Il giudice e i suoi assassini, è questo il titolo della nuova serie TV diretta da Michele Placido basata sulla vita di Rosario Livatino, magistrato siciliano ucciso dalla mafia. Il martire, recentemente dichiarato un Beato della Chiesa cattolica, sarà raccontato in Rai, con il regista Placido che negli ultimi anni ha dichiarato di aver studiato profondamente la sua storia per poter creare un lavoro fedele alla tragica storia del giudice canitcattese.
Le ambientazioni de “Il giudice e i suoi assassini”
Dal 21 al 28 ottobre, la città di Agrigento sarà interessata alle riprese della serie TV su Livatino, con il capoluogo di provincia che si trasformerà un set cinematografico. Tra il 9 ottobre e il 7 novembre saranno in vigore divieti di sosta, transito e circolazione in diverse vie di Agrigento per consentire riprese. Le aree più interessate sono piazza Vittorio Emanuele, via San Vito, via De Gasperi e via Empedocle, oltre a tratti di via Atenea, piazza Pirandello e piazzale Ugo La Malfa. Previsti anche interventi temporanei su alcune strade provinciali, come la SP2 e la SP71.
Le altre riprese avverranno a Canicattì, città natale del magistrato, ma anche Naro, su scelta del regista. I luoghi sono stati scelti dopo diversi sopralluoghi estivi di Placido, che intende dare allo spettatore una grande fedeltà delle location in cui Rosario Livatino ha portato avanti le sue missioni di giustizia.
Chi era Rosario Livatino
Nato a Canicattì il 3 ottobre del 1952, Rosario Livatino è stato un magistrato siciliano assassinato dalla mafia, in particolare dalla Stidda, organizzazione criminale agrigentina. Livatino partecipò alla prima grande indagine sulla mafia del territorio, culminata nel maxiprocesso del 1987 con quaranta condanne. Durante l’inchiesta, Livatino interrogò anche esponenti politici locali sui loro legami con la criminalità organizzata. A seguito del maxi processo, il 21 settembre del 1990, sulla SS 640 Agrigento-Caltanissetta, durante un suo viaggio verso il tribunale, venne speronato dalla macchina dei killer, ferito ad una spalla e nonostante un tentativo di fuga nei campi limitrofi alla strada, venne freddato a colpi di pistola all’età di 37 anni.
Molto importante è il suo legame con la Chiesa Cattolica, data la sua fortissima fede cristiana. Il 9 maggio 2021, Papa Francesco lo ha dichiarato beato, riconoscendolo come martire della giustizia e della fede, ucciso non solo per le sue attività contro la mafia ma anche a causa della sua incrollabile fede cristiana.





















