A distanza di oltre quarant’anni dall’abbandono, il cotone è tornato a essere coltivato in Sicilia, inserendosi però in un contesto produttivo profondamente diverso da quello che ne aveva determinato il declino. Un ritorno che oggi guarda con decisione alla piana di Catania, cuore della nuova fase del progetto.
La sperimentazione e il progetto Cos
Il punto di svolta arriva nel 2019, quando l’azienda agricola Santiva avvia una sperimentazione su circa cento ettari distribuiti tra le province di Palermo, Messina e Trapani. Terreni situati in comuni come Castel di Tusa, Pollina, Castelbuono, Partinico, Calatafimi, Monreale, San Cipirello e San Giuseppe Jato vengono riconvertiti alla coltivazione del cotone biologico.
Nasce così Cos – Cotton Organic Sicily, progetto promosso dall’imprenditore Manlio Carta e primo tentativo strutturato di riportare il cotone in Sicilia dopo decenni di assenza. Un’iniziativa che segna l’inizio di una nuova stagione per una coltura storica dell’Isola.
Una nuova fase nella piana di Catania
Nel 2024 Santiva viene ceduta, aprendo una nuova fase per il cotone siciliano attraverso la società siracusana Gloria Terrae. La produzione si sposta nell’area di Ramacca, nella piana di Catania, dove oggi si coltivano circa 400 ettari di cotone biologico. L’obiettivo è quello di raggiungere i mille ettari coltivati entro due anni.
Agrivoltaico e sostenibilità economica
Il cuore del nuovo modello produttivo è l’integrazione tra agricoltura ed energia rinnovabile. Gloria Terrae ha scelto di sviluppare il cotone all’interno di sistemi di agrivoltaico, che permettono la coesistenza tra colture agricole e impianti fotovoltaici.
L’idea è quella di costruire una filiera integrata, in cui il reddito agricolo sia affiancato – e in parte sostenuto – dalla produzione di energia. Un elemento cruciale per una coltura come il cotone, caratterizzata da costi elevati e margini ridotti se considerata isolatamente. L’energia diventa così una leva per compensare la volatilità dei prezzi agricoli e rendere sostenibile una produzione di nicchia, destinata a mercati di alta gamma.
Le sfide agronomiche e la perdita di competenze
La coltivazione del cotone richiede irrigazione abbondante nelle prime fasi di crescita e una gestione agronomica particolarmente attenta. Una delle difficoltà principali è la perdita delle competenze tecniche maturate in passato: dopo decenni di assenza, sono pochi gli operatori che conservano un sapere specifico sulla coltura del cotone in Sicilia. Questo rende necessaria una fase di apprendimento, sperimentazione e adattamento alle condizioni attuali.
Dal boom al declino della filiera
Il cotone in Sicilia ha una storia antica. Introdotto secoli fa dagli arabi, arrivò sull’Isola insieme a sistemi irrigui e tecniche agronomiche avanzate. Nel secondo dopoguerra trovò spazio in un’economia agricola orientata alla produzione di materie prime per l’industria tessile, sostenuta da una domanda interna ed europea in forte crescita, prima che la produzione si spostasse verso i Paesi a basso costo del Sud-est asiatico.
Negli anni Cinquanta, solo nella provincia di Agrigento si contavano oltre 140mila ettari coltivati a cotone. Insieme all’area di Gela, rappresentava uno dei principali poli produttivi dell’Isola. Complessivamente, la superficie coltivata superava i 350mila ettari, dando lavoro a migliaia di braccianti, uomini e donne.
Il declino iniziò negli anni Sessanta. L’aumento dei costi di manodopera, la diffusione delle fibre sintetiche e la crescente concorrenza dei mercati extraeuropei resero il cotone siciliano sempre meno competitivo, fino all’abbandono della produzione.





















