Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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La liberazione della Body Neutrality: perché abbiamo finalmente il diritto di non sentirci bellissimi

Dopo l'eroina chic degli anni '90 e l'obbligo di amare pazzamente ogni nostra smagliatura imposto dalla Body Positivity, abbiamo scoperto il lusso più grande: fare pace col nostro corpo smettendo di pensarci.

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Immaginate la scena. Siete appena usciti dalla doccia, l’asciugamano avvolto in vita, e vi piazzate davanti allo specchio. Vi guardate. Non siete al vostro meglio. C’è un po’ di gonfiore, la pelle non è luminosissima, la forma fisica è quella che è.

Se fossimo nel 1998, a questo punto sareste sprofondati nella disperazione, avreste saltato la cena e avreste giurato fedeltà eterna a una dieta a base di minestrone scondito, vittime della spietata Diet Culture. Se fossimo nel 2016, nel pieno dell’onda Body Positivity, vi sareste sentiti in dovere di sorridere allo specchio, accarezzare la vostra cellulite e ripetervi un mantra motivazionale per convincervi che ogni vostro singolo difetto è in realtà un capolavoro di sensualità divina. E se non ci foste riusciti, vi sareste sentiti in colpa per non amarvi abbastanza.

Oggi, per fortuna, le cose vanno diversamente. Vi guardate allo specchio, pensate un onestissimo: «Oggi non mi piaccio per niente», vi infilate una tuta comoda, uscite di casa e andate a mangiarvi una pizza senza farne un dramma di stato.

Benvenuti nell’era della Body Neutrality. La conquista psicologica più rilassante, geniale e liberatoria del nostro decennio.

La trappola del dover essere “belli a tutti i costi”

Sia chiaro: la Body Positivity è stato un movimento storico fondamentale. Ha costretto i brand di moda a produrre taglie umane, ha messo in copertina corpi non conformi e ha distrutto il monopolio della magrezza malata. Le dobbiamo tantissimo.

Ma a un certo punto, si è trasformata in una gabbia dorata. L’obbligo di amare ossessivamente ogni centimetro del proprio corpo, di dover trovare “bellissima” una cicatrice o esaltare i rotolini sulla pancia, è diventato un secondo lavoro estenuante. La positività tossica applicata all’estetica ci ha imposto una pressione insostenibile: non solo dovevamo convivere con i nostri difetti, dovevamo pure celebrarli con entusiasmo.

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Soprattutto, la Body Positivity manteneva intatto il problema di fondo: il nostro valore come esseri umani continuava a ruotare ostinatamente attorno al nostro aspetto esteriore. Eravamo ancora intrappolati davanti allo specchio.

Il corpo come mezzo di trasporto, non come soprammobile

Ed è qui che entra in gioco la magia della Body Neutrality (la neutralità corporea). Il suo principio cardine è di una semplicità disarmante: tu non sei il tuo corpo. Il tuo corpo non è un ornamento da esporre, non deve necessariamente compiacere la vista di nessuno, nemmeno la tua. Il tuo corpo è un semplice, straordinario strumento.

La neutralità corporea sposta brutalmente il focus dall’estetica alla funzionalità. Le tue gambe non devono per forza essere affusolate e perfette per i pantaloncini corti; le tue gambe servono a farti correre per prendere il treno al volo. Le tue braccia non devono essere toniche e scolpite; servono a sollevare tuo figlio o ad abbracciare il tuo cane. Il tuo stomaco non deve essere piatto; deve digerire quel piatto di pasta alla carbonara che ti ha svoltato la giornata.

Quando smetti di trattare te stesso come una scultura da valutare e inizi a trattarti come un organismo vivo che ti permette di fare esperienza del mondo, il sollievo è istantaneo.

Il lusso di dirsi “Oggi non mi piaccio” (e vivere felici lo stesso)

Praticare la Body Neutrality significa rivendicare un diritto umano fondamentale che ci era stato tolto: il diritto di essere esteticamente neutri.

Significa svegliarsi la mattina, rendersi conto di avere un brufolo gigantesco sulla fronte o un chilo in più sulla bilancia, e pensare: «Ok, fa niente. Ho una riunione importante, un libro da finire e un amico da chiamare. Il mio aspetto fisico è letteralmente la cosa meno interessante di me oggi».

Abbiamo passato secoli a punirci per non essere perfetti, e un intero decennio a sforzarci psicologicamente di piacerci a tutti i costi. Oggi abbiamo finalmente deposto le armi. Non siamo né in guerra né in luna di miele con il nostro corpo. Abbiamo firmato un patto di convivenza pacifica.

La prossima volta che passate davanti a una vetrina e non vi piace l’immagine riflessa, fate un respiro profondo. Non insultatevi, ma non sforzatevi nemmeno di dirvi che siete stupendi. Dite semplicemente: «Questo è il mio corpo oggi. Funziona. Mi porta in giro. Andiamo a prenderci un caffè». E vi assicuro che quel caffè avrà il sapore della libertà assoluta.

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