C’è una Sicilia che non fa rumore, ma muove numeri enormi: navi che attraversano il Mediterraneo, raffinerie che macinano energia, supermercati che ridisegnano le abitudini quotidiane, infrastrutture digitali che tengono insieme pezzi di Paese. Se guardiamo alle aziende con i fatturati più alti, la mappa che ne esce è sorprendente e molto concreta: l’economia siciliana cresce, sì, ma lo fa seguendo direttrici precise—logistica, energia, grande distribuzione, servizi tecnologici.
Nel 2025, in Sicilia risultano attive 463.179 imprese, pari al 7,9% delle aziende attive in Italia. E mentre aumentano le nuove realtà (soprattutto tra artigianato e settori ad alta tecnologia), il “cuore” del fatturato resta concentrato in pochi grandi poli: Siracusa con l’industria chimica/raffinazione, Palermo con logistica e mare, Catania con la spinta di settori trasversali (agroalimentare, meccanica, costruzioni e innovazione). In mezzo, province che sorprendono: Ragusa che primeggia per nuove imprese, Enna che si ritaglia uno spazio nella logistica.
La classifica 2025: la top 10 delle imprese siciliane per fatturato
Qui sotto trovi le aziende che guidano la classifica per volume d’affari, con un dettaglio che vale più di mille slogan: raccontano quali “motori” stanno davvero girando nell’Isola.
1) ISAB srl — circa 6,86 miliardi (2024)
È la numero uno, e non di poco. ISAB è una delle raffinerie più grandi d’Italia e resta un colosso anche in una fase di ridimensionamento: dopo i 10,87 miliardi (2022) e gli 8,14 miliardi (2023), nel 2024 scende a 6,86 miliardi, ma mantiene la vetta. Il suo baricentro è nell’area Siracusa–Augusta, dove industria e geopolitica si intrecciano più che altrove.
2) Grimaldi Euromed spa — 2,5 miliardi (2024)
Il mare, in Sicilia, non è mai solo panorama. Grimaldi Euromed è l’anima mediterranea di un gruppo che ha trasformato la navigazione in logistica integrata: nel 2024 segna 2,5 miliardi, mentre il gruppo nel complesso ha superato i 5 miliardi nel 2023 (anno record). Tradotto: merci, rotte, connessioni. E un Mediterraneo che torna a essere “autostrada”.
3) Fratelli Arena srl — oltre 1,2 miliardi (2024)
La grande distribuzione non è solo carrelli e scontrini: è organizzazione, filiere, presenza capillare. Fratelli Arena (insegne come Decò e SuperConveniente) supera 1,2 miliardi e si conferma una delle realtà più forti della GDO in Sicilia, con una rete ampia di punti vendita e una storia che parte da lontano.
4) Eurospin Sicilia spa — 1,15 miliardi (2024)
Il discount, se fatto bene, è un termometro sociale oltre che economico. Eurospin Sicilia chiude il 2024 con 1,15 miliardi, in crescita del 7,73% sull’anno precedente. La sua presenza racconta una domanda chiara: convenienza, ma con standard organizzativi solidi e un modello replicabile.
5) Grimaldi Deep Sea spa — oltre 1 miliardo (2024)
Ancora mare, ma su rotte più ampie: trasporto di merci rotabili e container su direttrici atlantiche (Nord Europa, Africa Occidentale, Sud America). Qui la Sicilia entra in una geografia più grande, con sede legale a Palermo e operatività internazionale.
6) Raffineria di Milazzo scpa — 830 milioni (2024)
Milazzo è un altro nodo energetico chiave: 830 milioni nel 2024, dopo un 2022 intorno al miliardo. È un pezzo di economia “pesante” che incide sul territorio: lavoro, indotto, trasformazione industriale, scelte strategiche che non riguardano solo l’isola.
7) Ergon spa — oltre 800 milioni (2024)
Dietro insegne come Despar, Interspar, Eurospar, Altasfera, ARD, c’è una macchina distributiva complessa: oltre 450 punti vendita, piattaforme logistiche, struttura commerciale e amministrativa. Il fatturato 2024 supera 800 milioni e fotografa quanto conti, oggi, la capacità di far arrivare prodotti (e servizi) in modo efficiente.
8) Sielte spa — 713 milioni (2024)
Quando si parla di infrastrutture, spesso pensiamo alle strade. Ma ci sono anche quelle digitali. Sielte (telecomunicazioni e integrazione di sistemi IT) arriva a 713 milioni nel 2024, crescendo rispetto ai circa 650 milioni del 2023. È un segnale importante: la Sicilia non è solo destinazione, è anche nodo tecnico-operativo dentro le reti che reggono PA e imprese.
9) New Fdm spa — circa 609 milioni (2024)
Una realtà legata alla distribuzione organizzata e al Gruppo Arena, con una spinta forte sul rinnovamento della rete e sull’espansione. Nel 2024 registra circa 609 milioni: numeri che contano perché raccontano un settore in trasformazione, dove la partita non è solo “aprire punti vendita”, ma ripensare formati e gestione.
10) Grandi Navi Veloci (GNV) — 564 milioni (2024)
Chiude la top 10 con 564 milioni nel 2024 (in leggero calo rispetto all’anno precedente), ma resta una delle colonne dei collegamenti marittimi nel Mediterraneo. E in Sicilia questo significa una cosa molto concreta: turismo, scambi, mobilità di persone e merci.
Cosa ci dice questa top 10 (oltre i numeri)
Se metti insieme le prime posizioni, emerge una Sicilia che “fattura” soprattutto grazie a tre grandi assi:
- Energia e industria (raffinerie e filiere correlate): Siracusa e Milazzo come poli che pesano tantissimo sul totale.
- Logistica e mare (navigazione e trasporti): Palermo e i collegamenti mediterranei come infrastruttura economica, non solo geografica.
- Grande distribuzione (GDO e discount): un settore che parla di consumi, capillarità e organizzazione, ma anche di come cambiano le abitudini delle famiglie.
E poi c’è il dato che spesso passa in secondo piano: l’occupazione cresce, con +4.432 unità. Non è un dettaglio. Perché se un’economia si muove ma non genera lavoro, resta un racconto a metà. Qui, invece, un segnale c’è.
Fuori classifica, ma da tenere d’occhio
Appena oltre la top 10 compaiono altre aziende con numeri importanti: Zenit srl (463 milioni), Bruno spa (363 milioni), C.D.S. spa (351 milioni). Segno che la “coda” della classifica non è affatto marginale: è un secondo livello di grandi imprese che contribuisce a rendere il tessuto economico più articolato.
La Sicilia che cresce davvero è quella che regge le connessioni
Forse la cosa più curiosa, alla fine, è questa: nella top 10 non c’è un’unica “Sicilia”. Ce ne sono almeno tre—industriale, logistica, commerciale—che convivono, si incastrano, a volte si spingono a vicenda. E se l’Isola è sempre stata un ponte naturale nel Mediterraneo, oggi lo è anche nei dati: quando funzionano le rotte, le piattaforme, le reti e le filiere, la Sicilia smette di essere periferia e torna a essere centro.





















