Ci sono vini che raccontano un’annata.
E poi ci sono vini che raccontano secoli.
Il Vrucara 2018 di Feudo Montoni appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un Nero d’Avola in purezza che nasce da viti pre-fillossera, sopravvissute alle grandi crisi della viticoltura europea e custodite come un patrimonio genetico e culturale unico.
Siamo a Cammarata, nel cuore più autentico dell’isola, lontano dalle coste e dalle interpretazioni più “morbide” e solari del vitigno. Qui il Nero d’Avola cambia voce: diventa più scuro, balsamico, profondo. Un vino che non rincorre le mode, ma resiste.
Il vino in poche parole
Il Vrucara è un Nero d’Avola archeologico, prodotto da viti a piede franco considerate “piante madri”. È un vino di memoria e identità, che esprime il terroir di Montoni in modo crudo, autentico, senza mediazioni. Cemento, tempo e silenzio sono i suoi veri alleati.
Scheda tecnica
- Denominazione: Sicilia DOC
- Vitigno: 100% Nero d’Avola
- Zona di produzione: Contrada Montoni, Cammarata (AG)
- Altitudine: 500 m s.l.m., esposizione a Levante
- Terreno: argilloso-sabbioso
- Vinificazione: fermentazione spontanea con lieviti indigeni in cemento, macerazione sulle bucce di circa 30 giorni, torchio in legno
- Affinamento:
- 42–45 mesi in cemento
- 4–6 mesi in botti grandi
- almeno 6 mesi in bottiglia
- Alcol: 14% vol
Carattere e proprietà organolettiche
Alla vista è rosso rubino fitto e luminoso, vivo, mai opaco.
Il naso è il suo vero manifesto: ciliegia nera, prugna rossa e frutti di bosco si intrecciano a note di eucalipto, menta selvatica, liquirizia, con richiami di incenso e terra bagnata. Un profilo aromatico “scuro” e balsamico, lontano dai Nero d’Avola più costieri e marmellatosi.
In bocca sorprende per equilibrio: la struttura è importante, ma il sorso è vellutato, con tannini presenti e levigati. L’altitudine regala una freschezza vibrante che allunga il finale, lasciando una scia speziata e balsamica di grande eleganza.

Cosa ci mangi con un vino così?
Il Vrucara non chiede piatti urlati, ma preparazioni ricche di identità:
- arrosti di agnello o capretto
- cinghiale in umido o selvaggina da pelo
- formaggi stagionati siciliani, come Ragusano DOP o Piacentinu Ennese
È un vino che ama il tempo anche a tavola.
Piatto siciliano in abbinamento
Caponata di melanzane “d’autore” con cacao amaro.
L’agrodolce del piatto trova equilibrio nella freschezza del vino, mentre le note balsamiche e di incenso del Vrucara puliscono il palato e dialogano con la complessità della preparazione. Un abbinamento colto, sorprendente, profondamente siciliano.
La storia che racconta
Il nome Vrucara deriva da Vruca, termine dialettale che indica una pianta spontanea – tra rucola selvatica e mentastra – che cresce intorno alle vigne. Secondo la tradizione, questa flora influisce direttamente sul profilo aromatico del vino, trasmettendogli le sue note mentolate e resinose.
Ma la vera storia è quella delle viti: pre-fillossera, a piede franco, sopravvissute dove altrove tutto è stato reinnestato. Un atto di resistenza agricola e culturale che fa del Vrucara non solo un grande vino, ma un documento vivente della Sicilia del vino.
Perché vale la pena provarlo
Perché il Vrucara 2018 non è un Nero d’Avola qualunque.
È un sorso di storia liquida, un vino che parla di memoria, territorio e pazienza. Non cerca consenso immediato, ma conquista lentamente, come fanno le cose vere.
È il vino della Sicilia che resiste, che non dimentica, che continua a raccontarsi senza alzare la voce.



















