Quella di Zayel è una storia che attraversa continenti e intreccia destini. Il bambino, che compirà sei anni a ottobre, è affetto da una rara malformazione congenita, l’estrofia vescicale. Una condizione che nel suo Paese, il Madagascar, non può essere curata. È così che per il piccolo paziente si è mossa una rete di solidarietà internazionale, che lo ha portato in Italia.
L’arrivo a Catania di Zayel
Noeline Clarisse e suo figlio Zayel sono atterrati, nella giornata del 21 settembre 2025, presso l’aeroporto di Catania dopo avere affrontato due voli intercontinentali. Ad accoglierli, un abbraccio collettivo fatto di istituzioni e volontari: l’eurodeputato Marco Falcone, gli attivisti del gruppo Inclusione e Terzo Settore di Forza Italia, Dario Vellini e Lucia Bertucci, e il Gruppo Alfa della Protezione civile di Chiaramonte Gulfi guidato da Giuseppe Bellio. Grazie al loro contributo, è stata possibile l’organizzazione dei trasporti necessari per condurre il piccolo paziente in Italia.
Le cure a Roma
Catania, però, è solo la prima tappa di un percorso che ora condurrà Zayel a Roma. Nei prossimi giorni, il bambino e la madre raggiungeranno l’ospedale San Camillo Forlanini, dove li attende l’équipe del chirurgo Vito Briganti. In collaborazione con i reparti specialistici del Rizzoli e del Sant’Orsola di Bologna, verrà avviato il piano di interventi chirurgici necessari per affrontare l’estrofia vescicale.
Si tratta di un raro difetto congenito in cui la vescica si sviluppa all’esterno del corpo. Questa condizione richiede interventi chirurgici ricostruttivi fin da subito dopo la nascita. A 6 anni, il piccolo Zayel adesso avrà le cure di cui necessita in Italia, con la speranza di potere condurre una vita normale.
L’Italia ancora terra accogliente per chi soffre
Dietro questa missione, c’è il lavoro silenzioso e instancabile di associazioni, medici e volontari che hanno reso possibile ciò che sembrava irraggiungibile. La storia di Zayel non è solo un racconto di medicina e solidarietà, ma un esempio potente di come la cooperazione e l’umanità possano cambiare il destino di una vita fragile, trasformando un dolore privato in un messaggio universale di speranza.
Non è la prima volta tra l’altro che l’Italia è protagonista di iniziative di questo genere: recentemente a raggiungere la Sicilia è stata anche la piccola Ayeda, bambina afghana di soli due anni, al momento ricoverata all’ISMETT di Palermo in attesa di un trapianto di fegato.






















