Conclusa con un cliffhanger che ha lasciato col fiato sospeso gli oltre 2.791.000 telespettatori sintonizzati su Rai Uno, la fiction “L’altro ispettore” ha portato sul suo set lucchese anche un po’ di Sicilia. Oltre al protagonista Alessio Vassallo (in copertina sull’ultimo numero di Be Sicily Mag), sono infatti palermitani la produttrice e amministratrice delegata di Anele srl Gloria Giorgianni, il direttore della fotografia Daniele Ciprì e la giovane scrittrice e story editor Emanuela Rizzuto. Autrice, insieme all’head-writer Salvatore De Mola, del quinto episodio della serie, quest’ultima è stata presente durante l’intera realizzazione della serie e ha raccontato a BE le emozioni vissute nel vedere i personaggi nascere, evolversi e infine arrivare al pubblico.
L’altro ispettore: dai romanzi alla serie
Dopo aver lavorato a diverse docuserie, Emanuela Rizzuto si è addentrata nel mondo delle fiction con entusiasmo, per offrire la sua penna a un’opera che ha visto nascere sin dalle prime idee presentate anni fa. “Per me – ha detto – è stato divertente seguire tutta la creazione della serie. Essere guidata da un esperto come Salvatore De Mola, che fa questo da tanto tempo, poi, è stato un onore. È bello vedere all’opera queste menti”.
Ispirata dai romanzi di Pasquale Sgrò, la serie ne sposa la missione di rendere accessibile il tema della sicurezza sul lavoro, senza rinunciare all’intrattenimento, attraverso personaggi studiati e una trama orizzontale legata al passato del protagonista. L’ispettore Domenico Dodaro di Alessio Vassallo è una figura nuova, riplasmata dagli sceneggiatori e dallo stesso interprete per un pubblico televisivo. “Abbiamo caratterizzato il personaggio raccontando la storia del padre, l’allontanamento da Lucca e il ritorno dopo la morte della moglie”.
“Mi sono ritrovata nelle stanze in cui tutti i personaggi prendono vita”, racconta ancora. “Alcuni vengono tagliati, altri prendono forma. È emozionante”. Tra le nuove aggiunte, cita la piccola Mimì, la figlia di Dodaro, creata per la serie e interpretata da una giovanissima e spontanea Angelica Tuccini.

Un lavoro vivo che continua sul set
Emanuela Rizzuto è stata inoltre editor sul set, seguendo la regista Paola Randi e lavorando sulla sceneggiatura per ogni necessità. Questa figura, spiega, è utile ad esempio “quando ci sono battute da tagliare, riscrivere o accorpare” e arriva praticamente ad imparare ogni scena a memoria. Un lavoro che definisce “vivo”, che l’ha lasciata affascinata da tutte le domande che nascevano attorno a ogni personaggio e dal lavoro di costruzione degli attori.
Se da un lato gli scrittori donano il proprio punto di vista, i propri personaggi e le proprie parole agli attori, dall’altro questi restituiscono interpretazioni e visioni nuove. “Uno degli insegnamenti più grandi sul set me l’hanno data gli attori. Vedere come riuscivano a vivere le parole che avevamo scritto è stato incredibile. Scendevano a fondo più di quanto pensassi, facendo domande per approfondire le intenzioni. È stato fatto un lavoro enorme sulla parola, non solo quella scritta, ma anche quella non scritta che l’attore però deve vivere”.
“Per esempio Alessio – dice del conterraneo Vassallo – è uno che si prepara tantissimo e ha una memoria di ferro”. Chi lo dovesse ricordare ancora come lo spavaldo e donnaiolo Mimì Augello ne “Il giovane Montalbano”, non si stupisca quindi di ritrovarlo nelle vesti di Mimmo Dodaro, impacciato con le donne e concentratissimo sul lavoro.
La sicurezza sul lavoro tra fiction e realtà
Gran parte del lavoro di scrittura per Emanuela Rizzuto è stato per “Fine corsa”, quinto episodio della serie, in cui Dodaro indaga sul caso di un’infermiera vittima di un incidente stradale mentre tornava a casa dal lavoro. “C’è stato un grande studio dietro. Una cosa che ho scoperto da Pasquale Sgro che è stato consulente è che se succede qualcosa dal momento stesso in cui si esce di casa per andare a lavoro, finché non si supera di nuovo la soglia della porta di casa, è considerato un incidente sul lavoro“.
Così come la prima, dedicata alla memoria di Luana D’Orazio, ogni puntata è ispirata a storie vere. “Non si trattava – precisa però la scrittrice – di riprendere i singoli casi, quanto le dinamiche e i casi più diffusi, per mostrare situazioni reali da evitare. Ad esempio, nella sesta puntata volevamo raccontare una situazione che purtroppo capita spesso e porta alle morti a catena: quando un lavoratore è in pericolo e il collega agisce d’istinto per aiutarlo, mettendosi in pericolo a sua volta”.
Il tema è molto ampio e tristemente attuale, tanto che parlarne è sempre più necessario. “Sono contenta che ci sia stata un’accoglienza positiva – confessa Rizzuto – anche perché significa che siamo riusciti a portare sullo schermo una tematica sociale molto importante, presentandola al grande pubblico senza risultare noiosi, pesanti o tristi”.

L’altro ispettore: ci sarà la seconda stagione?
L’accoglienza del pubblico è stata positiva, con partecipazione anche sui social. Per Emanuela Rizzuto “è stato bello leggere i commenti, soprattutto quelli fatti live”, ha ammesso. “Mi ha fatto piacere vedere come le persone sentissero i personaggi vicini a loro. Succede quando leggiamo libri o vediamo film e serie che ci fanno calare nella storia. Personaggi che non esistevano sono nati e improvvisamente le persone li sentono nelle loro vite come se fossero veri”.
Ora non resta che sperare in una seconda stagione, per continuare a seguire i personaggi e sciogliere i nodi rimasti irrisolti. “Il tema della serie è attualissimo – conclude Rizzuto – Ci sono tanti aspetti e situazioni da raccontare. Ci piacerebbe che per L’altro ispettore questo fosse solo l’inizio”.



















