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Giovani in piazza contro la fuga dei cervelli: “La Sicilia ha bisogno di un futuro”

A Palermo i giovani contestano i salari bassi e le poche prospettive

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L’emigrazione è uno dei problemi che gravano sulla Sicilia da tanti anni a questa parte. In media, negli ultimi 20 anni, hanno abbandonato la Regione tra le 15 mila alle 20 mila persone, di cui la maggior parte giovani con una buona formazione alla ricerca di nuove opportunità al Nord Italia e all’estero. Per questo motivo i giovani di ORA! Il coraggio dell’ovvio si riuniranno al Teatro Massimo di Palermo con un trolley per un corteo che arriverà fino ai Quattro Canti.

“Salari bassi e nessuna prospettiva”

Ora! è una proposta politica nata sul web da Michele Boldrin, economista e docente universitario italo-statunitense, e Alberto Forchielli, manager e imprenditore. La sezione siciliana ha deciso di denunciare pubblicamente la situazione dei giovani siciliani, spesso marginalizzati nel dibattito pubblico e tra i più colpiti dalla crisi economica e dalle difficoltà di crescita dell’Italia e dell’Isola.

La Sicilia ha infatti tra i tassi di disoccupazione più alti in Europa, oltre a salari sotto la media italiana e un mercato del lavoro da svecchiare. Tra affitti che crescono, lavoro che manca e salari bassi, i giovani hanno difficoltà economiche rilevanti: ecco perchè molti di loro decidono di andare via. Secondo lo Svimez, questa emorragia costa al Sud Italia ben 6,8 miliardi di euro: è una perdita importante di competenze e di lavoratori, che spesso vengono “regalati” ad altre nazioni europei oppure all’Italia settentrionale.

Il trolley come simbolo

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare, ma ad una condizione: portare un trolley. Questo bagaglio è ormai diventato un simbolo dei fuorisede, di chi va via e difficilmente tornerà, proprio per questo motivo il corteo si svolgerà secondo queste modalità, così da dare un messaggio ancora più forte. Per questo sabato 28 marzo via Maqueda sarà attraversata da più di cento giovani che grideranno simbolicamente la loro richiesta di aiuto, per denunciare una situazione che da anni troppi anni èessere un’ombra della Trinacria, spesso citata ma altrettanto ignorata.

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