Immaginate di trovarvi in autostrada con l’auto elettrica, batteria al 10% e lo sguardo fisso sul navigatore in cerca della famosa “colonnina di ricarica”. In Sicilia, nel 2024, ce ne sono ufficialmente 3.514. Non poche, certo, ma la metà abbondante dorme ancora: soltanto 945 sono effettivamente attive. Insomma, più che una rete sembra un puzzle incompleto, dove i pezzi ci sono ma qualcuno non li ha ancora incastrati.
Dove siamo e dove no
La Sicilia è settima in Italia per numero di punti di ricarica, seconda nel Sud dopo la Campania. Ma se guardiamo al Nord, il confronto fa sorridere amaro: la Lombardia da sola ne conta quasi 13 mila, tredici volte più dell’isola. Palermo, Catania e Messina fanno la parte del leone, mentre nelle province più periferiche trovare una colonnina è ancora una caccia al tesoro.

Nel 2024 però un segnale incoraggiante c’è stato: +945 nuove installazioni, abbastanza per entrare nella “top five” delle regioni italiane per crescita. Il problema, appunto, è che una colonnina spenta serve quanto un ombrellone chiuso in pieno agosto.
I piani (e i soldi) in ballo
La Regione Siciliana già dal 2018 aveva messo nero su bianco un Piano della Mobilità Elettrica: obbligo di colonnine nei nuovi impianti stradali, priorità a centri commerciali, ristoranti e parchi archeologici. Nel frattempo il PNRR ha aperto il portafogli con 639 milioni di euro per tutta Italia: tra i beneficiari anche Electra, che ha inaugurato la sua prima stazione ultraveloce a Belpasso, dentro Etnapolis.
Terna, dal canto suo, promette 3,5 miliardi di euro per potenziare la rete elettrica siciliana: un’iniezione di energia (letteralmente) necessaria, visto che l’obiettivo è triplicare il fotovoltaico e raddoppiare l’eolico entro il 2030.
Futuro: due strade possibili
Le previsioni parlano chiaro: se va tutto liscio, nel 2030 la Sicilia potrebbe contare tra 11.500 e 15.500 colonnine. Un bel salto, pari a un +230-340% rispetto a oggi.
- Scenario conservativo: 11.500 punti, 120 milioni di investimenti.
- Scenario accelerato: 15.500 punti, con una crescita annua vicina al 30%.
La differenza tra i due? La velocità con cui verranno superati i nodi burocratici e la voglia (o meno) di investire sul serio.

Le sfide (non solo tecnologiche)
Il problema più grosso non è tecnico, ma culturale ed economico. Nel Sud circolano meno auto elettriche, quindi il business è meno conveniente. È il classico cane che si morde la coda: senza colonnine nessuno compra auto elettriche, senza auto elettriche nessuno installa colonnine. A complicare il tutto, ci sono le procedure autorizzative: quasi il 18% delle colonnine italiane resta spenta in attesa di burocrazia.
Sicilia elettrica: occasione o miraggio?
Entro il 2030, se i numeri verranno rispettati, l’isola potrebbe finalmente allinearsi al Centro-Nord e smettere di sentirsi “in riserva”. Oltre a nuova occupazione qualificata, più investimenti e turismo sostenibile, ci sarebbe un messaggio forte: la Sicilia che corre (stavolta sì) alla stessa velocità del resto d’Italia.
Per ora, però, chi guida elettrico in Sicilia deve fare i conti con una realtà un po’ a singhiozzo. Ma sognare di partire da Palermo e arrivare a Ragusa ricaricando in mezz’ora al sole dell’eolico… non è poi così fantascienza.



















