Il 15 settembre 1993 Cosa nostra uccide don Pino Puglisi davanti alla sua parrocchia di San Gaetano, nel cuore del quartiere Brancaccio. A distanza di 32 anni, Palermo celebra la memoria del sacerdote che aveva osato sfidare la mafia con la forza dell’educazione e dell’impegno civile. Nato a Palermo nel 1937, ordinato sacerdote nel 1960, Puglisi dedicò la sua vita agli ultimi, ai giovani e a chi rischiava di restare intrappolato nelle maglie della criminalità organizzata.
L’arma della coscienza contro la mafia
Nel difficile contesto di Brancaccio, Puglisi inaugurò oratori, doposcuola e associazioni, offrendo ai ragazzi alternative concrete alla strada e al reclutamento mafioso. La sua convinzione era chiara: cambiare la società attraverso l’educazione. Proprio questa visione lo rese un bersaglio per i Graviano e per Cosa nostra, che lo condannarono a morte. Quando i killer lo colpirono, le sue ultime parole – “Me lo aspettavo” – aprirono una ferita di coscienza negli stessi esecutori, diventata poi seme di collaborazione con lo Stato.
Le celebrazioni del 15 settembre
Per l’anniversario del martirio, l’apertura dell’anno scolastico sarà dedicata al Beato. Il Comune di Palermo ha disposto limitazioni al traffico nelle giornate di giovedì e venerdì, in occasione della “Giornata Commemorativa dedicata alla memoria del martirio di Padre Pino Puglisi”. Diverse le manifestazioni in città. oggi pomeriggio, al Centro sportivo a lui intitolato, verranno piantati venti alberi di ulivo in memoria dei bambini vittime della strage di Bullenhuser Damm, nel segno della pace e della speranza. In serata, alle 18.30, nella parrocchia di Santa Maria della Pietà – dove Puglisi fu battezzato – si terrà la messa presieduta da don Giuseppe Di Giovanni.
Gli eventi in memoria di don Puglisi proseguiranno per tutto il mese, a conferma di quanto la sua figura resti un punto di riferimento per la città di Palermo. La sua vita, spezzata dal piombo mafioso ma non dal silenzio, continua a parlare soprattutto alle nuove generazioni. Le spoglie del Beato Puglisi riposano oggi nella Cattedrale di Palermo, sotto un monumento a forma di spiga di grano.
Una memoria viva nella città
La sua eredità non si limita alla devozione religiosa. Come ha ricordato il sindaco Roberto Lagalla. “Sono passati 32 anni dall’uccisione di Padre Pino Puglisi. Trentadue anni da quel sorriso che, più di mille discorsi, ha messo in crisi chi pensava di poter continuare a comandare con la paura – ha affermato Lagalla. Oggi non celebriamo un’icona, ma ricordiamo un uomo. Un prete che non cercava il martirio né voleva fare l’eroe. Padre Puglisi è stato, semplicemente, un cittadino che ha fatto il proprio dovere con coerenza. E in una terra come la nostra, dove la normalità è spesso rivoluzionaria, questo è bastato per attirare l’odio mafioso. Non ha mai lanciato proclami. Non ha mai cercato lo scontro diretto. Ha scelto l’unico vero modo di combattere la mafia: restituire dignità, opportunità e coscienza a chi sembrava condannato al silenzio e alla rassegnazione. La sua morte non è servita a fermare quel cambiamento. Al contrario, ha reso ancora più evidente quanto la mafia abbia paura dell’educazione, del pensiero libero, dei piccoli gesti quotidiani che costruiscono comunità. Palermo ha bisogno di memoria, ma ancora di più ha bisogno di continuità. I semi che ha piantato Padre Puglisi non devono restare commemorazioni. Devono essere scelte. Ogni giorno”.



















