sulla funzione delle letterature e delle arti per la comprensione della drammatica transizione contemporanea, con il coinvolgimento di esperti, docenti e artisti.
“La Fondazione Sicilia – ha commentato la presidente Maria Concetta Di Natale – è ancora una volta protagonista del dibattito culturale, storico, antropologico e sociale: relatori d’eccezione si confrontano su tematiche di grande attualità partendo da una storia, quella di Santa Rosalia, e da una città, Palermo, che appartengono profondamente a tutti e non soltanto ai palermitani”.



















