Il Festival di Locarno è uno di quei festival di cui non si parla abbastanza. Ha però una lunga e prestigiosa storia. Nato subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale con l’idea di proporre cinema di qualità, ma in grado di attrarre sia il grande pubblico che i cinefili. Una vetrina per quei cineasti desiderosi di raccontare la realtà senza filtri e all’insegna della libertà di espressione.
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Il centro di questo mondo che attira professionisti, studenti, creativi e gente comune è la Piazza Grande, la più grande sala cinematografica all’aperto d’Europa. 8mila persone riunite insieme per vivere le stesse emozioni. Un Festival tutt’altro che minore, quindi, e che si affianca di diritto a quelli più noti. Come ogni Festival che si rispetti anche Locarno ha il suo simbolo. Cannes ha la Palma d’Oro, Venezia il suo Leone, Berlino l’Orso. Locarno ha scelto un animale ambiguo. Un pardo mitologico che ricorda vagamente la lince, una delle tre fiere descritte da Dante. Il Pardo d’oro è da anni il Premio principale del Festival. Creato nel 1968 da Remo Rossi, lo scultore di origini locarnesi morto nel 1982.

Panorama Swisse
A Locarno il programma del 10 agosto, notte di stelle cadenti, è prevista la presentazione del film di Nicola Bellucci Quir – A Palermo love story.
Il film è incluso nella sezione Panorama Swisse. La sezione offre il meglio delle ultime produzioni svizzere già viste o di prossima uscita, scelte da rappresentanti
delle Giornate di Soletta, dell’Accademia del Cinema Svizzero e di SWISS FILMS.
Una storia di lotta e resilienza
Il film racconta la storia di Massimo e Gino, una delle coppie queer più longeve d’Italia, insieme da ben 45 anni. I due sono proprietari di un negozio di pelletteria a Palermo che si chiama Quir. È più di un negozio però. È un punto di incontro della comunità LGBTQI+ locale, offre sostegno e cura a tutti quelli che ne hanno bisogno. Un esempio di resilienza e di lotta contro una società che conserva ancora radicati i tratti di una cultura patriarcale. Lo stesso regista Nicola Bellucci così racconta il suo incontro con i protagonisti
| Si comincia sempre dall’amore. Io questa volta mi sono innamorato di Massimo e Gino. È iniziato tutto per caso, passando un giorno davanti al Quir, la loro bottega in un vicolo di Ballarò, un quartiere di Palermo. Ben presto ho capito che quello che doveva essere un negozio dove si vendono borse e altri oggetti di cuoio in realtà era una specie di confessionale, o un pronto soccorso per anime in cerca di aiuto, con una storia di lotte per i diritti LGBT lunga 40 anni. Mi sono così messo all’ascolto e da questo microcosmo i personaggi si sono presto moltiplicati, diventando pezzi di un puzzle da costruire sullo sfondo di un paesaggio. |
Il paesaggio di cui si parla è la città di Palermo antica, opulenta, vibrante, piena di tragedie e di mistero per usare le parole del produttore della pellicola Frank Matter.

Premi e riconoscimenti
Il film ha già ricevuto una serie di premi e riconoscimenti. Il premio Miglior film sociale dell’anno nell’ambito del film Festival internazionale Tulipani di seta nera a Roma, il Prix du Public alle 60esime Giornate di Soletta, il Premio Pride Florence Queer Festival 2024 e ha vinto il concorso italiano del Rome International Documentary Festival.
Il viaggio di Massimo, Gino, Ernesto, Vivian, Charly continua e le loro storie a emozionare e commuovere quante più persone possibile. Il cammino per il riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQI+ è ancora lungo e film come questo sono il segno che il cambiamento della società è possibile.





















