Un prodotto di scarto che diventa opera d’arte e strumento concreto di sostegno sociale. Un filtro di cellulosa intriso di vino che si fa racconto, testimonianza, persino gesto politico. Affollatissimo, sabato 15 novembre, l’auditorium del Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania per l’asta benefica “Poesie da bere”, organizzata come ogni anno da Pucci Giuffrida, patron della cantina etnea Al-Cantàra, e dalla Galleria d’arte Studio 71. Immutato il filo conduttore seguito nel tempo dall’asta: recuperare ciò che di solito si getta via e farne materia d’arte, occasione d’incontro, strumento di aiuto per chi vive una condizione difficile.
Pucci Giuffrida presenta “Poesie da bere”
Quest’anno l’asta “Poesie da bere” ha stupito per la particolarità della “tela” usata dagli ottanta artisti da tutta Italia che hanno donato le loro opere. “Abbiamo pensato di utilizzare – spiega Pucci Giuffrida – un prodotto di scarto della lavorazione del vino, il filtro di cellulosa purissima che usiamo per filtrare il vino prima dell’imbottigliamento. Quadrati che, una volta asciugati, mantengono il delizioso odore e i colori cangianti del vino, a seconda che questo sia bianco, rosato o rosso. Gli artisti, che l’anno scorso avevano usato tele 20×20, quest’anno hanno dipinto sui filtri e il risultato è stato davvero straordinario”.
I filtri del vino, asciugati con pazienza, stesi come panni al vento, mostrano una geografia imprevedibile: macchie più o meno intense, sfumature che vanno dal rosa più timido al rosso cupo, o al giallo pallido delle vinificazioni in bianco. Ognuno porta una storia chimica, una memoria del vino passato attraverso quelle fibre, e già questo è il primo atto creativo. Il resto lo hanno fatto gli artisti che hanno risposto all’invito di Giuffrida: pittori, poeti, illustratori, chiamati a interpretare il tema “Poesie da Bere” e a misurarsi con il filtro come tela. Alcuni hanno steso versi brevi sui dipinti, altri affidato alla suggestione del solo titolo il compito di aderire all’unico vincolo del bando: trarre ispirazione dal mondo del vino.

Così questi fogli profumati e irregolari sono divenuti pezzi unici, riuniti in un catalogo che è anche un atlante di sensibilità diverse, per poi arrivare all’asta del Conservatorio. Nell’auditorium, in risposta al notaio Guido Salanitro che batteva le opere, le mani non si alzavano per puro spirito di collezionismo, ma spinte prima di tutto dall’intento solidale. Tutto il ricavato è stato devoluto alla Lega del Filo d’Oro, realtà che accompagna persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriali, una delle condizioni più complesse e invalidanti da affrontare, per chi la vive e per chi se ne prende cura.
Il museo del recupero e la poetica della trasformazione
Il progetto non nasce dal nulla. A Randazzo, sull’Etna, dentro un casolare del 1850 che fa parte del complesso delle cantine Al-Cantàra, c’è il piccolo museo che raccoglie quasi quattrocento opere nate nel tempo da materiali di scarto dell’azienda. Tappi, bottiglie, etichette, ceramiche: ogni oggetto ha avuto una seconda vita grazie all’immaginazione degli artisti che Giuffrida – da due decenni impegnato sul doppio fronte coltura e cultura – ha coinvolto.
Un museo che si attraversa come una cronologia di ciò che l’uomo può fare quando decide di non buttare ma trasformare, per ricordare. È lì che si intuisce l’intento di un lavoro che anno dopo anno aggiunge un capitolo alla narrazione dell’azienda: venti ettari sul versante nord dell’Etna, centomila bottiglie l’anno e il titolo di Cantina italiana dell’anno al 5StarWines del Vinitaly 2025. Identitarie le etichette di ciascun vino, i cui nomi, rigorosamente in siciliano, si ispirano a poeti come Martoglio e Tempio e richiamano la tradizione popolare dell’Isola.

Un lascito che continua
Nel tempo le aste di Al-Cantàra hanno coinvolto fotografi come Oliviero Toscani e Ferdinando Scianna, ceramisti, pittori, artigiani. Ogni anno un materiale diverso e una variazione sullo stesso tema: l’arte come forma di restituzione. Quest’anno è toccato ai filtri, ognuno dei quali è diventato occasione per un gesto concreto di solidarietà. Il settanta per cento delle opere è stato aggiudicato all’asta. Ma, ai saluti finali, e non senza commozione, Giuffrida ha annunciato che, per volere delle figlie, titolari della cantina, le restanti tele saranno acquistate dall’azienda per trovare spazio nel suo museo.





















