L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, è stato duramente attaccato sui social nei giorni scorsi per il messaggio inviato a Mediterranea Saving Humans. Una lettera aperta in cui il presule ha richiamato tutti a riscoprirsi umani davanti alle tragedie che continuano a consumarsi nel Mediterraneo, dove uomini, donne e bambini muoiono nel tentativo di fuggire da guerre, miseria e persecuzioni. Parole che invitavano a non trasformare il dolore e la morte in terreno di scontro politico, ma a custodire la dignità di ogni persona.
Un appello che nasce dal Vangelo
Il comunicato si apre così: “Sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage – non è una tragedia! – consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche – di ieri e di oggi –, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso. Tutti Vi abbraccio fraternamente e di vero cuore!”.
L’intervento pastorale di Lorefice si radica poi esplicitamente nel Vangelo: “Signore, quando ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? […] Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Un richiamo che ribadisce l’inscindibilità tra annuncio cristiano e difesa dell’uomo, e che per l’arcivescovo non rappresenta un’opinione personale, ma il cuore stesso del messaggio cristiano.
La solidarietà dei giornalisti cattolici
Agli insulti è seguita la solidarietà dell’Unione Cattolica Stampa Italiana di Palermo, intervenuta con una nota ufficiale. “Si sono moltiplicati gli attacchi nei confronti dell’arcivescovo – si legge nel comunicato – per un messaggio che richiamava semplicemente all’umanità di fronte a chi muore in mare”.
I giornalisti cattolici definiscono “inaccettabili” gli insulti e le accuse rivolti non solo alla persona di Lorefice ma anche alla Chiesa, condannando un clima che trascende il legittimo confronto democratico per trasformarsi in odio e attacco personale.
Nel comunicato viene inoltre richiamato l’appello di Papa Leone XIV per la Quaresima: digiunare dalle parole che feriscono e promuovere una comunicazione, anche sui social, che sia spazio di dialogo, “disarmata e disarmante”, capace di costruire pace e bene comune.
La presa di posizione della CESi
A intervenire è stata anche la Conferenza Episcopale Siciliana (CESi), attraverso il suo presidente, Antonino Raspanti: “Esprimo piena e convinta solidarietà al confratello mons. Corrado Lorefice” afferma Raspanti, sottolineando come le parole dell’arcivescovo di Palermo, delegato per le migrazioni, siano state “cariche di sofferenza” per le vittime del Canale di Sicilia e per le “martoriate acque del Mare Nostro”.
Il presidente della CESi ricorda che non è possibile separare l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana: il pensiero espresso da Lorefice, si legge nella nota, è il pensiero della Chiesa tutta, in continuità con l’insegnamento di Papa Francesco, a partire dalla storica visita a Lampedusa del 2013.
“Quale crimine avrebbe commesso don Corrado – si chiede Raspanti – dicendo che è l’umanità stessa a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo?”. E ancora: “è forse riprovevole sognare un mondo senza guerra e senza sopraffazione, dove i migranti siano accolti come fratelli?”.
Un “campanello d’allarme” per la società
Per i vescovi siciliani, gli attacchi rivolti all’arcivescovo non sono solo lontani dallo spirito cristiano, ma anche incompatibili con un elementare senso di umanità e con uno stile rispettoso delle opinioni altrui. La nota parla di un vero e proprio “campanello d’allarme” che interroga la coscienza collettiva. In un momento in cui il dibattito pubblico rischia di degenerare in aggressività verbale, viene ribadito che il confronto, anche acceso, non può mai trasformarsi in odio o delegittimazione personale.
Non si tratta, sottolineano i vescovi, della difesa d’ufficio di un singolo prelato, ma di una riaffermazione solenne dell’identità stessa della Chiesa siciliana. La Sicilia dei vescovi non arretra: il Mediterraneo resta il luogo in cui si misura la tenuta morale del mondo contemporaneo, e la Chiesa promette di non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita e pace.




















