In Sicilia l’emigrazione è uno dei problemi più grandi, con numeri record. In tanti si trasferiscono al Nord Italia per trovare occupazione e anche l’elenco degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero è lungo. Per cercare di far rientrare i fuorisede, l’ARS ha pensato dunque a una manovra che prevede sconti su tasse e IRPEF per chi torna e si fa autore di interventi tangibili sul territorio. La manovra era sul tavolo da qualche settimana e adesso è stata approvata in Commissione Bilancio. L’obiettivo è sfruttare il lavoro da remoto di diversi siciliani, che grazie agli sconti, potrebbero decidere di tornare. Un modo per riportare professionisti altamente qualificati sull’Isola.
La manovra per il rientro in Sicilia
La norma “anti fuga di cervelli” prevede un rimborso pari al 50% dell’Irpef dichiarata e versata per le persone fisiche che trasferiscono la residenza dall’estero in Italia e fissano il domicilio fiscale in Sicilia, acquistando o ristrutturando un immobile entro 12 mesi. L’agevolazione è rivolta a lavoratori dipendenti, assimilati o pensionati imponibili in Italia, che mantengono domicilio fiscale e proprietà dell’immobile fino al 31 dicembre del secondo anno successivo al trasferimento.
Il contributo, riconosciuto per tre anni, non può superare i 100 mila euro annui e viene erogato nell’anno di presentazione della dichiarazione dei redditi. La misura non è cumulabile con altre agevolazioni rivolte ai nuovi residenti. Per il periodo 2026-2028 sono stimati 50 trasferimenti nel 2026, 100 nel 2027 e 50 nel 2028.
La spiegazione della norma
“La norma è destinata ad autofinanziarsi, perché il trasferimento della residenza in Sicilia comporta un aumento dell’Irpef nelle casse regionali sul maturato. Il contributo concesso ai beneficiari è pertanto una porzione della maggiore Irpef che verrebbe a spettare alla Regione, in virtù della richiamata norma”, spiega la Ragioneria generale della Regione.
“Molte aziende, soprattutto multinazionali, consentono oggi, quando addirittura non lo incentivano, il cosiddetto lavoro agile, intendendosi con ciò la possibilità di risiedere e prestare la propria attività lavorativa in un luogo diverso dalla sede fisica dell’azienda datrice di lavoro”, si legge ancora nella relazione tecnica della norma.
Il provvedimento dunque punta molto sul lavoro da remoto, con i vari “nomadi digitali” che potrebbero decidere di tornare a trasferirsi in Sicilia. Il costo della vita basso, unito alla possibilità di portare avanti i propri impieghi a distanza mantenendo i salari alti di alcune nazioni europee, offre l’opportunità di vivere nel migliore dei modi a chi decide di tornare.





















