C’è un fil rouge che unisce tutte le vicende degli ebrei di Sicilia. Così nel Giorno della Memoria, in ricordo del 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, scoprendo l’orrore dell’Olocausto, a parlare a BE Sicily Mag è Alessandro Hoffmann, giornalista e scrittore. Da alcuni anni si dedica a narrare, nei suoi libri, frutto di un’attenta ricerca tra archivi e fonti varie, le vicende degli ebrei, dopo avere ricostruito la sua storia familiare, a partire da quella del nonno omonimo, che ha vissuto l’orrore in prima persona, venendo deportato e liberato dopo alcuni mesi.
La storia della famiglia Hoffmann
A raccontare la storia degli Hoffmann è proprio lo scrittore. “La mia famiglia arrivò in Sicilia nel 1914. Era originaria di Wuppertal, una delle città più rilevanti della Germania ma a Norderney, nelle Isole Frisone Orientali, sempre in Germania, era proprietaria dell’Hoffmann Falk Hotel. Mio nonno Alessandro, dall’età di 18 anni, si era staccato dalla famiglia composta da sette figli per andare a lavorare nelle Case di Commercio di mezza Europa. Era un grande lettore di giornali e trovò sul Corriere della Sera un annuncio della ditta Fratelli Jung che cercava un impiegato abile nelle pratiche di esportazioni e così si trasferì a Palermo. Doveva starci solo un paio di anni per poi trasferirsi in Canada. Ai vertici dell’azienda che era tra le più grandi d’Italia c’era Guido Jung, unico ebreo, che fu ministro delle Finanze del governo Mussolini”, ha ricordato.
Mentre si trovava in Sicilia, ebbero inizio le persecuzioni. “Mio nonno venne incarcerato per la prima volta durante la Prima Guerra Mondiale in quanto cittadino di un paese nemico. Poi, durante la seconda, il 15 giugno del 1940, fu arrestato insieme ad altri 14 ebrei in via Villafranca a Palermo e fu poi deportato in un campo di concentramento italiano. Non erano campi di deportazione, era una sorta di prigionia. Venne liberato grazie all’intercessione della Santa Sede e anche perché il suo arresto fu giudicato illeggittimo. Fu uno dei pochi, su circa 10 mila ci riuscirono un centinaio”.
I Giusti di Sicilia nella seconda Guerra Mondiale
Nel suo libro L’albero di Carrubo, Alessandro Hoffmann parla dei Giusti. Di loro dice: “Furono i non ebrei che salvarono gli ebrei. Qui a Palermo ho scoperto alcuni episodi interessanti. La più bella storia è quella di Mario Di Stefano, un giovane diplomatico palermitano che fu inviato a Varsavia per chiudere l’ambasciata italiana in quanto erano arrivati i tedeschi. Fu tanto coraggioso da barricarsi all’interno dell’ambasciata e per sette mesi, sfidando il pericolo, rilasciò alcune migliaia di permessi falsi per autorizzare l’ingresso di ebrei e non, in Italia. I tedeschi si insospettirono tanto da chiedere anche i biglietti di viaggio e allora lui riuscì ad avere alcuni biglietti navali in bianco con partenza da Trieste. Da 2000 a 3000 persone, riuscirono così ad entrare in Italia e a mimetizzarsi con il resto della popolazione”. Sebbene non molti conoscano la sua storia, è indubbiamente da celebrare. “In seguito, fece anche una grande carriera, finendo per ricoprire la carica di ultimo governatore in Somalia. La sua casa era quello che oggi è conosciuto come Villino Favaloro”.
Di storie, tra l’altro, ce ne sono tante. “Quest’anno ricorderò al Giardino dei Giusti di via Alloro due studenti universitari ebrei, due polacchi, Jankiel Chasis e Chaia Chasis, fratello e sorella, una storia tragica. Studiavano Medicina, ma in quanto ebrei tra la fine del 1938 e la fine del 1939, vennero cacciati dall’Italia e non avendo risorse economiche, furonono costretti a tornare a casa propria, dalla quale erano fuggiti. Vennero portati in campi di deportazione. Jankiel nel campo di concentramento di Berlino, Chaia a Treblinka. Jankiel riuscì a sopravvivere e una volta liberato, si recò a Palermo e qui bussò all’Università per ottenere il cerficato di laurea e potere così ripartire con la propria vita. Chaia, invece, morì a Treblinka”.
