Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Da Palermo a New York: la lezione dell’inclusione arabo-normanna arriva all’ONU

Un documentario UNESCO racconta all’Assemblea Generale come i monumenti palermitani siano diventati un laboratorio di convivenza e uno strumento per affrontare le sfide globali dell’Agenda 2030

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L’eredità arabo-normanna di Palermo approda al Palazzo di Vetro. Il prossimo 23 settembre, durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, sarà proiettato un documentario di 25 minuti che racconta come la città siciliana si sia trasformata in un “Living Lab dell’inclusione”.

Il filmato ripercorre le giornate del modulo formativo dell’ICCAR Youth Bootcamp dell’UNESCO, che dal 2 al 4 settembre ha portato nel capoluogo siciliano trenta giovani provenienti da diversi Paesi, selezionati tra studenti e professionisti di età compresa tra i 20 e i 30 anni. L’iniziativa, inserita nel progetto Mosaicando, ha mostrato come i monumenti palermitani possano diventare strumenti di dialogo e convivenza, capaci di offrire risposte concrete alle sfide globali.

I partecipanti hanno scoperto luoghi simbolo come la Cappella Palatina, la Cattedrale e San Giovanni degli Eremiti, esempi di come culture e religioni diverse abbiano convissuto e dialogato nei secoli. Un laboratorio a cielo aperto che ha trasformato la storia in occasione di riflessione sul futuro delle città multiculturali.

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Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla

Le tre giornate hanno alternato formazione pratica e momenti di confronto, come il workshop “Pensare globale, agire locale”, tenutosi all’Orto Botanico. Esperti e rappresentanti istituzionali hanno discusso di inclusione, pace e sviluppo sostenibile: dalla prospettiva globale di Linda Tinio-Le Douarin (UNESCO) alla testimonianza politica di Paolo Rondelli, ex capitano reggente di San Marino, fino agli interventi di amministratori locali come Matteo Lepore, sindaco di Bologna, Asher Craig, presidente della Bristol Legacy Foundation, e Michael A. Schadek, direttore delle partnership regionali di Columbus (Ohio).

“Accogliere a Palermo il Bootcamp ICCAR, iniziativa della rete UNESCO per la formazione di leader urbani – ha affermato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – è stato un onore e al tempo stesso una straordinaria opportunità per la nostra città. Dal 2 al 4 settembre, grazie al progetto Mosaicando e al modulo dedicato al sito seriale ‘Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale‘, Palermo si è trasformata in un vero e proprio Living Lab dell’inclusione: uno spazio dove il patrimonio culturale non è solo memoria, ma strumento attivo per immaginare e costruire città più eque e sostenibili. La nostra storia millenaria, fatta di dialoghi tra culture e civiltà diverse, rappresenta oggi una risorsa viva e dinamica per affrontare le sfide del presente. Il percorso UNESCO, che unisce monumenti straordinari e identità plurali, è al centro di un progetto che parla alle nuove generazioni e contribuisce alla formazione di cittadini e cittadine consapevoli, protagonisti del cambiamento. Il comune di Palermo ha sostenuto con convinzione questa iniziativa, pienamente coerente con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli obiettivi dell’ICCAR Youth Bootcamp 2025. Palermo vuole essere laboratorio permanente di convivenza, creatività e innovazione sociale, e questo Bootcamp ha rappresentato un passo importante in questa direzione”.

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“Accogliere 25 giovani provenienti da ogni parte del mondo e condurli alla scoperta della Palermo arabo-normanna – ha dichiarato Benedetto Zacchiroli, presidente di ICCAR (International Coalition of Inclusive and Sustainable Cities) – significa offrire loro non solo un patrimonio artistico straordinario, ma anche la testimonianza viva di come questa eredità continui a plasmare la città come luogo di inclusione. Condividere questo modello di convivenza è un esercizio di cittadinanza pubblica che rafforza il legame tra memoria storica e futuro delle comunità globali”.

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