Messina prova a rialzare la testa, anche se il panorama intorno resta complesso. Nella nuova edizione 2025 della classifica sulla qualità della vita stilata da ItaliaOggi e Ital Communications, la città metropolitana conquista tredici posizioni e risale dal 103° al 90° posto su 107 province italiane. Un movimento che racconta una città viva e dinamica, almeno in alcune sue componenti, ma che non basta a invertire un divario profondo, soprattutto rispetto al Nord del Paese.
La fotografia che emerge non è semplice: accanto a piccoli segnali positivi, permangono nodi strutturali che continuano a frenare Messina. La mobilità difficile, infrastrutture insufficienti, servizi alla persona non sempre all’altezza e livelli di reddito più bassi della media nazionale restano ostacoli evidenti. La risalita, dunque, è più il risultato dell’assestamento del quadro nazionale che di un reale scatto in avanti del territorio.
Qualità della vita 2025 in Sicilia: la classifica e il divario con il resto d’Italia
Se Messina prova a muoversi, il resto dell’Isola resta purtroppo indietro. La Sicilia continua a occupare stabilmente il fondo della graduatoria, con un quadro complessivo che evidenzia fragilità antiche e irrisolte. La prima provincia siciliana è Ragusa, 78ª. Seguono Messina (90ª), Trapani (91ª), Enna (96ª), Palermo (99ª), Catania (100ª), Siracusa (102ª), Agrigento (103ª) e infine Caltanissetta, ancora una volta all’ultimo posto in Italia.
Una sequenza che racconta un disagio diffuso e un distacco dal Centro-Nord sempre più marcato. Milano infatti si conferma al primo posto — grazie alla forza del suo ecosistema produttivo, alla dotazione dei servizi e a una resilienza che la rende competitiva anche nei momenti di crisi — mentre sul podio restano solide anche Bolzano e Bologna. In mezzo, un’Italia che si allarga e si divide: province come Rimini e Ascoli Piceno guadagnano oltre venti posizioni, mentre altre realtà scivolano rapidamente verso il basso.
Nel Mezzogiorno la situazione appare ancor più critica. La ricerca parla chiaro: qualità della vita definita “buona” o “accettabile” solo in 60 province su 107. Il Sud e le Isole restano quasi interamente nella fascia più problematica. Un’eccezione limitata è rappresentata dall’Aquila, che riesce a collocarsi in uno dei cluster superiori.
Gli esperti chiamati a commentare i risultati non usano giri di parole. Marino Longoni, condirettore di ItaliaOggi, evidenzia come «nelle grandi città del Centro-Nord si osserva una forte resilienza, mentre nel Sud si allarghino le aree di disagio sociale e personale».
Per Attilio Lombardi, founder di Ital Communications, l’indagine è un’occasione per leggere in modo più consapevole il territorio: «Il report aiuta a fotografare criticità e potenzialità, ma soprattutto sottolinea la necessità di migliorare la comunicazione pubblica come strumento di partecipazione civica».
Infine, Alessandro Polli, docente della Sapienza, individua tre elementi centrali: «la frattura crescente tra Centro-Nord e Mezzogiorno, le difficoltà strutturali delle province meridionali aggravate dalla mancanza di risorse e una leadership ormai consolidata del Nord, più capace di reagire alle crisi economiche e geopolitiche».
Messina, in questo scenario, appare come un territorio che tenta di cambiare passo ma che non può farlo da solo. Servono investimenti, strategie di lungo periodo, nuovi servizi e una rete infrastrutturale che ricucia il rapporto con il resto del Paese. La risalita di tredici posizioni è un segnale. Il cammino, però, resta tutto da costruire.


















