Sono mesi intensi per lo scrittore e regista zafferanese Vladimir Di Prima, appena sbarcato su Rai Play con il docufilm “Karsa – un racconto siciliano” e continua il suo tour per le librerie con “L’incoscienza di Badalà“, sequel de “Il buio delle tre” che gli era valso un posto tra le proposte al Premio Strega 2024.
A BE Sicily Mag ha raccontato i suoi ultimi lavori, il rapporto con il mondo editoriale e quello con la Sicilia, terra da valorizzare e di cui riappropriarsi.
Pinuccio Badalà, miti e ossessioni di uno scrittore
Con “L’incoscienza di Badalà” Di Prima riprende la storia del suo Pinuccio Badalà, sfortunato scrittore perennemente impegnato nella ricerca di una casa editrice. Il personaggio si è inaspettatamente guadagnato uno spazio in più tra le pagine dello scrittore, così come nei cuori dei suoi lettori. “Pensavo che si esaurisse già al primo romanzo – confessa l’autore – ma alcuni lettori mi hanno chiesto di continuare perché lo trovavano interessante. Avevo ancora tante cose da dire, quindi ho continuato a scrivere”.
Caratterizzato soprattutto dal suo sogno, Pinuccio ha anche un passato, pregi, difetti ed esperienze che ne fanno un personaggio tridimenzionale. “Volevo renderlo vivo, in carne e ossa – racconta Di Prima -. Per questo Pinuccio vive tutti i giorni e ha i suoi limiti. Con le donne è un disastro e può risultare antipatico, ma è anche questo che lo rende credibile. Ha dei miti interiori: quello della grande letteratura, ma anche quello della bellezza assoluta che associa a una donna, a cui quindi non perdona il minimo difetto”.
Quello della letteratura resta senza dubbio il faro che guida Pinuccio in ogni decisione. Un sogno che diventa quasi ossessione e che in questo secondo capitolo lo spinge a partire per Milano dopo una misteriosa telefonata e un invito da parte di un grande gruppo editoriale non specificato. Si tratta infatti di un personaggio che prende vita per un’esigenza ben precisa, per l’urgenza di raccontare le difficoltà in cui inevitabilmente ci si imbatte entrando nel mondo dell’editoria.
“Ho pensato – spiega Di Prima – che sarebbe stato bello e interessante avere il pretesto per raccontare un po’ tutto quello che ho visto succedere in 20 anni nel mondo editoriale. Quella parte è reale, il contorno che riguarda la vita di Pinuccio è inventato”.
Un’Italia con tanti scrittori e pochi lettori
I due libri su Badalà sono quindi un racconto tragicomico, arricchito di ironia ed elementi narrativi, di vicende editoriali reali o plausibili. Una critica attenta e amara a un mondo in cui chiunque può provare a scrivere ma pochi leggono e chi dedica tempo ed energie alla letteratura deve affrontare mille difficoltà nel tentativo di veder legittimato il proprio lavoro. “Penso – spiega Di Prima – che non esita un’editoria intenzionalmente malvagia, ma il sistema è ingolfato. La malvagità se esiste è strutturale. Nelle mie intenzioni c’era che questo libro potesse diventare una sorta di manifesto utile a tutti quelli che hanno la voglia e l’ambizione di cominciare a scrivere”.
Secondo lo scrittore “tutt’oggi in Italia esistono due binari paralleli. Da una parte ci sono tutti gli autori di case editrici piccole e medie o quelli che si autopubblicano, dall’altra il solito binario di tutte le grandi case editrici che determinano la carriera effettiva. La grande casa editrice in qualche modo ti legittima, ti dà senso di esistenza storica. Non si tratta di diventare famoso o avere successo, ma di avere riconosciuto il lavoro fatto”.
“La scrittura di un romanzo – specifica – comporta un lavoro enorme, se si vuole fare seriamente. Come lavoro, è il più anti-economico che possa esistere. Il lato artistico dev’essere indipendente da qualsiasi forma di guadagno. Pinuccio in questo è un idealista. Crede di poter trovare spazio facendo grande letteratura”.
