Un evento che ha trasformato il PalaRescifina di Messina in un palcoscenico internazionale: è la Champions League di calcio balilla, ospitata per la prima volta in Italia. La manifestazione è stata un successo e ha dato lustro alla città dello Stretto, con l’inclusione al centro di tutto: erano presenti sia atleti olimpici che paraolimpici.
Messina e la Champions League di calcio balilla
Alla kermesse erano presenti 534 atleti, ma anche altri 250 professionisti tra addetti ai lavori e accompagnatori. L’arena era piena, anche grazie all’inclusione di due nuove categorie: juniores e carrozzina, che si aggiungono al maschile, femminile e senior. Le World Champions League Finals2026 sono state organizzate dalla ITSF, federazione che si occupa dei tornei di uno degli sport più amati da grandi e piccini. A vincere il torneo sono state le seguenti squadre: TFC Philoro (maschile), TFT Toulouse (senior), Lowen Hamburg (femminile) e ASD In Movimento (paralimpico).
Il sindaco di Messina Federico Basile si è detto soddisfatto dell’evento, sia per l’enorme presenza di pubblico, ma anche per il messaggio lanciato: Messina è una città accogliente e che ospita con grande felicità e serietà manifestazione che hanno come obiettivo l’inclusione.
Il calcio balilla: uno sport amato da tutti
Il calcio balilla è uno sport praticato da milioni di persone nel mondo, con una forte diffusione in Europa, America Latina e Stati Uniti, e un movimento agonistico strutturato che coinvolge migliaia di giocatori federati. Le sue origini risalgono al periodo tra le due guerre mondiali in Europa, anche se l’inventore non è identificato con certezza, tra brevetti e prototipi sviluppati in Germania, Francia e Inghilterra.
La produzione industriale prese avvio nel secondo dopoguerra, in particolare in Francia, favorendone l’esportazione e la diffusione internazionale. In Spagna il futbolín nacque con finalità riabilitative durante la Guerra Civile, mentre in Italia il calcio balilla divenne popolare tra gli anni Cinquanta e Sessanta, affermandosi come simbolo di socialità e ricreazione nel contesto della ripresa post-bellica.




















