Benedetta Porcaroli è stata protagonista dell’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica Cinema, viaggi e sogni, a Villa Igiea – Hotel Rocco Forte. L’attrice, recentemente sul piccolo schermo con Il Gattopardo, ha dialogato martedì 30 settembre con la giornalista Ornella Sgroi.
Nel corso del talk, la ventisettenne romana ha parlato della sua carriera e dei temi che ha potuto affrontare attraverso i suoi personaggi: dal femminismo primordiale con la produzione ispirata al romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, al maschilismo tossico trattato ne La scuola cattolica, fino al rapporto dei giovani con i telefoni e le nuove forme di dipendenza sociale.
L’attrice, anche in virtù della location siciliana, si è poi focalizzata in particolare sulla sua esperienza sul set de Il Gattopardo, che l’ha vista impegnata per diversi mesi nell’Isola. Dopo il talk, i presenti hanno assistito alla proiezione dei primi due episodi della serie Netflix, che ha coinvolto e appassionato il pubblico.
Benedetta Porcaroli ripercorre la sua carriera
La giornalista Ornella Sgroi ha ricostruito sul palco il percorso artistico di Benedetta Porcaroli, attrice che ha definito “camaleontica”, dal carnet di premi invidiabile per la sua giovane età, reduce dalla vittoria del Premio Orizzonti come miglior attrice alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 per il film Il rapimento di Arabella. Il racconto è stato trasformato in un ponte per affrontare temi cari alla protagonista del talk.
“Dalla mia prima esperienza sul set – ha ammesso in merito ai suoi inizi nel mondo del cinema – mi sono sentita al posto giusto, come se fosse qualcosa che mi risuonava dentro. Forse è stata una folgorazione a lento rilascio. Attraverso i personaggi capisco chi sono, perché mi confronto con loro e rispetto alle esigenze del personaggio, gioco sull’aggiungere o togliere qualcosa”.
Tanti i personaggi interpretati nel corso della sua carriera, ma alcuni le sono rimasti nel cuore più di altri. È il caso di quello di Concetta ne Il Gattopardo, simbolo potente del femminismo. “Come tutti gli attori, ho delle preferenze. La sua è una storia di emancipazione. Concetta è una giovane donna che vive in un’epoca in cui era impensabile ribellarsi al proprio padre. È un personaggio modernissimo. La recitazione in questo senso è straordinaria, perché ti fa viaggiare nel tempo, obbligandoti a comprendere davvero i problemi delle persone di quegli anni. Interpretare Concetta – ha aggiunto – mi ha permesso di compiere un viaggio al femminile sviluppando un personaggio quasi marginale, ma ricco di sfumature”.

L’esperienza sul set de Il Gattopardo
Il personaggio di Concetta non è stato tuttavia l’unico elemento che ha fatto sì che la serie Il Gattopardo restasse nel cuore di Benedetta Porcaroli. “Sono molto legata a questo progetto e alla Sicilia, lo difendo sempre. Tom Shankland ha scritto una lettera d’amore alla Sicilia, non l’avevo mai vista raccontata così profondamente. Stare qui durante le riprese è stata un’esperienza incredibile”.
A incidere sulla memoria di questa esperienza sono stati anche i momenti condivisi sul set tra gli attori. L’attrice ha raccontato di aver sofferto il tipico caldo estivo siciliano, che non l’ha risparmiata neppure quando si trattava di indossare i costumi di scena, alcuni persino di lana. “Di tutti i viaggi che ho fatto per girare, questo lo metto tra i più belli. È stato incredibile stare qui: ci siamo divertiti come dei pazzi. Abbiamo conosciuto persone straordinarie, come un dj di nome Giorgio, ottantenne, che ci ha fatto ballare tutta la notte, e altre figure eccentriche e divertenti, parte di questa terra meravigliosa. Tornare in Sicilia, per me, è sempre un sì: un posto che porto nel cuore”.

La trasversalità di Benedetta Porcaroli
Dopo il successo con la serie Il Gattopardo, Benedetta Porcaroli ha di recente vinto il Premio Orizzonti come miglior attrice alla Mostra del Cinema di Venezia. A dimostrazione del fatto che si tratta di un’attrice che mostra di sapere entrare dentro la carne e l’anima delle donne che interpreta facendole vivere sul grande schermo.
Un riconoscimento per cui deve ringraziare Carolina Cavalli, regista di Il rapimento di Arabella: “È stata una fortuna incontrarla nel mio percorso, perché mi ha lanciata nelle sfide di personaggi profondi. Sono felice di far parte di progetti di giovani talenti come lei, che spesso non vengono valorizzati abbastanza. È importante consegnare al cinema un nuovo modo di vedere il mondo, purché parta sempre da una necessità onesta”.
Il rapporto con la tecnologia
L’attrice, infine, ha parlato anche di temi personali, come del suo rapporto con la tecnologia: “Ogni tanto sento l’esigenza di staccare il telefono, perché è qualcosa che ti distrae dalle conversazioni e ti entra dentro l’intimità, dentro casa. Penso che anche l’angoscia che provano molti ragazzi, dettata dall’ossessione per i like, derivi da questo. Ma la vita non si può ridurre a questo”.
Porcaroli ha concluso il talk con una riflessione: “Oggi viviamo in un contesto in cui siamo sempre in attesa di una conferma che arriva dall’esterno, questo ci fragilizza. Al contrario, la prima accettazione deve partire da noi. Il mio lavoro ha a che fare con gli esseri umani: ti mette in relazione con le persone e ti dimostra che non bastiamo a noi stessi”.


