Ed è proprio per trovare spazio e legittimazione, infatti, che il suo Pinuccio affronta agenti svogliati, rifiuti e umiliazioni e infine accetta di partire all’avventura.
La Sicilia di Badalà
Nonostante il viaggio a Milano, la Sicilia non smette di farsi sentire. Si vede nelle descrizioni iniziali del paesino di Monacella, che fanno respirare la freschezza dei paesaggi etnei e il profumi di limone e pane appena sfornato, ma anche nei dialoghi e nel parlato dei personaggi siciliani. Per Di Prima l’uso del dialetto è funzionale. “Mi interessa – racconta – essere il più aderente possibile a quello che un personaggio potrebbe dire nella realtà e un siciliano vive della sua lingua, secondo me. Il linguaggio dà colore, vestito e identità”.
Non mancano però anche le critiche a questa terra così amata e radicata in ogni siciliano da plasmarne carattere e identità. Se ne “Il buio delle tre” l’isola si personificava quasi nella figura della madre di Pinuccio diventando presenza soffocante che impedisce di spiccare il volo, ne “L’incoscienza di Badalà” viene invece inquadrata da una frase della maestra del protagonista, in un flashback dalla sua infanzia. “Siamo – dice riferendosi ai siciliani – come i ricchi che hanno dimenticato il portafogli a casa”.
Una frase che Di Prima argomenta parlando di “tutte le bellezze paesaggistiche storiche monumentali che abbiamo” e della necessità ignorata che i siciliani hanno di riprendersi la propria terra. “Penso che siamo un popolo intelligente, forse anche per le varie contaminazioni di tutti i popoli diversi che sono passati di qua. Hanno fatto sì che siamo più preparati ad affrontare situazioni diverse. Abbiamo una visione spaziale ampia e la capacità di leggere la realtà velocemente, però questo ci provoca anche delle grandi inerzie. Pensiamo sempre che “tanto il mondo non cambia” ma così puoi diventare il peggior nemico di te stesso”.
Dalle pagine allo schermo
Di Sicilia parla anche il docu-film che ha portato Di Prima alla Rai, passando per qualche difficoltà e attraversando strade e paesaggi delle Madonie fino a trovare quelli che lui stesso definisce “un team di lavoro bellissimo” e “un piccolo miracolo”.
“Karsa – un racconto siciliano” nasce infatti con l’intento di valorizzare il borgo di San Mauro Castel Verde e lo fa traendo spunto da una novella del 1969 del giornalista d’inchiesta Mauro Turrisi Grifeo. Nella versione cinematografica, il protagonista è uno sceneggiatore che in un periodo di crisi personale arriva proprio nel borgo siciliano. A interpretarlo c’è l’attore palermitano Giuseppe Lo Piccolo (che è anche volto di Badalà nelle copertine di Arkadia).
Completa il dream team voluto da Di Prima il giornalista, scrittore e conduttore Marino Bartoletti. “A differenza di Pinuccio – ha raccontato il regista – sono stato molto fortunato, per esempio con Marino Bartoletti. Non avevo ricevuto risposta dalla sua casa editrice, così ho scritto direttamente a lui su Facebook, spiegando le finalità e il progetto in una lettera appassionata. Lui è venuto così, a scatola chiusa. In generale, penso si sia creata l’alchimia ideale sul set”.
Nasce così un film in cui San Mauro Castel Verde non resta mera ambientazione, ma è parte integrante e fondamentale della storia, aiutando il protagonista a ritrovare se stesso e le proprie radici.
Appuntamenti e progetti futuri
Il documentario è stato poi proposto alla direzione della Rai, che lo ha già reso disponibile su Rai Play, mentre si attende il prossimo 24 febbraio per vederlo per la prima volta in chiaro su Rai 3.
Nel frattempo, Vladimir Di Prima sta già lavorando al prossimo romanzo. Questa volta si lascia alle spalle le disavventure di Pinuccio Badalà, per raccontare “il lento e inesorabile sgretolamento dell’alta borghesia catanese attraverso la figura di un inetto che – svela lo scrittore – non somiglia a Pinuccio e non ha obiettivi. Credo – ha concluso– che questo nuovo romanzo possa essere quello della maturità”.





















