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Il giornalismo secondo Cecilia Sala: “L’attenzione mediatica può salvare vite”

A Catania un incontro tra gli studenti della Scuola Superiore e la reporter Cecilia Sala, che ha vissuto in prima persona le guerre in Iran, Afghanistan, Ucraina e Medio Oriente

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“Raccontare il mondo, capire se stessi: storie dal fronte dell’odio” è il tema su cui Cecilia Sala, una delle voci più autorevoli e originali del giornalismo italiano contemporaneo, ha parlato ad un’ampia platea all’auditorium del monastero dei Benedettini di Catania. La reporter ha dialogato con gli studenti della Scuola Superiore (centro di alta formazione dell’università di Catania, nato nel 1998), nell’ambito dell’iniziativa di carattere sociale e culturale “Super Talks“, finanziata con i fondi del Pnrr.

Il messaggio di Cecilia Sala agli studenti

Cecilia Sala, arrestata in Iran il 19 dicembre 2024 e rilasciata l’8 gennaio 2025 per “violazione delle leggi” della Repubblica islamica, ha guidato il pubblico attraverso le storie di giovani cresciuti in scenari estremi, tra guerre, rivoluzioni e crisi dimenticate, invitando a non restare indifferenti e a scoprire il potere della curiosità, dell’empatia e del giornalismo che va in profondità. Il dialogo è stato condotto da due studentesse di Lettere e Storia dell’arte, allieve della Scuola Superiore: Arianna Pedone e Beatrice Magrì, e dalla presidente della Scuola, Ida Nicolosi.

Il ricordo degli scenari di guerra

Tanti gli scenari di guerra in cui Cecilia Sala si è recata e che conosce molto bene: Iran, Afghanistan, Ucraina, Medio Oriente. Alcuni le sono rimasti impressi più di altri. “La nostra attenzione sulle donne afghane – ha sottolineato – non dovrebbe mai abbassarsi, anche se se solo questo non può fare miracoli. Ad agosto del 2021, l’attenzione del mondo intero sull’Afghanistan era potentissima per il ritorno al potere dei talebani, che in conferenza stampa avevano promesso che le donne avrebbero potuto continuare a studiare a lavorare”.

Dopo poco, però, qualcosa è cambiato. “All’inizio del mese di marzo del 2022, cioè pochi giorni dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, l’attenzione internazionale si spostò su quel conflitto, quindi in Afghanistan si tornò a proibire la scuola alle ragazze di tutte le età e cacciarono le studentesse universitarie, perché in quel momento la nostra attenzione era stata spostata altrove”. Alle donne fu impedito addirittura di essere soccorse. In Afghanistan, a causa dei terremoti, le donne muoiono in maniera sproporzionata rispetto agli uomini, perché i soccorritori non possono toccarle se non sono loro familiari.

Secondo la reporter, spegnere i riflettori è un danno enorme. “La nostra attenzione non risolve da sola il problema, ma non è affatto irrilevante” precisa, prima di parlare del presente. “Non ho mai visto altri movimenti di popolo dal basso così potenti come quelli della mia generazione per Gaza. La mobilitazione delle piazze e dell’opinione pubblica a livello quasi mondiale è stata rilevante”.

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Il lavoro del giornalista

Cecilia Sala ha parlato poi del suo lavoro e dei tanti giornalisti che vengono arrestati, minacciati, rapiti. “È un lavoro pericoloso. Quando sono stata arrestata, mi hanno incappucciata e hanno preso il mio telefono. Non mi dicevano dove mi stessero portando, sapevo che erano persone di cui non ci si può fidare”. Esperienze vissute che però non la fermano. “Il giornalismo serve, a volte lavora bene ed è temuto dal potere”, dice facendo anche riferimento a quello d’inchiesta al caso di Sigfrido Ranucci.

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“Il giornalismo – ha sottolineato – è pericoloso soprattutto se vai in certe zone del mondo. La pubblicità contro la Repubblica islamica, per esempio, è un reato, per cui se scrivi la verità ti possono mettere in galera, come è successo a me”. In Iran, nonostante le violente repressioni, le proteste in piazza hanno però scardinato modelli sociali rigidi. “Dopo l’uccisione di una ragazza per aver indossato male il velo, le proteste di piazza hanno cambiato il volto del Paese. Oggi si vedono moltissime ragazze che non portano più velo. Non era così prima delle proteste del 2022. Questo fatto ha dato forza a tanti”.

Centinaia di migliaia di giovani iraniani hanno corso dei rischi, ma hanno ottenuto un successo. “Se fossero state poche decine sarebbero stati subito riconosciuti, fermati e puniti in maniera esemplare, ma quando sono così tanti diciamo che anche il regime si rende conto che servirebbero un milione di poliziotti della polizia morale e un carcere grande quanto delle città per poterli arrestare tutti”.

Il futuro della Palestina

Tornando all’attualità, impossibile non parlare della Palestina. A chi chiede se è possibile raggiungere l’obiettivo due Stati e due popoli, Cecilia Sala risponde così: “L’obiettivo non è la convivenza. Il divorzio è l’unica soluzione. Israeliani e palestinesi si odiano profondamente e questo odio col tempo aumenta sempre di più. La priorità è la fine dell’occupazione. Solo dopo questa sarà possibile convivere. Non è possibile a breve. I palestinesi vogliono la loro società, pur sapendo di avere dei leader tremendi”.

“Cecilia Sala obiettiva, libera e onesta”

La testimonianza di Cecilia Sala alla Scuola Superiore di Catania è stata accolta con un caloroso applauso. La professoressa Ida Nicolosi ha voluto così ringraziarla per il suo contributo: “Cecilia Sala è obiettiva, libera e onesta. Questo incontro è un invito per tutti i nostri giovani affinché possano essere coraggiosi come lei”.

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