Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

ultimi articoli

Pubblicità: beautyespa.com

C’è un tunnel sotto Palermo (e non è un mito): cosa si nasconde lì sotto?

A Palermo esiste davvero un tunnel sotto la città: si chiama qanat ed è l’opera idraulica araba che porta acqua da mille anni

spot_imgspot_img
Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.
- Advertisement -
Pubblicità: riflessi.it

Palermo ne ha tante, di leggende sotterranee. Gallerie che portano lontano, botole sotto i conventi, passaggi segreti tra palazzi nobiliari e fughe notturne dal potere. Ma stavolta non è leggenda. Sotto i piedi dei palermitani c’è davvero un tunnel, o meglio, una rete di cunicoli scavati nella roccia che da secoli scorrono sotto la città come vene d’acqua invisibili.

Si chiamano Qanat. E non sono un mito. Sono l’eredità ingegnosa dell’epoca araba. Un’opera idraulica affascinante, misteriosa, ancora attiva. E in alcuni casi… perfino visitabile.

I Qanat: il genio nascosto degli arabi in Sicilia

Quando gli arabi arrivarono a Palermo nel IX secolo, trovarono una terra fertile ma con un problema: l’acqua era difficile da distribuire. Così importarono una tecnica antichissima dalla Persia, adattandola al territorio: scavarono dei tunnel sotterranei — inclinati, a bassa pendenza — che convogliavano l’acqua dalle falde fino alla superficie.

I Qanat non erano solo ingegnosi: erano silenziosi, invisibili e sostenibili. L’acqua scorreva per gravità, senza pompe, senza sprechi. Palermo diventò una città-giardino, grazie a questi canali nascosti che alimentavano agrumeti, bagni pubblici e fontane.

Qanat Gesuitico Basso
Qanat Gesuitico Basso – Wikipedia

Dove si trovano (e cosa si vede oggi)

Oggi ne rimangono tracce evidenti, e in alcuni casi percorribili. I più noti sono:

  • Qanat Gesuitico Basso (zona Corso Calatafimi – Parco Ninni Cassarà): visitabile con guida speleologica, lungo circa 1 km
  • Qanat Gesuitico Alto (zona Boccadifalco)
  • Qanat Bordonaro (nei pressi di via Nave)
  • Altri tratti minori in via Castellana, Molara, Ciaculli

Scendere nei qanat significa entrare in un mondo parallelo: tunnel alti meno di due metri, scavati a mano nella calcarenite, con pozzi verticali che affacciano su giardini, cortili o scuole inconsapevoli. Dentro, l’acqua scorre ancora. Lentamente, silenziosamente, come mille anni fa.

Adv
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it
Qanat Gesuitico Alto
Qanat Gesuitico Alto – turismo.comune.palermo.it

Si può visitare (e sì, devi indossare gli stivali)

Alcuni tratti dei qanat sono accessibili con visite guidate organizzate dal CAI o da associazioni come PalermoSotterranea. Si entra da botole poco visibili, spesso nascoste in giardini pubblici o dietro cancelli anonimi. Si indossano stivali da pescatore, caschetti con luce frontale, e si cammina per centinaia di metri nell’oscurità fresca, ascoltando l’acqua gorgogliare tra le rocce.

È un’esperienza fisica, sensoriale, quasi mistica. Più che visitare un monumento, entri nella pelle della città.

Ma cosa si nasconde davvero lì sotto?

I qanat non sono solo condotte idriche. Sono testimoni di un passato multiculturale, un ponte tra l’Oriente e la Sicilia rurale. Alcuni tratti sono ancora inesplorati: si dice che esistano gallerie collegate a vecchie masserie arabe o giardini scomparsi. Alcune teorie ipotizzano l’uso dei qanat anche come vie di fuga o passaggi segreti durante i secoli.

E poi c’è il fascino del “non detto”: chi ha costruito ogni galleria? Con quali strumenti? Chi ha tracciato la rotta sotto una città che si trasformava, ma lasciava intatto il suo cuore liquido?

Un qanat dentro un bene confiscato: la rinascita di Volpe Astuta

Tra i qanat più suggestivi di Palermo c’è anche il Qanat Xibene, che si snoda sotto la Camera dello Scirocco del quartiere Uditore. Questo tratto fa parte di un luogo simbolico: il fondo in cui oggi sorge la base scout “Volpe Astuta”, primo bene confiscato alla mafia e restituito alla comunità attraverso l’impegno di un’associazione.

Qui il qanat e la Camera dello Scirocco non sono solo testimonianze archeologiche, ma elementi vivi di un progetto educativo che parla di legalità, radici e futuro. I ragazzi del quartiere, le famiglie e i visitatori riscoprono il valore di ciò che scorre sotto, invisibile ma essenziale — proprio come l’acqua.

Un altro modo, silenzioso e potente, per dire che Palermo può cambiare anche dalle sue fondamenta.

La Palermo che scorre sotto i nostri piedi

In un’epoca in cui tutto è visibile, i qanat resistono come simbolo del nascosto, del sommerso, dell’essenziale. Non sono grandiosi come le cattedrali, né decorati come i palazzi, ma sono vivi. Portano acqua. E con essa, portano memoria, intelligenza, umiltà.

E allora, la prossima volta che cammini per via Dante o calpesti la ghiaia di un giardino pubblico, chiediti: cosa c’è sotto di me? Potresti scoprire che Palermo non finisce dove finisce la strada.

Adv
Pubblicità: bancadonrizzo.it
Condividi questo articolo sui tuoi social...
Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.
Pubblicità: riflessi.it
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it
Pubblicità: gabetti.it

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicità: riflessi.it

consigliato da be

BE Sicily Mag Settembre 2026: l’editoriale di Licia Raimondi

BE Sicily Mag Settembre 2026 è arrivato in edicola.C’è un colore che attraversa questo numero. Non lo avevamo deciso, non avevamo costruito le nostre...
Pubblicità: palermoclassica.it

non perderti

Pubblicità: abitarevialedelfante.it
Pubblicità: bancadonrizzo.it
spot_img
spot_imgspot_img