E a proposito degli impegni della Giornata della Memoria: “Al Conservatorio di Musica Alessandro Scarlatti, alle 17.30, partecipo ad un momento articolato. In prima battuta, sarà trasmesso il filmato originale del 1943 dell’Inno delle Nazioni diretto da Toscanini negli Stati Uniti. Toscanini era amico degli ebrei e per questo fu costretto ad espatriare. Io invece racconterò alcune storie di studenti e docenti del conservatorio, vittime delle leggi razziali. Infine, ascolteremo la storia e la musica dei V-Disc o Dischi della Vittoria realizzati negli Stati Uniti per la truppa e le radio libere”.
Il contesto attuale
Ricordare non solo per non dimenticare, ma anche per non commettere gli stessi errori. Questo è il messaggio di Alessandro Hoffmann. “Il contesto attuale sembra indicarci che si è dimenticato tutto e che la lezione sia stata imparata solo marginalmente. Parliamo di vicende di una complessità disumana, che si trascinano dalla metà del 1800 fino al 1948, quando fu fondato lo Stato di Israele. La verità è che i due Stati confinanti, Israele da un lato e Palestina dall’altro, non vogliono l’uno l’esistenza dell’altro: ciascuno vuole dominare e fare scomparire quello che è vissuto come l’avversario. È una guerra anomala, feroce, di una tristezza immane”.
I progetti futuri
Lo scrittore ha svelato poi quali sono i suoi progetti futuri: “Sto lavorando ad un altro libro. Il mio lavoro si suddivide in quattro tappe: La prima tappa ha riguardato la storia della mia famiglia, la seconda, la terza e la quarta ha interessato la mappa degli ebrei in Sicilia, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, anche se l’impatto maggiore lo hanno avuto gli anni dal 1938 al 1945, con le leggi razziali e la deportazione. Nel prossimo libro, affronterò due storie straordinarie, la prima è la storia di Radio Palermo, la prima radio liberata d’Europa, che aveva a capo un ragazzo polacco, Mikhail Kamenetzky. Lui diventerà il più grande giornalista italiano della seconda metà del Novecento, con lo pseudonimo di Ugo Stille. Porrà le basi di un giornalismo rinnovato, non più di Stato, creando una squadra di ragazzi che si affermeranno con grandi carriere. Negli Stati Uniti, diventerà corrispondente e poi andrà a dirigire il Corriere della Sera. L’altra vicenda riguarda Federico Weil, il banchiere di casa Florio, un tedesco ebreo che a Palermo curò gli interessi dei Florio e della Banca Commerciale Italiana. Sono due personaggi di dimensioni ciclopiche”.
Chi è Alessandro Hoffmann
Alessandro Hoffmann è nato e vive a Palermo. Studia da alcuni anni la storia degli ebrei di Sicilia nel Novecento. Da giornalista, ha diretto a lungo Radio Spazio Noi inBlu e ha collaborato con il Giornale di Sicilia. È stato professore di Economia e Politica agraria dell’Università di Palermo e vicedirettore della Programmazione della Regione Siciliana. Nel 2001 ha avuto consegnato dal Presidente della Repubblica uno dei Premi Pasquale Saraceno per studi sul Mezzogiorno banditi dalla SVIMEZ. Ha svolto numerosi incarichi in istituzioni pubbliche e private e organizzato eventi culturali. Ha scritto Storia di una famiglia di origine ebrea a Palermo (2015-2019), Gli amici di Moïse. Cento e più storie di ebrei di Sicilia (2021) e La pupa di Zabban. Ebrei di Sicilia nel Novecento (2023).





















