La Sicilia non è più una “regione rossa” per l’obesità. A dirlo sono gli ultimi dati diffusi al termine del congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO), che si è chiuso ieri. L’isola, che per anni ha detenuto il primato delle prevalenze più alte in Italia, scende oggi nella fascia arancione, rientrando nella media nazionale. Un segnale di svolta, frutto di una nuova consapevolezza collettiva e di politiche sanitarie più mirate.
I numeri che raccontano il cambiamento
Secondo l’indagine OKkio alla Salute 2023 dell’Istituto Superiore di Sanità, il 33,9% dei bambini siciliani tra 8 e 9 anni presenta un eccesso ponderale: il 20,5% è in sovrappeso, il 9,2% obeso e il 4,2% in condizioni di obesità grave. Percentuali ancora alte, ma in calo rispetto al passato, con un miglioramento che porta la Sicilia al passo con la media italiana (29%).
Tradotti in numeri assoluti, si parla di oltre 89 mila bambini sovrappeso o obesi, di cui circa 35 mila obesi. Un dato che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile, considerando che l’isola guidava le classifiche nazionali.
Tra gli adulti, i dati PASSI 2022–2023 confermano che circa un siciliano su tre è in sovrappeso, mentre più di uno su dieci è obeso. Il 40% della popolazione dichiara di essere sedentaria, un comportamento che rimane tra i principali fattori di rischio.
Bambini sempre più consapevoli (ma non abbastanza)
Se i numeri migliorano, le abitudini quotidiane restano ancora un terreno di lavoro. Solo il 41% dei bambini fa una colazione adeguata, il 24% non svolge attività fisica e più della metà (57%) trascorre oltre due ore al giorno davanti a TV, tablet o smartphone.
Soltanto un bambino su cinque consuma frutta ogni giorno, e appena l’11% mangia verdura quotidianamente. Segnali che indicano come il cambiamento culturale sia avviato ma non ancora consolidato.
Dalla diagnosi alla prevenzione: una rete che funziona
Negli ultimi anni la Regione Siciliana ha costruito una rete dedicata al trattamento dell’obesità, introducendo nel 2021 il PDTA per il Trattamento Integrato dell’Obesità dell’adulto (D.A. 1077/2021).
Il modello prevede un approccio multidisciplinare, con centri HUB e SPOKE in grado di offrire percorsi integrati tra medici, nutrizionisti, psicologi e specialisti dell’attività motoria.
A questo si aggiunge il progetto “Sicily Obesity Study – S.O.S.”, presentato nel 2025, che mira a sensibilizzare famiglie e personale scolastico sull’importanza di una corretta alimentazione e del movimento fin dalla prima infanzia. L’obiettivo è chiaro: prevenire prima che curare, costruendo una cultura del benessere radicata nel territorio.
La Sicilia al centro del dibattito nazionale
Un altro segnale di orgoglio arriva dal mondo accademico: il professor Silvio Buscemi, dell’Università di Palermo, è stato eletto presidente nazionale della Società Italiana dell’Obesità per il triennio 2025–2027.
Nel suo intervento ha ricordato come «il meridione d’Italia, e in particolare la Sicilia, vanti il triste primato della più elevata prevalenza di obesità», ma anche come «la regione stia dimostrando di poter cambiare direzione con progetti concreti e una rete sanitaria sempre più efficiente».
Il 2025 segna anche un passo storico: l’obesità è stata riconosciuta per legge come malattia cronica e recidivante. Una decisione che rende finalmente visibile una patologia spesso sottovalutata, permettendo nuove forme di tutela e l’accesso a percorsi terapeutici strutturati.
La strada non è ancora in discesa, ma la Sicilia non è più un fanalino di coda. I nuovi dati raccontano un’isola che ha imboccato una direzione diversa, in cui prevenzione, educazione alimentare e salute pubblica tornano a dialogare.
E se il cambiamento culturale è la vera sfida, la speranza è che la “nuova Sicilia arancione” diventi presto una regione verde — dove il benessere non sia un traguardo, ma un’abitudine condivisa.



















