Dopo trentotto anni, torna al teatro Massimo Bellini di Catania una delle opere più famose di Giuseppe Verdi: l’Otello, con la regia di Zaza Agladze e la direzione artistica di Fabrizio Maria Carminati. Dal 21 al 29 novembre, si potrà assistere ad un’opera classica e attualissima nei contenuti.
L’opera è stata presentata giovedì 20 novembre nel Foyer del Teatro dal direttore artistico Fabrizio Maria Carminati; dal docente di musicologia e drammaturgia musicale dell’Università di Chieti-Pescara, Giorgio Pagannone; dall’interprete dell’Otello, Gregory Kunde; e dalle docenti di musicologia dell’Università di Catania, Graziella Seminara e Maria Rosa De Luca. Alcune anticipazioni sono state presentate al pubblico in sala, come l’allestimento classico, sontuoso e solenne, con qualche novità nei costumi e la regia tradizionale.
Otello a Catania: la soddisfazione del teatro
Il direttore artistico Fabrizio Maria Carminati ha sottolineato con soddisfazione il grande successo di questa stagione teatrale che si conclude con l’Otello di Verdi. La nuova si aprirà con l’Aida dello stesso autore. “Siamo molto fieri di questo percorso di crescita e soprattutto della risposta del pubblico della città di Catania che, ormai da molto tempo, fa registrare il tutto esaurito. È per questo motivo che la direzione del teatro ha deciso di proporre due capolavori, che verranno rappresentanti uno vicino all’altro proprio per festeggiare questo grande afflusso di pubblico. È bello che un’opera italiana, dopo trentotto anni di assenza da questo teatro, torni qui. È molta l’attesa”.
L’Otello contiene la maturazione del percorso verdiano, con un dialogo continuo dei personaggi e con la loro introspezione. “Ritengo – aggiunge Carminati – che quest’opera sia la somma di tutte le opere di Verdi. Ogni volta che la dirigo, scopro cose incredibilmente grandi. In quest’opera trovo il punto più alto dell’opera verdiana”.
Negli ultimi anni il Teatro Bellini è cresciuto sempre di più, ma Carminati, con molta modestia, sottolinea: “Da sette anni lavoro qui e ho visto crescere questo teatro non per i miei meriti, ma grazie ad un grandissimo gruppo di persone che lavora qui dentro da tanti anni, come i tecnici che si impegnano per la crescita di questo teatro”. Il lavoro è sempre tanto. Non è stato facile ad esempio trovare l’allestimento di Otello, perché è un’opera che non viene eseguita così spesso, per cui è stato necessario reperirla all’estero.
Kunde interpreta l’Otello
L’interprete Gregory Kunde è una delle voci più eminenti del panorama mondiale, è considerato addirittura il numero uno nell’interpretazione dell’Otello a livello mondiale. “Finalmente sono di nuovo a Catania. Amo questa città. Otello è un personaggio che mi piace molto: difficile, tormentato, all’inizio innamorato. È interessante vedere come il personaggio si trasformi da innamorato ad omicida. Purtroppo questo è un problema umano, che succede troppo spesso e che riguarda noi uomini”, ha detto.
L’attualità dell’opera
Lo studioso di drammaturgia musicale, Giorgio Pagannone, si è detto onorato di essere a Catania, al Teatro Massimo Bellini. L’esperto ha relazionato sulla drammaturgia shakespeariana, facendo un excursus tra le varie citazioni letterarie, mettendo a confronto l’Otello di Rossini con quello di Verdi e presentando i personaggi con le loro fragilità e debolezze.
Jago è una sorta di demone, il vero autore del dramma. Ha la capacità di raggirare e manipolare l’interlocutore. Usa un’arma sottile come la menzogna, la calunnia, l’inganno. La moglie di Jago è l’unica a conoscere la sua anima nera. Inizialmente il titolo dell’opera doveva essere proprio “Jago”. Poi Verdi pensò che in realtà Otello è colui che agisce, uccidendo e uccidendosi, per cui fu dedicato a lui il titolo dell’opera.
C’è un’asse del bene rappresentato da Desdemona e un’asse del male rappresentato da Jago, che è un personaggio molto moderno. Ciò rende quest’opera profondamente attuale. “Oggi esistono tanti uomini manipolatori come lui” ha detto la professoressa Graziella Seminara. Il tema dell’amore e della gelosia è attuale più che mai, ma “l’invidia è un male ancora più profondo – commenta Pagannone – che va oltre la situazione conflittuale. La calunnia è in grado di distruggere e annientare le persone”.
Aida dopo Otello
A conclusione del Preludio all’opera, il sovrintendente del Teatro Bellini, Giovanni Cultrera, ha affermato: “Dopo Otello, Aida è simbolo di rivalsa e di pace. L’opera lirica non è obsoleta, è un messaggio che fa capire cos’è l’amore e cosa non lo è. Verdi deve far riflettere ognuno di noi su questi valori. È un momento in cui il teatro deve aprirsi per discutere di cultura e attualità. Ci sono tutti gli elementi per uno spettacolo promettente. Tanti giovani si accostano a quest’opera “.




















