Passione, potere e verità si intrecciano in una storia che sfida le regole, questi gli elementi intorno a cui si snoda il nuovo romanzo di Debora Scalzo dal titolo “Breve ma Intenso“. Un racconto che affronta i temi dell’amore, della legalità e delle crepe invisibili dietro i gradi e le uniformi. Una storia di passione proibita tra una regista cinematografica e un colonnello dell’Arma dei Carabinieri, che mette a nudo l’anima dei protagonisti e racconta il coraggio di chi non ha mai smesso di cercare la verità, dentro e fuori dal cuore.
La scrittrice Debora Scalzo, catanese di origine ma milanese d’adozione, è anche sceneggiatrice, produttrice, distributrice e regista cinematografica, che ha ottenuto un successo internazionale con il docufilm “Paolo Vive“, dedicato al giudice Paolo Borsellino, diventato opera di studio sulla legalità anche alla prestigiosa “British Columbia University” di Vancouver. Adesso sta per tornare in libreria con un’opera che porta con sé anche la firma prestigiosa dell’attore Simone Montedoro, autore della prefazione, a suggellare un viaggio narrativo dove l’umanità veste sempre la divisa più autentica: quella dell’emozione.
Debora Scalzo si racconta
L’autrice siciliana Debora Scalzo si è raccontata a cuore aperto a BE Sicily Mag. “Sono una donna che ha avuto il coraggio di lasciare la certezza per inseguire il sogno. Quindici anni fa ho abbandonato un lavoro sicuro in banca per dedicarmi completamente al cinema e alla scrittura. Oggi sono una regista, una scrittrice, una docente di scrittura creativa e cinema. Ma, prima di tutto, sono una madre: mio figlio è il centro del mio universo, la mia ispirazione più grande. Sono anche una donna forte, che ha imparato a camminare con le proprie gambe e a stare in piedi anche quando tutto sembrava crollare. Non ho paura della solitudine, ma so riconoscere il valore delle relazioni vere. Ho imparato a proteggere ciò che conta davvero: la famiglia, l’amore, il rispetto e la verità”.
“Credo che la mia poliedricità – ha aggiunto – nasca da una profonda curiosità verso l’animo umano e da un desiderio autentico di raccontare il mondo in tutte le sue sfumature. Non mi piace stare ferma in una sola definizione, mi sento bionica perché metto anima, testa e corpo in ogni progetto. Per me l’arte è una missione, e ogni forma di espressione, che sia un romanzo, un film o una lezione, è un’occasione per toccare il cuore delle persone”.
“Breve ma Intenso”, un romanzo potente
“Breve ma Intenso” (Santelli Editore) è il suo ottavo romanzo, in libreria dal 6 luglio. “È un’opera di fantasia, ma con un’anima profondamente autentica. La protagonista è Debora, una regista cinematografica, mentre il protagonista maschile è Salvatore, un colonnello dell’Arma dei Carabinieri. La loro storia attraversa luoghi intensi come Catania, Milano, Parma, Parigi e New York: città che rappresentano rinascita, passione, distanza e sogni. Il romanzo è un grande omaggio all’Arma dei Carabinieri, istituzione che porto nel cuore, e nasce dal desiderio profondo di raccontare l’uomo oltre la divisa”.
È per questo che la caratterizzazione di Salvatore è dettagliata. “È un colonnello che ha dato tutto per il suo ruolo, che ha sacrificato molto per servire lo Stato, ma che dietro l’autorità e il rigore nasconde un cuore fragile, pieno di passione e bisogno d’amore. Spesso dimentichiamo che dietro i gradi, dietro la corazza, ci sono esseri umani che sentono, che amano, che cadono. E io ho voluto raccontare proprio questo: l’uomo, con tutte le sue fragilità e la sua voglia di vivere. La prefazione è firmata da un caro amico, il grande attore Simone Montedoro, amatissimo dal pubblico e anche dall’Arma, per il suo ruolo di Capitano, oggi Colonnello, Tommasi in Don Matteo. Un legame simbolico che rende questo progetto ancora più speciale”.
“Breve ma Intenso” è disponibile in pre-order dal 5 giugno, una data che non è stata scelta a caso: è la Festa nazionale dell’Arma dei Carabinieri. L’uscita ufficiale in tutte le librerie italiane è prevista invece per il 6 luglio, in occasione della Giornata Mondiale del Bacio: perché “Breve ma Intenso” è un tributo all’Arma, ma è anche una storia d’amore.
