Nessuno può dimenticare quanto accaduto lo scorso 27 aprile nel Comune di Monreale, in provincia di Palermo. Nella piazza del Duomo, tre ragazzi – Salvatore Turdo, 23 anni, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo, entrambi di 26 – hanno perso la vita a seguito di una discussione culminata in una sparatoria. Un atto di violenza inaccettabile, negli ultimi mesi purtroppo sempre più frequente nel capoluogo siciliano. È per questo che è nata l’associazione MAS, che promuove valori di legalità e si prefigge la costruzione di una coscienza civica fondata su principi solidi. La presentazione, avvenuta proprio nel luogo in cui si è consumata la strage, porta con sé una forte carica di speranza, affinché un fatto così tragico non si ripeta ancora.
Un gesto che parla di futuro
Legalità, inclusione sociale, apertura al dialogo: sono questi i valori fondanti dell’associazione. Come raccontato con emozione dalla presidente Claudia Pirozzo, sorella di una delle vittime, MAS è pensata per i giovani e parla ai giovani. L’associazione rappresenta uno strumento per tenere viva la memoria di quanto accaduto e per diffondere una maggiore consapevolezza, attraverso attività nelle scuole e il coinvolgimento di altre realtà associative locali che hanno deciso di sposarne la causa, ciascuna secondo le proprie competenze e specificità.
Tra i primi obiettivi, inoltre, MAS intende costituirsi parte civile nel processo che seguirà il completamento della fase investigativa e istruttoria a carico di chi ha sparato quella notte. Un atto che va oltre il piano giudiziario e assume un valore profondo: trasformare il dolore in impegno, la perdita in responsabilità collettiva. Perché non ci siano più altri Salvatore, Massimo e Andrea. Perché nessun’altra vita venga spezzata troppo presto.
I fatti risalenti al 27 aprile 2025
MAS, oltre a essere l’acronimo dei nomi delle tre vittime, richiama l’espressione spagnola “no más”: mai più. Tre morti e due feriti è il risultato di quanto accaduto in via Benedetto D’Acquisto il 27 aprile 2025, una vicenda che ha lasciato sgomenta l’intera comunità. Un diciannovenne palermitano è sospettato di essere il responsabile, accusato dei reati di strage, porto abusivo e detenzione illegale di arma da fuoco. A colpire, e a non lasciare spazio all’indifferenza, è soprattutto la giovane età delle persone coinvolte. E sebbene l’attenzione mediatica e delle istituzioni alla vicenda sia stata elevata, ciò non ha permesso di fermare la violenza in città. Lo dimostrano fatti simili verificatisi successivamente, come l’omicidio di Paolo Taormina, avvenuto in centro storico, anch’esso a seguito di una lite per futili motivi. Da qui nasce MAS, che già oggi conta oltre 500 tesserati: un segnale di cambiamento che arriva compatto dall’intera città per rispondere alla violenza.

















