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Alessandro Preziosi: “La Sicilia ha arricchito la mia vita, recitare all’alba è arte pura”

Alessandro Preziosi, protagonista al Teatro della Nike di Giardini Naxos con "Le Memorie di Adriano", spettacolo andato in scena all'alba, si racconta a BE Sicily Mag

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Le parole dell’imperatore Adriano sono risuonate all’alba di giovedì 4 settembre al Parco Archeologico di Naxos-Taormina. Uno scenario unico, tra mare, cielo e terra, ha ospitato il monologo “Le Memorie di Adriano” con protagonista Alessandro Preziosi, nell’ambito della rassegna Nike Teatro, con la direzione artistica di Simona Celi. 

L’attore, a BE Sicily Mag, ha parlato a margine dell’evento di come spettacoli come questi possano toccare, attraverso la classicità, argomenti profondi e attuali, perché l’uomo in fondo, nei millenni, è sempre rimasto uguale a se stesso. Inoltre, ha svelato alcuni dettagli inediti sul suo rapporto con la Sicilia, che lo ha accolto in diverse occasioni, professionali e non.

Alessandro Preziosi al Teatro della Nike

Lo spettacolo “Le Memorie di Adriano” ha messo in scena la figura dell’imperatore Adriano come voce sonora delle grandi questioni umane: morte, desiderio, bellezza, declino del potere, in una con fessione profonda e contemporanea. Recitare vicino al mare, in uno scenario incantevole, ha avuto per Alessandro Preziosi un sapore unico, ma che aveva già vissuto. “L’ultima volta che ho recitato a Taormina, con uno squarcio di mare tra le rovine del Teatro Greco, con il tramonto, è stata un’esperienza incredibile. Lo spettacolo andò in scena nel 2005 con le Tre Caravelle di Cristoforo Colombo e una delle caravelle doveva morire proprio in quello squarcio. A distanza di vent’anni, mi trovo sempre con il mare alle spalle, ma stavolta all’alba. Un’esperienza molto particolare, perché l’alba, come il tramonto, sono due momenti molto evocativi, suggestivi ed emozionanti, un’espressione dell’arte pura”.

L’attore campano è stato accompagnato dalle musiche originali composte da Giacomo Vezzani.  Un adattamento contemporaneo grazie alla nuova traduzione di Tommaso Mattei. Lo spettacolo ha offerto numerosi e interessanti spunti di riflessione. Primo fra tutti l’amore per la cultura e il bello. Ogni tempo ha i suoi canoni di bellezza e su questo Alessandro Preziosi sottolinea che “la cultura dovrebbe rendere più docili, una docilità intesa come disponibilità ad essere aiutati nelle faccende della vita, rispetto a quello che la vita fornisce”.

“Oggi secondo me – ha continuato – c’è grande passione per la cultura e le passioni durano nell’estemporaneità. Il fatto che siano legate ad uno sfruttamento che si esaurisce in maniera molto rapida, troppo veloce, non dà il tempo di apprendere qualcosa o di dargli un facile ingresso nella propria vita, perché subito un’altra cosa subentra. Un po’ come le serenate che si fanno alla finestra della bella, che si lascia sedurre e ammaliare da chi canta, ma poi in strada non scende mai”.

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Il tema della politica

Un altro tema molto importante su cui lo spettacolo focalizza l’attenzione è quello della politica. Adriano fu imperatore illuminato, aveva la capacità di fare dei passi indietro e aspettare il proprio momento, non si chiuse mai in una distanza aristocratica. Anche su questo Alessandro Preziosi ha un’idea precisa: “La grande capacità di combinare l’umiltà, l’ambizione, il potere, la pazienza rispetto all’ambizione di potere, è qualcosa di molto raro. Non è un mettersi al pari con il popolo come fa oggi la politica, in maniera assolutamente ipocrita. È soprattutto la capacità di fare un passo indietro per far accedere altre forze all’interno della gestione pubblica”. 

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Gli scritti di Adriano sono un monito per tutti noi, ma bisogna saperli leggere. “Adriano, in termini di insegnamento ordinario, ci insegna molto poco, perché non credo possa concretamente rappresentare una voce da farsi ascoltare in pratica. L’esperienza di Adriano è un’esperienza che sprofonda nell’amore, nel rispetto del genere umano, nella maniera più letteraria e filosofica. Quindi è abbastanza difficile che oggi si possa arrivare a questo tipo di percezione. Sicuramente ci può ricordare quanto sia fondamentale ricostruire l’animo umano attraverso l’esperienza della lettura. La cultura si produce attraverso la conoscenza”.

Il rapporto tra Alessandro Preziosi e la Sicilia

Alessandro Preziosi tratta dunque argomenti profondi in questa sua recente parentesi professionale in Sicilia. L’attore, da parte sua, è stato molte volte nell’Isola e il suo rapporto con questa terra è molto particolare: “È un rapporto da isolano. Sono cresciuto in una ‘isola’ di fronte Capri, che è Napoli, quindi non è difficile entrare nelle contraddizioni e nelle incoerenze, nella follia e nell’amore per gli aromi per i gelsomini, i limoni, che sono profumi che senti tutto l’anno. Vivo ancora vicino ad un vulcano che è il Vesuvio, il quale determina l’appartenenza a quella terra, come per i siciliani fa l’Etna“.

Oggi nutre un amore per la Sicilia più maturo che in passato. “Mi sono sempre divertito: a Taormina, Agrigento, Palermo, Catania, isole Egadi, Isole Eolie, San Vito Lo Capo. Insomma, sono stato dappertutto. Ho girato il film più importante della mia carriera che è I Vicerè di Federico De Roberto, con la regia di Faenza. Ho girato anche a Lipari. Diciamo che la Sicilia ha arricchito tante fasi della mia vita, una più bella dell’altra”.

Il cibo e la fede

Se si parla di Sicilia, non si può non parlare di cucina. Da campano, Alessandro Preziosi è abituato ai sapori intensi, ma ci tiene a precisare: “Non ho una grande cognizione del cibo. Nutre il corpo ed è un peccato che tutto ciò che non è materico non riesca a nutrire allo stesso modo lo spirito. È una contraddizione assurda”.

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E a proposito di spiritualità e nutrimento dell’anima, rivela di amare la lettura de Le Confessioni di Sant’Agostino ed è riconoscente nei confronti di Papa Benedetto XVI: “Il mio rapporto con la fede è intimo e personale. Io posso dire di aver visto le orme dell’orso, ma di non aver visto l’orso. Quindi c’è una grande differenza. Non ho una testimonianza diretta. Ho un percorso personale che a volte ritengo essere una tortura, altre volte lo considero bellissimo. Dice bene Sant’Agostino: credere vuol dire imparare a vedere ciò che non hai davanti. La ricompensa di questa fede è vedere ciò in cui credi”.

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