Le esperienze da regista di Debora Scalzo
Oltre che da scrittrice, Debora Scalzo non può che essere fiera anche della sua carriera come regista. “Il docufilm Paolo Vive ha appena concluso la sua distribuzione oltreoceano, ricevendo un’accoglienza straordinaria in Paesi come Stati Uniti, Canada, Francia e Inghilterra. È stata un’esperienza indescrivibile. Il pubblico internazionale ha reagito con grande emozione, riconoscendolo un tributo potente e sincero al giudice Paolo Borsellino, uno dei simboli più alti della lotta alla mafia. La prima recensione ufficiale è arrivata proprio dall’Hollywood Magazine, la rivista ufficiale di Hollywood: un riconoscimento che mi ha commossa profondamente. Per tutto questo, devo ringraziare il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale — in particolare il Ministro Antonio Tajani, il Ministro Plenipotenziario Filippo La Rosa e la Dottoressa Caterina Scarponi — che hanno creduto nel progetto e lo hanno sostenuto con grande attenzione e rispetto. Il 3 luglio il docufilm approderà anche in Ecuador, per poi continuare il suo percorso in Sud America, toccando Paesi come Brasile e Argentina. Per me rappresenta un traguardo importantissimo, sia professionale che personale”.
Un grande successo, dunque. “È stato il mio debutto alla regia, un esordio coraggioso e sentito, che ho voluto legare alla mia terra: la Sicilia onesta, quella bella, quella fatta di uomini e donne come il giudice Paolo Borsellino, l’ispettore Giovanni Lizzio, gli agenti delle scorte, e tante altre figure straordinarie che hanno sacrificato tutto per la legalità e la giustizia. Raccontare anche La Casa di Paolo e portarla nel mondo, è stato per me un onore immenso. Il messaggio che voglio diffondere è universale: è un messaggio di lotta, speranza ed educazione all’onestà e alla legalità. Sogno che l’educazione alla legalità diventi una materia obbligatoria nelle scuole, non solo italiane, ma anche internazionali. Nel docufilm, Claudio Traina – fratello di Luciano Traina, agente di scorta ucciso nella strage di via D’Amelio e poliziotto che arrestò Giovanni Brusca – dice una frase che mi ha colpita profondamente: Il bullismo è l’anticamera della mafia. Ed è proprio questo il cuore del progetto: parlare ai giovani, partire dalle scuole, perché è da lì che si costruisce un mondo migliore”.

I prossimi progetti
L’esperienza da regista di Debora Scalzo non si fermerà a “Paolo Vive”. “Attualmente sono in pre-produzione del mio nuovo film, Oltre la Divisa, un progetto molto ambizioso e potente, che sarà dedicato a tutte le Forze dell’Ordine, e in particolare all’Arma dei Carabinieri. Racconterà una realtà cruda e vera: quella del potere, della corruzione, dell’abuso, della discriminazione, dell’omosessualità all’interno delle istituzioni, del gioco d’azzardo. Il film si muoverà tra Catania, Lugano e San Paolo, e attraverserà un arco temporale che parte dal 1992 fino ai giorni nostri, per mettere in luce tanto le mele marce, quanto le figure istituzionali oneste e coraggiose, che ogni giorno indossano la divisa con dignità e sacrificio. Non faremo sconti a nessuno: mostreremo sia il lato buono, che quello oscuro. È giusto che il pubblico — soprattutto i giovani — conosca ciò che a volte si cela dietro gradi importanti, dietro chi si batte pubblicamente contro la violenza e poi, nel privato, commette abusi”.
“In parallelo – ha rivelato ancora – ho firmato la regia di un film molto importante sulla vicenda del G8 di Bolzaneto, che verrà girato nel 2026 tra Genova e Firenze e sto lavorando anche a un nuovo docufilm internazionale, su cui al momento non posso ancora rivelare dettagli, ma che mi emoziona profondamente. Sono orgogliosa di tutto ciò che sto realizzando, perché il mio è un cinema di verità. Dal docufilm al film, racconto storie vere, storie che lasciano il segno. Amo donare al mio pubblico frammenti di vita vissuta, perché credo che solo attraverso la verità si possa davvero emozionare, riflettere e cambiare. Raccontare la verità – ha concluso – non è sempre facile, a maggior ragione se sei donna, ma è l’unica strada che conosco per restare autentica e vicina alle persone”.

















