Dal 12 al 14 settembre Termini Imerese ha ospitato la sesta edizione del Termini Book Festival, un evento diventato un appuntamento fisso per gli amanti della letteratura. Nato nel 2020 da un’intuizione dello scrittore Giorgio Lupo, il festival si è rapidamente trasformato da semplice rassegna locale a evento capace di attrarre grandi autori, contaminazioni artistiche e riflessioni su temi sociali di forte attualità. In sei edizioni ha consolidato collaborazioni prestigiose – come quella con il Giallo Mondadori – e ha saputo mantenere viva la memoria di figure coraggiose come il giornalista termitano Cosimo Cristina, a cui è intitolato l’omonimo premio letterario.
Gli incontri con gli autori: da Salvo Toscano a Roberto Mandracchia
Nel corso di questi tre giorni, il Termini Book Festival ha offerto un ricco programma di presentazioni, incontri con gli autori – siciliani e no –, reading e momenti di confronto tra scrittori, critici e lettori.
Tra i protagonisti, Salvo Toscano, giornalista e scrittore, che ha portato sul palco i suoi noir, che intrecciano intrattenimento e sguardo critico sulla società. Nei suoi libri, Palermo e la Sicilia diventano co-protagoniste, specchio di ingiustizie e contraddizioni. “Uno dei temi che mi sta più a cuore – ha spiegato – è quello della mala giustizia, degli errori e del populismo penale. Sono temi di cui, secondo me, si parla poco e che a me piace, invece, portare all’attenzione i miei lettori”.
Lo scrittore agrigentino Roberto Mandracchia, invece, ha presentato L’implosivo. Nei suoi romanzi, sceglie spesso figure marginali, “outsider” che incarnano fragilità e contraddizioni e che trovano spazio in trame segnate dal contrasto tra violenza e tenerezza. A Termini, i suoi personaggi hanno persino preso vita grazie alla lettura scenica del gruppo “A casa di Anna Laura”, un’esperienza che Mandracchia ha definito emozionante: “Vedere i propri personaggi uscire dalla carta e dialogare con te è una delle magie più belle della letteratura”.
Barbara Perna in giuria
Tra le voci che hanno arricchito il Termini Book Festival c’è stata anche quella di Barbara Perna, una delle presenze provenienti da fuori Sicilia. Nella vita è una giudice-scrittrice e, in questa occasione, è stata tra i membri della giuria del concorso letterario del festival. Qui ha raccontato la difficoltà e la responsabilità del passare “dall’altra parte”: “Non è semplice valutare il lavoro degli altri, perché da scrittrice so quanto amore e speranza si mettono in un libro. Però, come giudice, devo affidarmi ai dati tecnici, per sottrarmi all’emotività della scelta”.
Perna ha inoltre sottolineato cosa, a suo avviso, rende speciale un testo: “Secondo me deve esserci la comunicazione, perché a volte le persone hanno talmente desiderio di diventare scrittori che dimenticano che la scrittura è nata per comunicare. Se non hai dentro qualcosa di interessante da dire è preferibile tacere, e così è anche preferibile non scrivere. La scrittura non è solo un esercizio di stile, la scrittura è comunicazione”.

I temi al centro del Termini Book Festival
Tanta letteratura, ma anche tanta attualità sul palco del Termini Book Festival. Uno dei temi di questa edizione è stato quello dei migranti, affrontato insieme al medico lampedusano Pietro Bartolo che per primo si è occupato dell’accoglienza di uomini e donne sopravvissuti alla tratta del Mediterraneo.
Altra presenza importante è stata quella di Matteo Giusti, giornalista esperto di geopolitica e africanista, che ha spiegato le ragioni economiche che costringono tante persone a lasciare il proprio Paese. Nel corso del festival ha trovato spazio anche Amnesty International, rappresentata dalla professoressa Carmen Cera, la quale ha illustrato cosa prevede il diritto internazionale, come funzionano i CPR e quali diritti umani sono coinvolti.
A corollario di quest’evento, il ricordo costante delle vittime della guerra a Gaza, attraverso la lettura di poesie, ad opera di Rosalba Costanza, tratte dal libro Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza di Nabil Bey Salameh.
Il Premio Cosimo Cristina e la memoria come valore
Da due anni il concorso del Termini Book Festival porta ufficialmente il nome di Premio Cosimo Cristina, giornalista termitano ucciso dalla mafia. Una scelta fortemente simbolica, che rispecchia i valori fondanti della manifestazione. L’intitolazione, legata alla partnership con Giallo Mondadori, nasce con l’obiettivo di trasformare la visibilità della collana in un’occasione per raccontare e mantenere viva la memoria di Cristina, ancora poco conosciuta a livello nazionale.
“Cosimo era un nostro concittadino, un uomo di cultura che ha pagato con la vita la sua denuncia. Ricordarlo significa ribadire che la cultura è uno strumento coraggioso contro il silenzio e la rassegnazione” ha sottolineato Giorgio Lupo, fondatore e direttore artistico dell’evento. A vincere il premio quest’anno è stato l’inedito “Vite qualunque” di Beatrice Fiaschi.
Quest’anno il festival ha dedicato al giornalista anche la mostra Prospettive di Cosimo, con le prime pagine più rappresentative di Prospettive Siciliane. Un momento speciale, arricchito dagli interventi di Giusi Conti e Rosario Petix, che a novembre avvierà le riprese di un film su Cristina già presentato in anteprima al Festival di Cannes.




















