Nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, domenica 14 settembre, è andata in scena una serata speciale dedicata a una persona speciale. Il riferimento è all’evento intitolato “Andrea Camilleri, nascita di una leggenda. Dalle prime poesie al primo Montalbano”. A celebrare il grande scrittore nell’anno del centenario dalla nascita è stato un gruppo di attori e attrici che hanno avuto il privilegio di conoscerlo durante gli anni della loro formazione all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, dove era insegnante.
L’omaggio degli attori ad Andrea Camilleri
Tra gli attori saliti sul palco per omaggiare Andrea Camilleri, qualcuno vi ha lavorato a stretto contatto, mentre altri lo hanno incrociato nelle pause. Tutti però hanno un ricordo o un aneddoto da raccontare, divertito o commosso. Tra questi c’è Fabrizio Gifuni: “Ascoltarlo a lezione o nelle pause mentre sceglieva con cura le parole più esatte e sorprendenti produceva in tutti noi allievi una forma di incatenamento. Ma non filosofeggiava, aveva imparato dal teatro ad essere molto concreto”, dice.
Massimo Popolizio invece ammette di ricordarselo sempre vecchio, un Tiresia, un veggente insomma, e si domanda cosa direbbe oggi di fronte all’orrore che ci circonda. “I suoi occhi visionari lacrimerebbero certamente”.
Il racconto teatrale
In questo racconto di Andrea Camilleri dagli inizi fino alla nascita di Montalbano è Luigi Lo Cascio a fare da narratore. Prima di cominciare però, come probabilmente avrebbe amato lo scrittore, la musica. La cantante Eleonora Bordonaro si esibisce sulle note di una canzone di Rosa Balistreri. L’ennesimo omaggio, seppure indiretto, alla cantautrice siciliana.
Sul palco, poi, si alternano a gruppi di quattro gli interpreti: Alessandra Acciai, Paolo Briguglia, Tosca D’Aquino, Fabrizio Gifuni, Sabina Guzzanti, Luigi Lo Cascio, Laura Marinoni, Massimo Popolizio, Pino Quartullo, Galatea Ranzi, Alvia Reale e Sergio Rubini. Leggono pagine scritte da Andrea Camilleri e Antonio Franchini, con la direzione artistica di Felice Laudadio. Sono riflessioni, aneddoti, cronache della sua biografia.
L’incontro con Orazio Costa, di cui fu unico allievo del corso di regia, la telefonata con Beckett che pare rifiutò di concedere alla televisione italiana il permesso di adattare i suoi lavori perché a dirigerlo non ci sarebbe stato Andrea Camilleri. E poi i 30 anni trascorsi alla Rai, il romanzo rifiutato e poi tardivamente pubblicato. La ricerca di una lingua letteraria sua propria che nasce dall’incontro tra il siciliano e l’italiano.
La chiusura della serata è stata affidata allo stesso Andrea Camilleri. In video, con la sua inconfondibile voce roca da fumatore incallito, racconta un episodio accadutogli da ragazzino, in cui gli capitò di sprofondare in una pozza di liquame fino al collo. Fu salvato dal provvidenziale intervento dello zio, mentre la vicina esclamava Tutta fortuna! Aveva ragione, dice sornione lo scrittore.





















