Michela Giuffrida
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Giornalista professionista, “salta” dalla televisione, alla carta stampata al web con grande agilità. Folgorata sulla via del giornalismo enogastronomico, è diventata Sommelier con la Fondazione Italiana Sommelier. Dopo un Master all’Università Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma di Cerimonialista professionista. Insegna Comunicazione e storytelling e recentemente è entrata nella squadra di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche. Tra le sue tante passioni quella della politica che l’ha portata a Bruxelles come eurodeputato. Per i suoi meriti professionali, il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Cavaliere della Repubblica.

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Inycon celebra i 30 anni della Doc Menfi, nasce il Consorzio di Tutela 

Dal 3 al 5 ottobre, Menfi è stata capitale del vino con lo storico appuntamento “Inycon 2025 - Racconti di Terra e Mare”

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Giornalista professionista, “salta” dalla televisione, alla carta stampata al web con grande agilità. Folgorata sulla via del giornalismo enogastronomico, è diventata Sommelier con la Fondazione Italiana Sommelier. Dopo un Master all’Università Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma di Cerimonialista professionista. Insegna Comunicazione e storytelling e recentemente è entrata nella squadra di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche. Tra le sue tante passioni quella della politica che l’ha portata a Bruxelles come eurodeputato. Per i suoi meriti professionali, il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Cavaliere della Repubblica.
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Pianure alluvionali che si spingono fino alla costa, colline calcaree e vallate argillose che formano un sistema risalente a oltre duecento milioni di anni fa. Su tutto, un paesaggio che alterna viti a ulivi, perfettamente allineati a dente di pettine, di un verde intenso che sconfina fino alle mille variazioni di turchese del mare che qui, di anno in anno, conquista orgoglioso la bandiera blu. In questo paesaggio sospeso tra terra e Mediterraneo, si è appena conclusa, a Menfi, “Inycon 2025 – Racconti di Terra e Mare”, storica manifestazione, voce e momento di festa di una comunità che vive di vino, olio e cultura.

Tre giorni – dal 3 al 5 ottobre – in cui il centro dell’agrigentino affacciato sul Canale di Sicilia, tra Sciacca e Selinunte, è tornato ad essere capitale del vino, titolo italiano conquistato nel 2023. Tra banchi d’assaggio, masterclass, show cooking, spettacoli e talk, Inycon ha raccontato la bellezza di un territorio che investe sulla propria vocazione vitivinicola e nella forza di una Doc – la quarta, tra le minori, per volumi di produzione – che proprio quest’anno ha festeggiato il suo trentennale. 

Nasce il Consorzio di Tutela

Tra i profumi e le luci della festa, uno dei momenti cruciali del programma di Inycon è stato il dibattito sul futuro prossimo dell’enologia menfitana che ha lanciato la corsa verso l’istituzione del Consorzio di Tutela della DOC Menfi. “La DOC Menfi è un patrimonio di valori e di qualità che merita di essere tutelato – ha spiegato Giuseppe Bursi, presidente di Cantine Settesoli – il Consorzio è una scelta di responsabilità verso le nostre comunità e le generazioni future”. 

L’obiettivo è dare unità e forza a un territorio che, pur nella diversità delle sue aziende, alcune delle quali producono milioni di bottiglie, deve trovare strumenti idonei per la tutela della qualità e il rispetto del paesaggio. Perché qui il paesaggio non è solo sfondo, ma sostanza. I venti marini che soffiano costantemente sui vigneti, le caratteristiche del suolo, le colture d’altura, che fanno nascere cantine ipertecnologiche e resort di charme dove c’erano casolari di pastori, l’alternanza di vigne e uliveti: sono questi gli elementi che forgiano lo stile dei vini di Menfi, freschi e sapidi, riconoscibili e moderni.

“La nostra denominazione – ha ricordato Marilena Barbera – ha bisogno oggi di un nuovo slancio, di un disciplinare aggiornato, di una comunicazione condivisa. Il Consorzio sarà lo strumento per guidare questa fase con autorevolezza e partecipazione”.

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Vino e olio, l’economia della terra

La tutela del marchio, la valorizzazione delle contrade, la promozione coordinata sui mercati. Ma, soprattutto, una comunità che vuole, sa, fare sistema. E Inycon, con migliaia di visitatori che hanno preso d’assalto piazze e cortili del centro, rigorosamente con il calice in mano, ha dimostrato che vino e olio, eccellenze gastronomiche e prodotti artigianali, sono il tesoro di una economica che può essere fondata sulla terra, coniugando innovazione e radici, sostenibilità e accoglienza. 

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“Inycon, dimostra quanto un evento possa valorizzare il territorio – dice Francesca Planeta, presidente della Fondazione Inycon – anche fuori dai tradizionali flussi stagionali. Collocarsi tra la fine della vendemmia e l’inizio della raccolta delle olive significa offrire al pubblico un’occasione unica per vivere l’autenticità del paesaggio agricolo mediterraneo, in un tempo in cui la campagna racconta sé stessa con maggiore vivacità”. 

Varietà autoctone come il Nero d’Avola, il Grillo e l’Inzolia, ma anche internazionali come Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Syrah, che in questa zona trovano espressioni uniche grazie al clima, ai suoli e alla vicinanza del mare, la Doc Menfi, che sconfina fino ai territori di Sciacca, Sambuca di Sicilia e Castelvetrano e ammette ben 26 varietà, è stata ben raccontata in un affascinante viaggio dentro i calici, da Armando Castagno e Matteo Gallello che hanno guidato tre masterclass sold-out. La terrazza di Maharìa, con l’incredibile quanto suggestiva volta di foglie della bounganville più antica d’Europa, è stata invece lo scenario della masterclass organizzata dalla delegazione siciliana delle Donne del Vino, che hanno proposto un giro dell’Isola in sei diverse etichette.

“È stata un’edizione straordinaria, una festa autentica e popolare – gongola il sindaco Vito Antonio Clemente – capace di rinsaldare il legame tra comunità e visitatori”. 

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