Il recente Rapporto L’Italia Policentrica. Il fermento delle città intermedie, curato da Mecenate 90 in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, sottolinea il cambiamento degli scenari economici: i motori esclusivi dello sviluppo economico e sociale non sarebbero più solamente i grandi centri metropolitani, ma anche le città intermedie, che mostrano innovazione e una migliore qualità della vita.
A spiccare per la Sicilia c’è Caltagirone (CT), che conferma che questi centri urbani, rappresentano luoghi di connessione tra metropoli e aree interne: emerge così un’Italia più equilibrata e ricca di potenzialità.
L’analisi delle città intermedie
Le città intermedie individuate dal Rapporto sono 157 e si distinguono per performance economiche e sociali superiori alla media nazionale. Producono un valore aggiunto pro-capite del 16% più elevato rispetto al resto del Paese e mostrano una maggiore resilienza demografica, con un calo previsto del 4,5% da qui al 2050, contro il 7,3% nazionale.
Anche la qualità della vita risulta significativamente più alta: +7,3% rispetto alle città metropolitane e +27% rispetto agli altri centri urbani. Realtà come Caltagirone, Catanzaro, Chieti, Lecco, Livorno, Macerata e Padova offrono modelli di governance evoluti, basati sull’integrazione tra pubblico e privato e su una più diffusa cultura della collaborazione. Questi territori ospitano imprese innovative, eccellenze del Made in Italy e progetti di rigenerazione urbana capaci di rafforzare identità locali e competitività.
Caltagirone, un esempio di progresso economico
L’esempio siciliano è la città di Caltagirone, che grazie a investimenti mirati, come quelli del PNRR nel quartiere Matrice, sta costruendo un ecosistema urbano dinamico, alternativo alla congestione dell’area metropolitana di Catania. Il tessuto produttivo locale, ricco di botteghe ceramiche e aziende agricole che valorizzano vitigni autoctoni riconosciuti dall’UNESCO, rappresenta un modello di sviluppo sostenibile e identitario.
Le città intermedie, inoltre, svolgono un ruolo di cerniera tra centri minori e sistemi territoriali più ampi, contribuendo alla coesione sociale ed economica. Attraverso politiche partecipative e interventi strutturali, questi centri dimostrano di saper rispondere alle sfide della contemporaneità: la loro crescita costante suggerisce la necessità di ripensare l’idea stessa di sviluppo urbano in Italia.




















