Nel 2025 l’economia siciliana continua a muoversi in avanti, con passo prudente ma deciso. L’ultimo aggiornamento della Banca d’Italia fotografa una regione che, nonostante le turbolenze globali e il calo delle esportazioni, mostra segnali di vitalità: il PIL cresce dell’1,1%, superando la media nazionale e quella del Mezzogiorno.
Un’isola che resiste
Dietro i numeri si intravede una Sicilia che cambia volto: meno dipendente dal petrolio e sempre più orientata alla diversificazione. Le esportazioni non petrolifere crescono del 15%, spinte da elettronica, cantieristica navale e soprattutto agroalimentare, settore che continua a essere il motore identitario e produttivo dell’isola.
A frenare il dato complessivo, invece, è il crollo del 28% nel comparto petrolifero, un segnale che racconta la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo modello economico.
Lavoro in crescita, ma non per tutti
Sul fronte occupazionale la Sicilia registra un +2,9% di occupati rispetto al 2024. Il tasso di occupazione sale al 47,3%, e la disoccupazione scende al 13,7%. Ma il mercato del lavoro resta diviso: crescono soprattutto gli autonomi e gli uomini, mentre le donne e i lavoratori dipendenti faticano a tenere il passo.
Diminuiscono gli strumenti di sostegno come cassa integrazione e NASpI, segno di un tessuto produttivo che — pur tra mille fragilità — sta tornando a respirare.
Le famiglie siciliane tornano a spendere
Il vero segnale di fiducia arriva dai consumi: nel 2025 il reddito disponibile cresce del 2,1%, più del doppio della media nazionale. L’inflazione si mantiene bassa (+1%), e i costi per casa, acqua ed energia finalmente rallentano.
La spesa per consumi aumenta dell’1,1%, mentre i mutui superano il miliardo di euro nel semestre, sostenuti da tassi più favorevoli e da una crescente fiducia nella stabilità economica.
Il quadro che emerge è quello di una Sicilia in transizione: meno industriale e più orientata ai servizi e all’agroalimentare, con famiglie che tornano a investire e imprese che cercano nuovi mercati.
Una regione che, nonostante le disuguaglianze, continua a muoversi — lentamente ma con determinazione — verso un futuro più stabile e sostenibile.



















