Palermo, capoluogo siciliano e centro amministrativo di rilevanza regionale, è stata teatro di un evento giuridico di rilievo nazionale. Il 9 agosto 2025, il Comune ha registrato per la prima volta Luisa ed Elisabetta come genitrici dello stesso bambino, applicando la recente sentenza della Corte Costituzionale che riconosce la figura della madre intenzionale nei casi di procreazione medicalmente assistita effettuata all’estero.
Si tratta di un precedente importante che colloca Palermo tra le prime città italiane ad aver dato attuazione pratica alla decisione della Consulta, contribuendo all’evoluzione del quadro normativo e dei diritti delle famiglie omogenitoriali.
La svolta giuridica: cosa ha deciso la Corte Costituzionale
Il 22 maggio 2025 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68, ha dichiarato incostituzionale il divieto di riconoscere la madre intenzionale nei casi di procreazione medicalmente assistita (PMA) effettuata all’estero da coppie di donne. Un passaggio cruciale: fino a quella data, anche se una donna cresceva il figlio fin dalla nascita accanto alla madre biologica, non aveva alcun diritto legale nei confronti del minore. Questo significava non poter prendere decisioni mediche, non poter richiedere congedi parentali, non avere tutele in caso di separazione o decesso della partner.
La Consulta ha stabilito che il diritto del bambino a essere riconosciuto come figlio di entrambe le madri prevale sul dato puramente biologico, introducendo un principio di diritto destinato a cambiare il panorama familiare italiano.
Luisa ed Elisabetta il primo caso a Palermo
Il 9 agosto 2025, il Comune di Palermo ha applicato per la prima volta la sentenza. Luisa ed Elisabetta sono state registrate come entrambe madri del loro bambino di due anni.Questo riconoscimento è molto più di un dato anagrafico: significa pari diritti genitoriali su tutti i fronti: dalla scuola alla sanità, fino alle decisioni legali in situazioni di emergenza.

Un fenomeno che si diffonde
Palermo non è un caso isolato. Dopo la sentenza di maggio, diverse città italiane, tra cui Roma, Modena, Genova, Milano, Torino, Napoli, Rimini, Pescara, Teramo, Osimo, hanno iniziato a registrare i figli di coppie lesbiche riconoscendo entrambe le madri.
A Roma, a giugno 2025, il Campidoglio ha registrato sei figli di sei coppie lesbiche. Il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato che «sanare il vuoto legale significa restituire dignità e sicurezza a bambini che fino a ieri avevano un solo genitore sulla carta».
Diritti riconosciuti… ma non per tutti
Nonostante la svolta, i papà gay restano esclusi. La legge Varchi, in vigore dal 2024, vieta la GPA e ne punisce l’utilizzo anche se effettuato legalmente all’estero. Questo crea una disparità di trattamento tra coppie lesbiche e coppie gay, lasciando molti bambini in una condizione di assenza di tutela legale per uno dei due genitori.
Perché questo caso è importante per tutta la società
Il riconoscimento di Luisa ed Elisabetta non è un episodio isolato, ma una pietra miliare in un processo di normalizzazione dei diritti familiari in Italia. Si tratta di un atto che rispecchia un principio fondamentale: il bambino non può essere penalizzato per il metodo con cui è venuto al mondo.
In un Paese in cui il dibattito politico spesso polarizza il tema dei diritti civili, questo caso dimostra che le trasformazioni reali partono dalla vita quotidiana delle persone e trovano forza nei tribunali.
La sfida ora è trasformare questi riconoscimenti da eccezioni locali a regola nazionale, affinché ogni bambino possa essere tutelato in base alla realtà affettiva e non solo a quella biologica.



















