Una messa speciale, attesa da tanti anni dai fedeli. Nel borgo di Ginostra, frazione di Stromboli, in provincia di Messina, dove il mare e la tranquillità ne fanno da padrone, ha infatti riaperto la Chiesa di San Vincenzo Ferreri le sue porte dopo tre lunghi anni. Un evento che va oltre la liturgia: lì dove un tempo la comunità si riuniva per celebrazioni dolci e amare, sono pronti a ritornare a suonare i canti religiosi. È accaduto per la prima volta domenica 3 agosto.
La fede della comunità di Ginostra
Dopo tre anni di silenzio, a Ginostra, il suono delle campane ha rotto il silenzio. La chiesa di San Vincenzo Ferreri, chiusa dal 2022 per motivi di sicurezza, è tornata finalmente ad accogliere i suoi fedeli. Non sono numerosi, dato che la frazione di Stromboli conta appena quaranta abitanti, ma il momento è stato comunque carico di emozione. In totale, i presenti erano una ventina, che hanno assistito alla messa celebrata dall’arcivescovo di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, monsignor Giovanni Accolla.
Per gli abitanti del borgo, quella della prima domenica di agosto non è stata una semplice celebrazione: è stata la restituzione di un luogo fondamentale per la vita religiosa della zona. Negli ultimi anni, infatti, le rare funzioni si erano svolte all’aperto, nella terrazza adiacente alla struttura o in spazi privati offerti dai cittadini, in attesa che la piccola chiesa tornasse accessibile.
I lavori di messa in sicurezza, restauro e ripristino erano stati conclusi già a dicembre 2024 grazie ai fondi della Protezione civile nazionale, nell’ambito dell’emergenza Stromboli del 2019, e con il supporto dell’allora presidente della Regione, Nello Musumeci. Ma l’apertura al culto è arrivata solo adesso, nell’agosto 2025.

Una chiesa che racconta la storia del borgo
Costruita tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, la Chiesa di San Vincenzo Ferreri è l’unico edificio religioso di Ginostra. Intitolata al patrono del borgo, rappresenta da oltre un secolo il cuore pulsante della vita comunitaria, spirituale e culturale del paese. Simbolo di resistenza e appartenenza, ha sempre avuto un ruolo centrale nei momenti più significativi della vita isolana: battesimi, matrimoni, feste patronali e preghiere condivise nei momenti di difficoltà.
La riapertura del 3 agosto non è solo un fatto architettonico o liturgico: è un ritorno a casa per un’intera comunità che per troppo tempo non ha avuto un luogo di culto molto significativo per la comunità.



















